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Nuove linee elettriche potrebbero far risparmiare fino a 7,1 mld l’anno negli USA

Come l’integrazione della rete elettrica potrebbe ridurre i costi dell’energia ma incontrare l’opposizione di parte dell’industria

Integrazione mercati elettrici: fino a 7 mld di risparmi negli USA
Integrazione della rete elettrica: fino a 7 mld di risparmi negli USA – fonte pixabay

L’integrazione della rete elettrica può ridurre i costi

L’integrazione della rete elettrica negli Stati Uniti potrebbe generare risparmi fino a 7,1 miliardi di dollari all’anno nei costi di generazione, ma allo stesso tempo ridurre i profitti di alcune centrali elettriche.

È quanto emerge dallo studio “Transmission lowers US generation costs, but generator incentives are not aligned, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences e realizzato dagli economisti dell’Università del Michigan.

La ricerca analizza il funzionamento della rete elettrica nei 48 stati continentali degli USA e dimostra che l’eliminazione delle barriere tra le diverse regioni del sistema elettrico consentirebbe di utilizzare più spesso gli impianti con costi di produzione più bassi, riducendo i costi complessivi del sistema.

 Tuttavia lo stesso processo di integrazione produrrebbe vincitori e perdenti tra i produttori di energia, creando incentivi economici per rallentare o bloccare l’espansione delle infrastrutture di trasmissione.

Quanto costa la mancanza di integrazione della rete

Lo studio quantifica per la prima volta su scala nazionale i costi generati dalle limitazioni alla trasmissione dell’elettricità tra regioni.

Secondo le simulazioni degli autori, eliminare i vincoli spaziali nella rete avrebbe ridotto i costi di generazione elettrica negli Stati Uniti di:

  • 5,8–7,1 miliardi di dollari nel 2022
  • 3,4–5 miliardi di dollari nel 2023

Questi valori rappresentano il costo aggiuntivo che il sistema paga quando l’elettricità non può essere trasferita liberamente tra le regioni.

Il fenomeno è diventato più evidente negli ultimi anni per due motivi principali: l’aumento della produzione rinnovabile, spesso lontana dai centri di consumo, e quello dei prezzi del gas nel 2022, che ha accentuato le differenze di costo tra impianti.

Questi risparmi rappresentano probabilmente una stima prudenziale, perché il modello considera solo i benefici immediati sulla generazione e non include altri vantaggi potenziali, come la riduzione delle emissioni o gli effetti sugli investimenti futuri nel sistema elettrico.

La trasmissione elettrica interregionale è cruciale per le rinnovabili

Il ruolo della trasmissione elettrica interregionale diventa sempre più centrale con la crescita delle energie rinnovabili.

Le aree con le migliori risorse eoliche e solari negli Stati Uniti – come le Great Plains e il Midwest – si trovano spesso lontano dai grandi centri di consumo, che sono concentrati lungo le coste. Senza linee di trasmissione sufficienti, l’elettricità prodotta da questi impianti non può raggiungere i mercati dove la domanda è più alta.

Questo squilibrio genera due effetti opposti: prezzi molto bassi nelle regioni ricche di rinnovabili, dove l’offerta supera la domanda e più elevati nei centri urbani, dove l’energia deve essere prodotta da impianti più costosi.

L’integrazione della rete elettrica consentirebbe di ridurre queste differenze, permettendo all’energia a basso costo di fluire verso le aree con maggiore domanda.

Ad alcuni produttori non conviene l’integrazione della rete elettrica

Il punto centrale dello studio riguarda gli incentivi economici delle aziende elettriche.

Secondo le simulazioni, l’integrazione della rete elettrica non distribuisce i benefici in modo uniforme tra gli operatori. Alcuni impianti guadagnerebbero, mentre altri subirebbero perdite significative.

In particolare, produttori nelle regioni dei Grandi Laghi e delle Great Plains vedrebbero aumentare i ricavi, mentre quelli  delle regioni centrali nel Nord-Est, nel Sud-Est e in California registrerebbero un calo delle entrate.

In alcuni casi, le perdite potrebbero superare 20 milioni di dollari di ricavi netti annui per singolo impianto.  Il motivo è semplice: l’integrazione del mercato riduce i prezzi nelle regioni dove oggi l’energia è più cara, aumentando invece la concorrenza tra produttori.

Gli incentivi dei produttori possono rallentare la rete elettrica

Lo studio evidenzia che questi effetti economici possono influenzare direttamente lo sviluppo delle infrastrutture.

Negli Stati Uniti, la pianificazione delle linee di trasmissione è spesso gestita da organizzazioni regionali in cui le società di generazione elettrica hanno un ruolo decisionale rilevante.

In questo contesto, le aziende che rischiano di perdere ricavi potrebbero avere interesse a ritardare o ostacolare la costruzione di nuove linee elettriche.

Il risultato è un paradosso: il sistema elettrico nel suo complesso risparmierebbe miliardi di dollari, ma alcuni operatori avrebbero incentivi finanziari a bloccare le riforme.

Per questo gli autori sottolineano che le politiche energetiche e le riforme della governance della rete dovranno tenere conto non solo dei benefici economici complessivi, ma anche degli interessi degli operatori coinvolti.

La governance della rete diventa strategica

L’analisi conclude che la costruzione di nuove infrastrutture di trasmissione non dipende soltanto da fattori tecnici o finanziari.

Le principali barriere allo sviluppo della rete includono:

  • disaccordi sulla ripartizione dei costi delle nuove linee
  • problemi di autorizzazione e uso del territorio
  • ritardi nelle procedure di connessione degli impianti

A questi ostacoli si aggiunge il conflitto di incentivi tra aziende e sistema energetico nel suo complesso.

Per gli autori dello studio, comprendere questi meccanismi è fondamentale per progettare politiche che favoriscano l’espansione delle infrastrutture e permettano di sfruttare appieno il potenziale delle energie rinnovabili.

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About Author / Alessandro Petrone

Giornalista da oltre 20 anni, nel corso della sua carriera si è occupato di politica, economia, attualità e costume. È stato Caporedattore e Direttore Responsabile per una Casa Editrice che pubblica magazine generalisti in Italia, Germania, USA e Cina. Ha scritto e collaborato con aziende e media che si occupano di automotive, con particolare attenzione ai temi della mobilità sostenibile. Si è avvicinato al mondo dell’energia lavorando come ufficio stampa per multinazionali del settore. Da allora, si occupa assiduamente di temi legati alla transizione energetica, soprattutto nel settore automotive, e alle energie rinnovabili, scrivendo per La Repubblica, AdnKronos, 9 Colonne, The Post International. È altresì appassionato di tecnologia, informatica, fotografia e cucina con un passato da attivista LGBTQIA+.