La disposizione approvata dal Parlamento UE smantella le norme sul dovere di diligenza, cancellando così l'obbligo delle imprese multinazionali di elaborare e realizzare piani di transizione climatica per tener fede a quanto sancito dall'Accordo di Parigi.

Solo pochi giorni fa i legislatori del Parlamento europeo hanno trovato un accordo per esentare un gran numero di aziende dalle norme sul dovere di diligenza, o rendicontazione ambientale. L’accordo è stato possibile grazie a un’alleanza tra i partiti di centro-destra, destra ed estrema destra. L’alleanza ha permesso di approvare il primo pacchetto di semplificazione dell’UE denominato Omnibus I.
Smantellate le norme sul dovere di diligenza: meno obblighi e solo per le grandi imprese
Gli obblighi di due diligence si applicherebbero solo alle grandi imprese con più di 5 mila dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 1,5 miliardi di euro. I deputati hanno chiesto alle aziende di adottare un approccio basato sul rischio per monitorare l’impatto negativo delle loro attività sulle persone e sul Pianeta. Invece di richiedere sistematicamente informazioni ai loro partner commerciali più piccoli, le imperse si baserebbero sulle informazioni già disponibili e chiederebbero informazioni aggiuntive ai loro partner commerciali più piccoli solo come ultima risorsa. Le imprese considerate non avrebbero più bisogno di preparare un piano di transizione climatica per rendere il modello aziendale compatibile con l’Accordo di Parigi.
Gli ambientalisti sfidano il Parlamento UE sul dovere di diligenza aziendale
L’adozione della Direttiva Omnibus I arriva proprio mentre si tengono i negoziati della COP30 sul clima. La disposizione smantella le norme sul dovere di diligenza, cancellando così l’obbligo delle imprese multinazionali di elaborare e realizzare piani di transizione climatica per tener fede a quanto sancito dall’Accordo di Parigi. La legislazione Omnibus I è solo la prima parte di un’opera più ampia pensata per demolire il Green Deal europeo. Sono già in corso a Bruxelles una decina di procedure “Omnibus” che potrebbero arrivare a distruggere il diritto sociale, ambientale e climatico europeo.
Il negoziato finale tra le istituzioni europee sul primo pacchetto Omnibus è inziato il 18 novembre e potrebbe concludersi già ai primi di dicembre. In vista di questi colloqui più 250 personalità provenienti da 15 Paesi (direttori di ONG, attivisti, leader sindacali, accademici, giuristi e imprenditori impegnati) hanno scritto ai ventisette Stati membri dell’Unione europea affinché «rispettino la direttiva sul dovere di diligenza che hanno adottato nella primavera del 2024 » e di «mostrare al mondo, e non solo all’UE, che la lotta contro il cambiamento climatico e le violazioni dei diritti umani e sociali non può basarsi esclusivamente sulle forze di mercato».
Invertire la rotta della deregolamentazione
Il collettivo internazionale chiede ai 27 Stati europei di invertire la rotta della deregolamentazione. La richiesta giunge in un contesto mondiale segnato dalle politiche anticlimatiche del Presidente USA Trump e dalle esigenze di Paesi come il Qatar e delle lobby delle energie fossili. Il collettivo chiede quindi con urgenza di ripristinare integralmente la responsabilità civile delle imprese e i piani di transizione climatica. L’appello è diretto alle istituzioni politiche europee e ai leader dell’UE affinché non si schierino dalla parte dei poteri finanziari più irresponsabili. I firmatari della lettera invitano gli Stati Membri dell’UE di agire a nome della democrazia e dell’etica.
Anche il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, e Vania Brino, Professoressa Ordinaria di Diritto del lavoro presso l’Università Ca’ Foscari, hanno firmato la lettera destinata ai Membri dell’UE. La richiesta arriva in occasione della riunione tra Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’UE per finalizzare un accordo sul primo pacchetto legislativo di deregolamentazione e smantellamento del Green Deal, ossia la direttiva Omnibus.
Il collettivo contesta in particolare due misure responsabili di segnare la fine di fatto della direttiva europea sul dovere di diligenza, adottata dall’UE nella primavera del 2024. Le misure sono: la responsabilità civile delle imprese (contenuta nell’Articolo 29) e i piani di transizione climatica (concenuta invece Articolo 22).
La pericolosa alleanza tra destra ed estrema destra al Parlamento europeo
L’adozione dell’Omnibus I da parte del Parlamento è frutto di un’alleanza tra la destra conservatrice e l’estrema destra, nonché una risposta alle richieste delle lobby industriali, del Qatar e dell’Amministrazione Trump, sostiene il collettivo di attivisti ed esperti. I giganti del petrolio e del gas, come TotalEnergies ed ExxonMobil, hanno più volte manifestato il desiderio di ridurre gli obblighi delle imprese in materia di clima e sostenibilità. I parlamentari europei di destra e di estrema destra non hanno fatto altro che dar seguito a queste richieste.
I tal modo il Partito Popolare Europeo di centro-destra ha lasciato da parte i tradizionali alleati centristi, scegliendo di sostenere invece i gruppi di estrema destra nel loro programma di deregolamentazione. Il PPE ha stabilito così un precedente dannoso alla futura attività legislativa del Parlamento per il resto della legislatura.
“L’alleanza del PPE con l’estrema destra non farà che creare maggiore instabilità in Europa e renderà più difficile per la maggioranza di von der Leyen realizzare l’agenda europea“, ha dichiarato Kira Marie Peter-Hansen, negoziatrice capo dei Verdi sul dossier. “Il voto di oggi segna un momento triste per i nostri valori europei“.












