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EAU tra petrolio e transizione verde: la doppia strategia degli Emirati

Il Paese sta tentando di passare da economia quasi totalmente dipendente dagli idrocarburi a modello energetico più diversificato, provando a mantenere il proprio peso internazionale.

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Via Depositphotos

Il futuro energetico degli Emirati Arabi Uniti

Gli EAU stanno cercando di riscrivere il proprio futuro energetico. Per decenni sono stati identificati come uno dei principali esportatori mondiali di petrolio e gas, con un’economia fortemente legata agli idrocarburi. Oggi però gli Emirati Arabi Uniti puntano a cambiare immagine e a costruire una nuova narrazione internazionale fondata su transizione energetica, energie rinnovabili e decarbonizzazione.

Nonostante la spinta sulle rinnovabili, il petrolio resta fondamentale per l’economia emiratina. Gli EAU cercano piuttosto di gestire una doppia transizione: continuare a monetizzare il petrolio nel breve-medio periodo e, contemporaneamente, costruire nuove filiere energetiche.

Gli obiettivi climatici degli EAU

Gli Emirati Arabi Uniti hanno fissato l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. La strategia punta a ridurre progressivamente le emissioni legate ai combustibili fossili, aumentando il contributo delle fonti pulite.

Uno studio pubblicato sulla rivista Sustainability di MDPI prevede una crescita molto forte della domanda elettrica nei prossimi decenni. La ricerca spiega che la strategia di decarbonizzazione degli Emirati Arabi Uniti si basa su fotovoltaico e gas naturale con CCUS.

La domanda di elettricità degli Emirati Arabi Uniti è cresciuta a un tasso medio annuo del 3,5% negli ultimi dieci anni ed è probabile che questa tendenza continui. Di conseguenza, la domanda annuale dovrebbe passare da 155 TWh nel 2025 a quasi 184 TWh nel 2030.

Entro il 2050, dunque, i consumi potrebbero triplicare rispetto ai livelli attuali. Per sostenere questa crescita senza aumentare le emissioni, Abu Dhabi sta puntando soprattutto sull’energia solare. Il fotovoltaico raggiungerà una quota del 25% (46 TWh) della produzione annuale di elettricità nel 2030, mentre nel 2050 dominerà il mix energetico con una quota del 50% (222 TWh).

Gli Emirati possiedono infatti enormi risorse solari naturali grazie alle vaste aree desertiche e all’elevata irradiazione durante tutto l’anno. Lo studio evidenzia che il fotovoltaico rappresenterà la principale fonte energetica del futuro del Paese, affiancato da centrali a gas naturale dotate di sistemi di cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio (CCUS).

Un altro pilastro della strategia degli EAU è l’idrogeno verde. Entro il 2050 la produzione annuale potrebbe raggiungere 3,5 milioni di tonnellate. L’idrogeno dovrebbe essere utilizzato soprattutto nei settori più difficili da decarbonizzare, come aviazione, trasporto marittimo e industria pesante.

Nello stesso periodo, le centrali a ciclo combinato alimentate a gas naturale (NGCC) aumenteranno la propria produzione annuale di energia, passando da 79 TWh nel 2030 a 138 TWh nel 2050. Tuttavia, la loro quota di mercato diminuirà dal 43% al 31% a causa della rapida crescita della domanda elettrica. Un cambiamento qualitativo degli impianti NGCC sarà l’integrazione progressiva di soluzioni di cattura, utilizzo e stoccaggio della CO2 (CCUS).

Inoltre, lo studio presume che gli Emirati Arabi Uniti non costruiranno nuovi reattori nucleari. Pertanto, la produzione annuale di energia nucleare si fermerà intorno ai 44 TWh. Ciò comporterà una riduzione della quota di mercato del nucleare, dal 24% nel 2030 al 16% nel 2040 e ad appena il 10% nel 2050.

Il maxi progetto fotovoltaico di Masdar

La nuova strategia energetica degli Emirati si riflette anche nei grandi investimenti infrastrutturali. Uno dei progetti simbolo è il Round-The-Clock (RTC) sviluppato da Masdar, società energetica degli EAU.

Il progetto integra impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo con batterie per garantire energia continua 24 ore su 24. Il piano prevede investimenti superiori a 22 miliardi di dirham, pari a circa 6 miliardi di dollari.

Nel maggio 2026 il produttore cinese JinkoSolar ha firmato un accordo per la fornitura di moduli fotovoltaici da 2 GW destinati proprio al progetto RTC. Secondo quanto riportato dall’agenzia statale cinese Xinhua, l’impianto dovrebbe entrare in funzione entro il 2027 e permettere una riduzione delle emissioni di quasi 5,7 milioni di tonnellate di CO2 all’anno.

La cooperazione tra Cina e Golfo

Negli ultimi anni Cina e Paesi del Golfo hanno approfondito la collaborazione nel settore delle energie rinnovabili. Le aziende cinesi del fotovoltaico stanno aumentando la loro presenza negli Emirati e più in generale in Medio Oriente.

L’obiettivo degli EAU è attrarre investimenti, tecnologie e partnership industriali che possano accelerare la transizione energetica e allo stesso tempo creare nuove opportunità economiche oltre il petrolio.

Per Abu Dhabi, la decarbonizzazione insegue un doppio obiettivo: industriale e geopolitico. Investire in energia pulita permette infatti agli Emirati di conservare il proprio ruolo internazionale in un momento in cui il mercato globale dell’energia e gli equilibri mondiali stanno cambiando.

Petrolio ancora centrale per gli EAU

Gli EAU cercano di gestire una doppia transizione: continuare a monetizzare il petrolio nel breve-medio periodo e contemporaneamente costruire nuove filiere energetiche. Abu Dhabi sta lavorando al rafforzamento delle infrastrutture energetiche alternative allo Stretto di Hormuz, uno dei punti più delicati del commercio petrolifero mondiale.

Il progetto del secondo gasdotto Fujairah-West East punta proprio a ridurre la dipendenza dallo Stretto e ad aumentare la flessibilità delle esportazioni energetiche degli Emirati.

La nuova immagine internazionale degli Emirati

Negli ultimi anni gli EAU hanno cercato sempre più di presentarsi come un hub globale dell’innovazione energetica. La spinta sulla decarbonizzazione serve anche a costruire un’immagine diversa rispetto a quella tradizionale di economia petrolifera.

In base a un‘analisi pubblicata su ScienceDirect, la transizione emiratina richiederà però investimenti molto elevati e una notevole complessità tecnologica. Saranno decisive tecnologie come la cattura diretta della CO2 dall’aria (DAC), oltre allo sviluppo delle rinnovabili e dell’idrogeno verde.

Intanto, gli Emirati stanno cercando di rafforzare la propria autonomia strategica anche sul piano politico ed economico. Abu Dhabi vuole avere maggiore libertà nelle proprie strategie energetiche e industriali e lo ha dimostrato chiaramente lasciando l’OPEC.

Le prospettive degli EAU

La trasformazione degli EAU rappresenta uno dei casi più interessanti della transizione energetica globale. Il Paese sta tentando di passare da economia quasi totalmente dipendente dagli idrocarburi a modello energetico più diversificato, provando a mantenere il proprio peso internazionale.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.