Rinnovabili • Auto elettriche, aumento del 51% nelle vendite dall'inizio della guerra in Iran. Le parole da non dire di von der Leyen Rinnovabili • Auto elettriche, aumento del 51% nelle vendite dall'inizio della guerra in Iran. Le parole da non dire di von der Leyen

Auto elettriche, aumento del 51% nelle vendite dall’inizio della guerra in Iran. Le parole da non dire di von der Leyen

Ursula von der Leyen parla di aumento delle vendite di BEV, ma cita la guerra in Iran come ragione che ha spinto gli europei a comprare l'elettrico. Dichiarazioni opinabili

Auto elettriche, aumento del 51% nelle vendite dall'inizio della guerra in Iran. Le parole da non dire di von der Leyen
Immagine fornita da Commissione Europea
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Von der Leyen evoca la guerra in Iran parlando di auto elettriche

Serve davvero una guerra che a cascata scatena uno shock energetico globale, il rialzo di benzina e diesel che mette in crisi automobilisti, pendolari, autotrasportatori, provoca la speculazione sui beni alimentari e frena gli investimenti di aziende? Mentre tutto vacilla e il mondo sta a guardare col fiato sospeso la fine di una crisi innescata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, dai palazzi dell’euroburocrazia, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sentenzia che la vendita delle auto elettriche è “aumentata del 51% dall’inizio della guerra in Iran.

Are you serious?

E’ quasi una domanda retorica, quella che gli americani usano fingendo incredulità davanti ad un’affermazione fuori luogo o comunque scomoda. Are you serious? Davvero, dobbiamo sentire dal maggiore rappresentante europeo una frase che mette in relazione il picco nella vendita di auto elettriche con la guerra in Iran? Un conflitto bellico può avere il merito di far vendere più auto?

Le parole di Ursula von der Leyen sono state espresse in un videomessaggio nel suo discorso d’apertura alla European Clean Tech Conference, dove ha fatto cenno alla situazione in Medio Oriente che “sta provocando onde d’urto in tutto il mondo. Grazie alle azioni che abbiamo intrapreso negli ultimi anni siamo meno esposti rispetto al passato, ma non siamo immuni“. In effetti, non sembra che le azioni intraprese nel passato stiano dando chissà quali frutti. Il Governo italiano per abbassare il prezzo di benzina e diesel sta utilizzando una serie di strumenti a scadenza, nella speranza che il conflitto finisca presto e lo Stretto di Hormuz riapra. E cosa succederà al prezzo del gas, dal prossimo autunno-inverno?

Europei vulnerabili? Lo abbiamo imparato con la guerra in Ucraina

Su questo von der Leyen, aggiunge qualcosa di maggior senso, e condivisibile. “Finché continueremo a dipendere da petrolio e gas, resteremo vulnerabili. Se vogliamo una vera indipendenza, dobbiamo accelerare l’elettrificazione”. Del tutto d’accordo, ma ci siamo già passati circa 3 anni quando Putin ha invaso l’Ucraina. Siamo in ritardo ancora una volta, anche perché la transizione energetica verso l’elettrificazione rinnovabile porterà solo benefici. Solo ieri abbiamo pubblicato un articolo in cui uno studio evidenziava che elettrificare la mobilità e sostituire le caldaie a gas avrebbe portato una riduzione di circa 2.200 euro l’anno in media per ogni famiglia europea. Questo si che sarebbe stato un risparmio interessante. Quanti investimenti potrebbe pianificare una famiglia con queste risparmio? E le aziende?

Perché dire una frase del genere

La presidente von der Leyen con la sua frase sulle vendite delle auto elettricheaumentate del 51% dall’inizio della guerra“, collega due avvenimenti, uno tragico, l’altro commerciale per sottolineare un incremento di vendite di un prodotto come l’auto. Nella sua frase von der Leyen non cita un periodo temporale preciso, ma se consideriamo l’inizio della guerra avvenuto il 28 febbraio scorso, possiamo ritenere marzo, aprile e parzialmente maggio come periodo di riferimento.

Qui riportiamo una dichiarazione di ACEA sulle immatricolazioni del primo trimestre 2026: “Nel primo trimestre del 2026 sono state immatricolate 546.937 nuove auto elettriche a batteria, pari al 19,4% della quota di mercato dell’UE. I quattro maggiori mercati dell’UE, che insieme rappresentano oltre il 60% delle immatricolazioni di auto elettriche a batteria, hanno registrato risultati contrastanti: Italia (+65,7%), Francia (+50,4%) e Germania (+41,3%) hanno registrato una forte crescita. Al contrario, il Belgio (-2,3%) ha subito un calo“. Da qui si evince che da gennaio a marzo 2026 i dati di vendita sono già molto positivi nei tre paesi, Italia, Francia e Germania. Del mese di aprile non esistono ancora i dati, per cui non è dato sapere, ma quel che è certo è che le vendite di BEV andavano bene anche prima della guerra.

