Il testo Aree Idonee Lombardia, approdato a fine marzo in Consiglio Regionale, è stato approvato in via definitiva dall'Aula. Tra le novità: controlli più stringenti sugli impianti agrivoltaici e l'introduzione di un limite provinciale alla SAU

Legge Ulteriori Aree Idonee in Lombardia, semaforo verde dal Consiglio
Via libera alla Legge Ulteriori Aree Idonee in Lombardia. Il 12 maggio 2026 l’Assemblea lombarda ha approvato il Pdl 175 con 44 voti a favore, 6 contrari e 16 astenuti, dopo un articolato confronto in Commissione Ambiente.
“L’approvazione di questa legge nasce dalla volontà di trovare un equilibrio tra il bisogno di energia della nostra regione e la tutela del territorio“, ha sottolineato Riccardo Pase (Lega), Vice Presidente della Commissione. “Sono stati introdotti vincoli precisi, ma è stata data grande priorità all’utilizzo di aree già compromesse, come ex cave, ex discariche e aree degradate. Anche i tetti degli edifici diventano strategici in una logica di autoconsumo, considerata una delle modalità più efficienti per utilizzare le energie rinnovabili”.
“Abbiamo lavorato a lungo, insieme alle altre Regioni del bacino padano e ai Ministeri competenti, per trovare un punto di equilibrio dentro una normativa particolarmente complessa – ha spiegato Alessandro Beduschi, assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste – legata alla direttiva europea RED2 […] Il confronto istituzionale è servito proprio a evitare un’applicazione troppo rigida delle norme europee”.
Le modifiche in Commissione Ambiente
“Una legge importante che, nonostante i tempi ristretti dettati dalla procedura d’urgenza, trova, grazie alla collaborazione di tutti, un giusto compromesso tra le molte e diverse sensibilità”. Con queste parole il 29 aprile 2026 Pase aveva commentato l’approvazione, in sede della VI, del progetto di legge “Determinazione delle aree idonee alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili ai sensi del d.lgs. 190/2024. Modifica alla l.r. 26/2003” (PDL n. 175).
Prima di arrivare in Aula, il provvedimento aveva incassato il via libera della Commissione a valle, però, di una serie di emendamenti che hanno modificato leggermente il testo redatto dalla Giunta. L’obiettivo ultimo era rimasto ovviamente il medesimo: riprendere il discorso lì dove era stato lasciato nel 2025, prima dell’intervento della giustizia amministrativa e della riscrittura della norma nazionale, mettendo giù un testo che “bilanci lo sviluppo delle fonti rinnovabili con la tutela del territorio”. E che permetta al territorio di onorare il target 2030 assegnatole con il burden sharing, ossia 8,76 GW di potenza aggiuntiva rispetto al 2020. Di questi, sono stati realizzati finora poco più di 3 GW.
Quello che è emerso nel complesso è in linea con le politiche che hanno reso in questi anni la Lombardia la prima regione in Italia per fotovoltaico in autoconsumo: priorità al proprio comparto produttivo, alle esigenze dei consumatori e al ruolo degli enti locali nel processo decisionale.
Legge Aree Idonee Lombardia, il testo 2026
Il progetto di legge che identifica le ulteriori Aree Idonee in Lombardia (ulteriori rispetto a quanto già individuato dalla norma statale), è attualmente composto da 11 articoli. I primi riportano finalità, obiettivi e definizioni, ma fissano anche i primi paletti per il consumo di suolo agricolo da parte degli impianti fotovoltaici e agrivoltaici.
Vengono quindi individuate quelle superfici e zone ritenute idonee per le diverse tipologie di fonti rinnovabili, privilegiando il recupero di suoli già compromessi o aree industriali. Infine si introduce un nuovo sistema di governance e modalità di compensazione territoriale. Tra le modifiche da segnalare, l’emendamento per il rispetto di fasce di distanza tra impianti FER e aree residenziali sensibili, quello per l’esclusione dei parchi locali di interesse sovracomunale (PLIS) dalle procedure semplificate.
Le ulteriori aree idonee in Lombardia
Il testo regionale fa di ogni tecnologia rinnovabile un caso a parte, sebbene l’approccio generale sia quello di preferire, a parità di condizioni, le aree già artificializzate, impermeabilizzate o compromesse, lasciando le aree agricole a soluzione residuale. Vediamo nel dettaglio i siti a livello di fonte:
Fotovoltaico
- Cave dove l’attività estrattiva sia già terminata.
- Ex discariche ante-norma o cessate. L’installazione deve però essere subordinata a una verifica di compatibilità tecnica.
- Zone produttive con destinazione urbanistica industriale o terziaria.
- Aree dismesse non residenziali, vale a dire siti o complessi di edifici in cui è cessata l’attività economica o la funzione originaria (industriale, artigianale, commerciale, turistico-ricettiva, direzionale/terziario), che non hanno ancora avuto riuso e riqualificazione dell’ambiente costruito.
- Aree di trasformazione già individuate dai piani comunali (PGT) per trasformazioni urbanistiche compatibili.
- Coperture e parcheggi.
Eolico – Accumulo
- Siti dove esistono già impianti eolici. Qui è permessa la nuova realizzazione, il rifacimento totale, il potenziamento delle turbine eoliche o l’aggiunta di sistemi di accumulo a batterie.
Biomassa Solida
- Stabilimenti e aree interne a impianti industriali già esistenti.
- Ex discariche, ma l’installazione deve essere subordinata a una verifica di compatibilità tecnica.
- Aree dismesse non residenziali.
- Zone tecnologiche, classificate per la realizzazione di infrastrutture e impianti di servizi.
Idroelettrico
- Fiumi, torrenti, canali artificiali (irrigazione e bonifica), condotte del servizio idrico integrato.
