Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge di delegazione europea, scansando l'EPBD. Nel testo l’adeguamento al regolamento sulle tecnologie a zero emissioni nette.

L’Italia si è appena guadagnata un richiamo ufficiale — l’ennesimo — per il ritardo accumulato nel recepimento della Direttiva Case Green (EPBD 4). Eppure nulla sembra scuotere davvero la maggioranza da quel torpore in cui si è confinata quando si parla di prestazioni energetiche in edilizia. E lo dimostra bene il nuovo Ddl di Delegazione europea 2025 approvato oggi dall’aula del Senato senza che tra gli adeguamenti delegati al Governo appaia la direttiva in questione.
Un’assenza che pesa visto il rischio di sanzioni a livello europeo, ma che è anche frutto di una precisa scelta politica.
“Si tratta di un provvedimento che non c’è, che orgogliosamente non c’è e politicamente rivendichiamo il fatto che non ci sia”, ha commentato in aula il senatore Marco Scurria (FdI). “Qui parliamo di case private e chi si dovrebbe muovere per sostenere i singoli proprietari di case che devono fare dei lavori per mettere a sistema quanto la direttiva europea prevede? Capisco che c’è qualcuno qui che sogna un nuovo superbonus 110%, magari per aumentare il debito dello Stato ancora una volta, ma possiamo non vedere che in Italia una delle caratteristiche principali è che gli italiani sono per più dell’80% proprietari di immobili? Questo è un tema di ricchezza che gli italiani hanno, insieme ai fondi che nei nostri conti correnti bancari facciamo perché siamo dei grandi risparmiatori. Che cosa dobbiamo chiedere ai nostri cittadini? Di spendere soldi per fare di corsa l’attuazione di un provvedimento calato dall’alto. Nelle aree interne le nostre sono abitazioni talvolta vecchie e talvolta antiche che hanno bisogno di interventi particolari”.
Ben inteso: gli obiettivi della Direttiva Case Green (più propriamente Direttiva Prestazioni Energetiche in Edilizia) sono ambiziosi. E lo sono in particolar modo in un Paese con un parco immobiliare decisamente vecchio, in cui oltre il 70% degli edifici residenziali ha più di 45 anni. Tuttavia è proprio questo aspetto a rendere urgente un piano di ristrutturazioni che aiuti i cittadini a diminuire la spesa nell’energia, sostenendo in primis gli oltre 2 milioni di famiglie italiane che oggi si trovano in condizioni di povertà energetica.
L’idea alla base del provvedimento UE è che i vari Stati membri predispongano finanziamenti, misure di sostegno e altri strumenti consoni per affrontare le barriere di mercato e realizzare gli investimenti necessari alla trasformazione del parco immobiliare. Approccio necessario proprio per non far ricadere l’onere direttamente sui proprietari.
Eppure i continui rinvii nel recepimento disegnano una direzione ben precisa, e in aperto contrasto con le norme comunitarie, ricalcando quanto già avvenuto con le norme sulle emissioni auto. Il Senato riporta che la questione è stata inserita come odg impegnando il Governo ad “assumere ogni opportuna iniziativa finalizzata al recepimento, compatibilmente con i vincoli di bilancio e con gli equilibri di finanza pubblica, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 aprile 2024 sulla prestazione energetica nell’edilizia, cosiddetta Case Green, entro i termini previsti.”
Cosa “rimane” nel Ddl di delegazione europea 2025?
Sotto il profilo energetico-ambientale il testo approvato a Palazzo Madama riporta la delega al Governo per l’adeguamento al Regolamento (UE) 2024/1735 sulle tecnologie a zero emissioni nette. L’esecutivo dovrà adottare uno o più decreti legislativi entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, individuando uno Sportello unico delle attività produttive (SUAP) territorialmente competente come referente unico per agevolare e coordinare le autorizzazioni. La competenza resterà alle amministrazioni centrali per i progetti di interesse strategico ma l’ENEA fornirà collaborazione e supporto per qualificare i progetti di produzione a zero emissioni.
Dovrà essere recepito nell’ordinamento nazionale anche il Regolamento (UE) 2024/1244 riguardante il portale delle emissioni industriali e la comunicazione dei dati ambientali. In questo caso il Governo ha dodici mesi dall’entrata in vigore della legge per adottare i decreti legislativi (previo parere della Conferenza Stato-regioni). Dovrà inoltre:
- Creare strumenti telematici per rendere i dati ambientali nazionali accessibili al pubblico in modo continuo, gratuito e senza registrazione.
- Razionalizzare le comunicazioni richieste alle imprese ed eliminare oneri informativi superflui, garantendo però la continuità dei dati storici.
- Prevedere che le autorità regionali possano effettuare le dichiarazioni annuali sulle emissioni per conto dei gestori di impianti di allevamento e acquacoltura.
- Definire criteri e formati per valutare la qualità delle informazioni fornite dai gestori, i quali restano responsabili della veridicità dei dati anche durante la fase transitoria di messa a punto dei sistemi informatici.
- Prevedere sanzioni proporzionate e dissuasive, introducendo anche strumenti per ridurre il contenzioso (come la diffida ad adempiere). I proventi delle multe saranno destinati al miglioramento dei controlli.
A queste si aggiungono specifiche deleghe per: la direttiva 2024/1760 del 13 giugno 2024, relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità; direttiva (UE) 2024/3019 del 27 novembre 2024, concernente il trattamento delle acque reflue urbane; direttiva (UE) 2024/3101 del 27 novembre 2024, che modifica la direttiva 2005/35/CE relativa all’inquinamento provocato dalle navi e all’introduzione di sanzioni amministrative in caso di violazioni.