A supporto della nostra tesi, cioè che il conflitto non sia il motivo, o per lo meno il solo motivo del boom di vendite di BEV ce lo conferma anche un recente articolo pubblicato sul sito di ACEA in data 5 maggio, in cui si legge: “L’attuale crisi petrolifera sta iniziando a influenzare parte del mercato automobilistico. In alcuni paesi, la domanda di veicoli elettrici a batteria (BEV) usati è aumentata in risposta all’aumento dei prezzi del carburante. Tuttavia, è ancora troppo presto per affermare con un alto grado di certezza che la crisi petrolifera abbia portato a un aumento delle immatricolazioni di nuovi veicoli elettrici a batteria. La recente crescita del mercato dei nuovi BEV riflette in gran parte le agevolazioni fiscali nazionali e gli incentivi introdotti prima della crisi”

Come si legge, a monte di questa crescita c’è anche il tema delle agevolazioni fiscali e gli incentivi introdotti dai vari Paesi, tra cui l’Italia, per spingere all’acquisto. Allora non sarebbe più semplice stanziare un fondo comune europeo o per ogni Paese membro per incentivare l’acquisto di BEV? Abbiamo visto che quando ci sono i bonus che abbassano il costo iniziale di acquisto gli italiani, ma non solo noi, acquistano le auto elettriche. Ce lo stanno dicendo i numeri degli ultimi mesi. Quando il muro iniziale è più basso, l’automobilista è disposto a ragionare, ad accettare un compromesso su infrastrutture di ricarica insufficienti. Poi quando si prova un’elettrica, la nuova tecnologia di cui è dotata, difficilmente si torna indietro. Anche quando le auto sono cinesi: si, perché un’altra ragione del boom di vendite è l’arrivo di una ventina di brand che hanno disseminato l’Europa con nuovi modelli elettrici, a prezzi più vantaggiosi delle auto europee o di Tesla. Ed allora ecco che tornando al test di un’elettrica qualsiasi, dopo si crea un’abitudine, il passaparola, si spinge un cambiamento culturale. Si favorisce la transizione energetica ed ecologica.

Bene l’energia pulita, ma fare presto

Dice ancora von der Leyen. “L’elettrificazione e le energie pulite prodotte in Europa sono la strada verso l’indipendenza. Ma dobbiamo anche garantire che queste tecnologie vengano sviluppate e prodotte in Europa. Abbiamo solide basi, dall’eolico offshore agli elettrolizzatori. E due terzi delle pompe di calore europee sono prodotte qui“. Eppure, ha continuato la presidente, “ci troviamo ad affrontare una concorrenza globale sempre più agguerrita e spesso sleale. Per questo abbiamo introdotto l’Industrial Accelerator Act: per semplificare le normative, velocizzare le procedure di autorizzazione e garantire che gli investimenti esteri apportino un valore reale all’Europa“. Insomma, meglio tardi che mai. D’altronde poche settimane fa con le misure d’urgenza contenute in Accelerate Eu, Bruxelles cercava di correre al riparo da un disastro economico contingente in cui l’Ue ha speso 24 miliardi di euro in più per le importazioni di energia, per lo più di carburanti fossili. Va bene restare sulla strada tracciata della transizione energetica, puntando sulle rinnovabili, sull’incentivo ad una produzione europea, al contrasto di modalità poco ortodosse nel commercio internazionale, ma evitiamo di evocare la guerra in Iran solo per dire che gli europei stanno scegliendo le auto elettriche. Basta davvero molto meno.

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About Author / Paolo Travisi

Paolo Travisi ha iniziato il suo percorso da giornalista nel 2004, come redattore del network televisivo 7Gold, una palestra professionale incredibile in cui è diventato giornalista professionista, realizzando servizi tv, dalla cronaca alla cultura, e collaborando a programmi e talk condotti da professionisti quali Aldo Biscardi, Alessandro Milan, David Parenzo. In parallelo all'esperienza televisiva, ha iniziato a scrivere per Il Messaggero web, all'epoca guidato da Davide Desario (attuale direttore di Adn Kronos) e poi a scrivere di scienza, tecnologia e cultura anche per l'edizione cartacea. La passione per la scrittura e la scienza, lo ha portato a collaborare con la “storica” rubrica TuttoScienze de La Stampa, con interviste a scienziati italiani ed internazionali. Dalla scienza alla sostenibilità, con la collaborazione con Green&Blue di Repubblica. Per Rinnovabili scrive quotidianamente e con grande entusiasmo di mobilità elettrica, realizza test drive delle auto e video per le pagine social.