- Siti già utilizzati per la produzione idroelettrica (piccole e grandi derivazioni), dove sono favoriti interventi di potenziamento e ricostruzione integrale, nel rispetto delle concessioni vigenti.
Geotermico
Otre che nelle aree già classificate come “idonee”, gli impianti geotermici ,sia a bassa che alta entalpia, possono essere realizzati in qualsiasi area dove sia effettivamente accertata la presenza della risorsa nel sottosuolo.
Aree agricole Idonee, le norme della Lombardia
La questione più delicata è come sempre quella che riguarda le aree agricole idonee. Il progetto di legge lombardo riprende le indicazioni nazionali stabilendo che a livello regionale le rinnovabili, agrivoltaico compreso, non possano occupare più dello 0,8% della superficie agricola utilizzata (SAU) totale. Ogni singolo comune, tuttavia, può elevare questo limite fino al 3% della SAU comunale. E con un emendamento di Forza Italia è stato istituito anche il limite del 2% per la SAU provinciale.
Sono tuttavia previste specifiche deroghe a livello comunale per gli impianti rinnovabili:
- destinati all’autoconsumo industriale o a Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) – limite SAU al 3%;
- esclusivamente asserviti ad alimentare imprese energivore – limite SAU al 10%.
In tutti i casi, grazie ad un emendamento del gruppo PD, verrà effettuata una mappatura della superficie agricola utilizzata. Una volta toccate le soglie sopracitate, le autorità non potranno più procedere con nuove autorizzazioni. Anche i procedimenti già pendenti verranno dichiarati improcedibili al raggiungimento di tali quote.
Capitolo agrivoltaico
In commissione Ambiente, in tema di agrivoltaico, sono stati aggiunti anche alcuni paletti: dall’obbligo di presentare una relazione agronomica asseverata che dimostri la sostenibilità economica dell’attività agricola o zootecnica e il mantenimento del reddito, a quello di installare sistemi di monitoraggio di suolo, microclima, funzionalità ecologica e continuità produttiva aziendale. Il testo prevede che venga garantito almeno l’80% della Produzione Lorda Vendibile (PLV) originale.
Sempre per mano di FI sono stati introdotti controlli periodici per questi impianti: il primo dopo 3 anni dall’installazione e, successivamente, con cadenza triennale. Se i controlli dovessero i controlli rilevare un calo della produttività, il titolare dovrà presentare un piano triennale di rientro.
Vincoli agli impianti rinnovabili
La legge lombarda prevede che non vengono applicate le semplificazioni amministrative nei:
- territori sottoposti a tutela paesaggistica, inclusi i parchi locali PLIS;
- le aree protette;
- le riserve;
- i parchi regionali;
- i monumenti naturali;
- i siti della Rete Natura 2000;
- le zone umide di importanza internazionale;
- i siti UNESCO.
Inoltre per gli impianti vicini a zone residenziali o luoghi sensibili (scuole, ospedali, parchi gioco, ecc.), il Comune può imporre una fascia di rispetto fino a 30 metri nel caso del fotovoltaico a terra e agrivoltaico e fino a 150 metri per biogas, biometano e accumulo elettrochimico.
In compenso per i nuovi edifici e ristrutturazioni vige l’obbligo di integrare impianti FER, assegnando priorità nei finanziamenti ai progetti che includono rinnovabili.
Il ruolo degli enti locali
Più spazio al ruolo degli enti locali. Prima dell’approvazione della mappatura delle aree, la Giunta dovrà acquisire i pareri di Comuni, Province, Città metropolitana e organizzazioni agricole e la proposta sarà pubblicata sul Geoportale per 30 giorni per osservazioni.
Inoltre vengono introdotte delle compensazioni territoriali che i proponenti degli impianti devono riconoscere ai Comuni coinvolti, modificando la legge regionale 26/2003. Nel dettaglio l’amministrazione comunale potrà scegliere se richiedere la realizzazione diretta di opere di compensazione o una somma di denaro equivalente. Le risorse monetarie eventualmente ottenute potranno però essere impiegate solo in progetti per mitigare gli impatti degli impianti FER o in interventi di efficientamento energetico sul territorio.
Nel passaggio in Commissione Ambiente è stata anche inserita una clausola valutativa che prevede che la Giunta presenti al Consiglio regionale una relazione annuale sullo stato d’attuazione della legge.
La relazione dovrà tener traccia delle istanze e procedure presentate, degli impianti autorizzati e di quelli attivi, del consumo di suolo agricolo, dei controlli e delle compensazioni.
Le critiche alla legge aree idonee Lombardia
Nonostante l’approvazione a maggioranza il progetto di legge aree idonee Lombardia non ha soddisfatto tutti. “Alcuni aspetti del progetto di legge devono essere approfonditi e rinviati a successivi tavoli di confronto politico – ha dichiarato Giacomo Zamperini (FdI), Presidente della Commissione speciale ‘Valorizzazione e tutele dei territori montani’ – per cercare soluzioni che tengano conto dell’impatto ambientale degli impianti e della tutela dell’agricoltura”.
“Come Gruppo Pd – ha ribadito la consigliera Roberta Vallacchi (Pd) – abbiamo deciso di non partecipare al voto sulla legge […], dopo un confronto teso e segnato anche da divisioni nella maggioranza. Una scelta dovuta alla totale chiusura del centrodestra rispetto alle nostre proposte, su un tema che incide profondamente sui territori […] Il confronto ora si sposta in Aula, dove continueremo a lavorare per soluzioni più giuste, equilibrate e condivise per tutti i territori”.
Articolo del 1 maggio 2026, aggiornato il 26 maggio 2026












