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La stampa 3D in edilizia: dalla prassi UNI le linee guida per costruzioni in calcestruzzo

La UNI/PdR 190:2026 segna il passaggio della stampa 3D cementizia da innovazione di nicchia a processo industriale codificato. Il documento definisce criteri progettuali, requisiti dei materiali e procedure di collaudo, offrendo finalmente un quadro di riferimento per le costruzioni del futuro

UNI/PdR 190 trasforma la stampa 3D in edilizia in uno standard industriale
Immagine Generata con AI

Pubblicata la nuova prassi UNI/PdR 190:2026 che definisce il quadro operativo per la fabbricazione digitale delle strutture cementizie

La stampa 3D in edilizia compie un passo decisivo verso l’integrazione nei cantieri reali. Con la pubblicazione della UNI/PdR 190:2026, la fabbricazione digitale con materiali cementizi esce dal campo della sperimentazione per entrare in quello delle procedure standardizzate.

Sviluppata in collaborazione con ENEL Green Power, questa prassi di riferimento non si limita a descrivere la tecnologia, ma fissa i paletti necessari per garantire qualità, sicurezza e tracciabilità.

Un quadro normativo per il 3D Concrete Printing

Il cuore del documento riguarda il cosiddetto 3D Concrete Printing (3DCP). Non parliamo più di prototipi, ma di edifici veri e propri: la prassi disciplina la realizzazione di pareti portanti, fondazioni e persino interi edifici monopiano o a due piani. Per non venir meno a fattori di sicurezza, tutte le opere stampate dovranno comunque rispettare le NTC (Norme Tecniche per le Costruzioni), garantendo gli stessi standard di resistenza e durabilità del cemento armato tradizionale.

Cosa si può costruire con la stampa 3D?

Il campo di applicazione della norma è vasto e tocca i punti nevralgici della cantieristica moderna. La prassi inquadra la realizzazione di:

  • Edifici interi (monopiano o a due piani) e pareti portanti;
  • Sistemi di fondazione superficiali o plinti;
  • Elementi strutturali secondari, solai leggeri e casseforme a perdere;
  • Componenti ibride che integrano la stampa 3D con materiali tradizionali.

Requisiti dei materiali: oltre la semplice miscela

Uno degli aspetti più innovativi della UNI/PdR 190 riguarda la qualificazione dei materiali cementizi. Non basta che il calcestruzzo sia resistente; deve possedere proprietà specifiche per la fabbricazione digitale:

  1. Printability: la capacità di fluire correttamente nell’ugello.
  2. Buildability: l’attitudine a sostenere il proprio peso e quello dei layer successivi senza collassare.
  3. Open Time: il tempo utile in cui il materiale mantiene le proprietà necessarie alla stampa.

La norma impone test rigorosi sulla resistenza a compressione a 1, 7 e 28 giorni, effettuati sia sul materiale “gettato” che su provini estratti direttamente dagli elementi stampati, per verificare l’effettiva aderenza tra gli strati (interlayer adhesion).

Sicurezza strutturale e calcolo sismico

Sul fronte della sicurezza, la prassi non ammette deroghe rispetto alle Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC). Tuttavia, introduce parametri specifici per la natura “stratificata” della stampa 3D in edilizia.

In particolare, viene introdotto un coefficiente parziale di sicurezza aggiuntivo (pari a 1,35) per tenere conto delle variabili del processo di estrusione. Per quanto riguarda il calcolo sismico, in attesa di ulteriori evidenze sulla duttilità di queste strutture, la norma suggerisce un approccio cautelativo con un comportamento non dissipativo (fattore di struttura q=1.0).

Monitoraggio e Figure Professionali

La digitalizzazione del cantiere richiede nuove competenze. La UNI/PdR 190 identifica figure chiave per la gestione del processo: dall’operatore del sistema di movimentazione a quello addetto alla miscelazione e pompaggio. Il tutto deve essere accompagnato da un registro di stampa continuo, che monitori temperatura, velocità dell’ugello e pressione, garantendo la totale tracciabilità del manufatto (come indicato nell’Appendice A della prassi).

Sostenibilità e Industria 4.0

L’adozione della stampa 3D in edilizia non è solo una scelta tecnologica, ma un impegno verso la sostenibilità. Riducendo gli scarti di lavorazione e ottimizzando l’impiego delle risorse, questa tecnologia si sposa perfettamente con i paradigmi dell’Industria 4.0 e del green building.

Con la UNI/PdR 190, le imprese italiane dispongono finalmente di una bussola per navigare l’innovazione, rendendo la costruzione additiva un’opzione concreta, sicura e, soprattutto, normata per le sfide abitative di domani.

Scarica gratuitamente le linee guida UNI/PdR 190 QUI

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About Author / Alessia Bardi

Alessia Bardi è General Manager di Rinnovabili, dove unisce la visione strategica a una profonda competenza tecnica nel settore della sostenibilità. Precedentemente responsabile delle sezioni Green Building e Smart City, guida oggi l'approfondimento editoriale su temi cruciali quali l'efficienza energetica, l'innovazione urbana e la transizione climatica, forte del suo background in content strategy e organizzazione di eventi. Nel suo ruolo, agisce da ponte strategico tra il team editoriale e commerciale per integrare contenuti di valore, sales e nuovi progetti. Architetto con formazione al Politecnico di Milano, ha consolidato la sua carriera nell’ambito della progettazione sostenibile, bioedilizia e urbanistica, arricchita da esperienze internazionali in Spagna, Africa e India. Appassionata di design thinking e approcci cross-disciplinary, la sua visione è consolidare e implementare il ruolo di Rinnovabili quale media company di riferimento del settore, potenziando l'autorevolezza dei contenuti con forme di comunicazione innovative e di alto impatto. Crede fermamente che l'informazione di qualità e l’innovazione tech-driven siano leve decisive per accelerare la decarbonizzazione e generare soluzioni sostenibili e scalabili.