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L’ira di Trump contro le Big Oil: profitti record e benzina cara dopo la crisi di Hormuz

Il Dipartimento di Giustizia monitorerà l'andamento dei prezzi della benzina per verificare eventuali pratiche scorrette o speculazioni lungo la filiera.

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Elevati profitti derivanti dagli alti prezzi del petrolio: Big Oil sotto attacco di Trump e dei democratici

Non solo i democratici, anche Trump contro le Big Oil: la nuova escalation di tensioni lungo lo Stretto di Hormuz ha riacceso lo scontro politico ed economico attorno al mercato dei carburanti negli Stati Uniti, mettendo in luce le profonde fragilità della dipendenza dai combustibili fossili. Da un lato, le quotazioni del greggio Brent continuano a oscillare in risposta alla crisi mediorientale; dall’altro, la fiammata dei prezzi della benzina alla pompa ha scatenato la durissima reazione della Casa Bianca. Il Presidente Donald Trump ha attaccato apertamente i colossi energetici statunitensi, accusandoli di speculare sulle difficoltà dei cittadini e pretendendo un’immediata riduzione dei listini al dettaglio.

Al centro delle polemiche ci sono i risultati finanziari del secondo trimestre del 2026. Giganti del settore come ExxonMobil e Chevron hanno registrato profitti congiunti superiori ai 26 miliardi di dollari, favoriti dall’aumento del prezzo del barile. Un ammontare definito inaccettabile dallo stesso Trump, che nel corso di un intervento alla Casa Bianca ha dichiarato che le compagnie starebbero facendo troppi soldi e dovrebbero tagliare immediatamente i costi per gli automobilisti. La rabbia dell’Amministrazione riflette un tema di forte impatto politico, ma assume contorni inediti per un Presidente espressione del Partito Repubblicano, storicamente vicino agli interessi dell’industria petrolifera.

Per tentare di arginare i rincari, l’Amministrazione statunitense sta valutando diverse opzioni. Tra queste figura l’estensione delle deroghe al Jones Act, la legge che regola il cabotaggio navale tra i porti nazionali, al fine di ridurre i costi di trasporto interno dei prodotti raffinati. Inoltre, la Casa Bianca ha confermato che il Dipartimento di Giustizia monitorerà l’andamento dei prezzi della benzina per verificare eventuali pratiche scorrette o speculazioni lungo la filiera. Tuttavia, l’Amministrazione ha escluso al momento l’imposizione di restrizioni sulle esportazioni di greggio, ritenendo prioritario mantenere aperti i mercati internazionali.

Doppio rischio strutturale per i consumatori

Dall’altro lato, le grandi compagnie petrolifere e l’American Petroleum Institute respingono le accuse, sostenendo che le tariffe al dettaglio sono determinate dalle dinamiche di mercato globali e dalle persistenti incertezze sulla sicurezza delle rotte marittime nello Stretto di Hormuz. Tuttavia, come evidenziato ampiamente dagli analisti del settore, la dinamica della formazione dei prezzi mette in luce un doppio rischio strutturale per i consumatori. Affidarsi al petrolio significa infatti rimanere esposti sia alle instabilità geopolitiche mondiali, sia ai meccanismi di fissazione del prezzo finale alla pompa.

La determinazione del prezzo del carburante non dipende unicamente dalla quotazione del greggio sul mercato internazionale. Il costo sostenuto dagli automobilisti è il risultato di una catena complessa che comprende la raffinazione, la distribuzione e il margine applicato dai singoli gestori delle stazioni di servizio. In molti casi, mentre i rincari della materia prima si trasferiscono istantaneamente sul prezzo al dettaglio, i ribassi registrati dai benchmark petroliferi vengono assorbiti con estrema lentezza lungo la filiera. I singoli proprietari dei punti vendita stabiliscono le proprie tariffe sulla base della concorrenza locale, dei costi di approvvigionamento futuri e della necessità di proteggere i propri margini operativi.

Questo scenario apre anche una pesante spaccatura sul piano politico a Washington. Se le quotazioni del petrolio e i profitti dei colossi energetici dovessero rimanere elevati, l’industria petrolifera rischia di finire sotto un serrato controllo legislativo in Congresso. I democratici hanno già chiesto un’indagine approfondita e propongono l’introduzione di una tassa sui sovrapprofitti per redistribuire i guadagni straordinari accumulati dalle compagnie durante la crisi.

La vertenza tra Trump e il settore Big Oil dimostra come la transizione energetica rappresenti un tema di sicurezza economica oltre che ambientale. Il mercato dei carburanti resta ostaggio di un doppio vincolo: la vulnerabilità alle crisi geopolitiche mondiali che fanno impennare il costo della materia prima e l’arbitrio della filiera distributiva che condiziona il prezzo finale pagato dai cittadini.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.