Pechino pone una grande enfasi sul ruolo dell'energia pulita, considerata anche come pilastro per la crescita economica.

La Cina ha approvato il nuovo Piano quinquennale
La Cina ha approvato il nuovo Piano quinquennale durante la chiusura della quarta sessione del 14simo Congresso nazionale del popolo che sancisce la fine dei lavori delle cosiddette “Due sessioni”.
Raddoppiare l’energia non fossile in dieci anni
Il Piano pone una grande enfasi sul ruolo dell’energia pulita, considerata non solo nel contesto della transizione energetica e delle emissioni, ma anche come pilastro per la crescita economica. Pechino punta all’adozione di un programma d’azione per raddoppiare l’energia non fossile in dieci anni. Il nuovo piano prevede l‘incremento dell’eolico offshore, la costruzione di impianti solari in aree desertiche e la rilocalizzazione delle industrie in aree ricche di energia rinnovabile.
Come spiega un’analisi del CREA, se ciò significasse raddoppiare l’uso totale di fonti non fossili tra il 2025 e il 2035, l’obiettivo risulterebbe significativamente più ambizioso rispetto ai target precedenti della Cina (25% di energia non fossile entro il 2030 e 30% entro il 2035). Se la domanda energetica totale crescesse di quasi il 2,5% annuo, la quota di energia non fossile dovrebbe raggiungere il 29% entro il 2030 per garantire la necessaria riduzione dell’intensità di carbonio.
Verso un “nuovo tipo di sistema elettrico”
Sempre in base all’analisi del CREA, la costruzione di un “nuovo tipo di sistema elettrico“ resta un obiettivo centrale di Pechino. Questo sistema dovrà essere capace di integrare grandi quantità di energia eolica e solare e sarà strutturato attorno a:
- Sistemi di accumulo e smart grid.
- Scambi di elettricità interprovinciali e trasmissione su larga scala.
- Sviluppo “vigoroso” dello stoccaggio energetico a batterie.
- Costruzione di 100 GW di sistemi idroelettrici a pompaggio.
Ampliare le riserve petrolifere strategiche
All’interno del nuovo Piano quinquennale, la Cina ha fissato un obiettivo di produzione petrolifera annuale di 200 milioni di tonnellate (intorno 4 milioni di barili al giorno). L’obiettivo è inferiore, anche se molto vicino, a quello del 2025, quando è stato raggiunto il record di 216 milioni di tonnellate. Parallelamente, Pechino si è impegnata ad ampliare le proprie riserve petrolifere strategiche, su cui però non si hanno dati ufficiali.
A differenza del petrolio, per il gas naturale il nuovo Piano prevede un’espansione costante fino al 2030, sebbene manchino cifre precise da prendere come riferimento. Tra i progetti in corso il Piano conferma l’avvio dei lavori del gasdotto Power of Siberia 2, che collegherà i giacimenti russi alla Cina settentrionale attraverso la Mongolia.
“Costruire il nuovo, prima di distruggere il vecchio”
Inoltre, Pechino punta a ridurre la propria intensità di carbonio, ossia le emissioni di carbonio per unità di PIL, del 17% entro il 2030, un obiettivo non sufficiente tuttavia a rispettare i target dell’Accordo di Parigi. In sintesi, la strategia di Pechino fino al 2030 sembra questa: riservarsi margini di manovra ma non abbandonare del tutto la strategia di decarbonizzazione. La spinta sulle rinnovabili e l’aumento delle riserve strategiche di petrolio dimostrano che la Cina con cautela si sta impegnando per ridurre la propria dipendenza dal greggio importato. “Costruire il nuovo, prima di distruggere il vecchio” è infatti un principio di Xi Jinping.












