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Campagna Amica, mangiare cibo sano non è un privilegio ma un diritto di tutti

Campagna Amica si impegna su obiettivi concreti: educazione alimentare, sviluppo delle filiere corte per valorizzare le aree interne ed evitarne lo spopolamento, rispetto del suolo, rapporto tra agricoltura e salute. Una rete di produttori che parla di sostenibilità

Campagna Amica, mangiare cibo sano non è un privilegio ma un diritto di tutti
Dominga Cotarella, presidente della Fondazione Campagna Amica (Foto Coldiretti)

I Mercati di Campagna Amica si stanno trasformando: da luogo dove si costruisce il rapporto di fiducia tra produttore e consumatore a veri e propri spazi di incontro, di formazione e informazione. L’accordo sottoscritto tra ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e Coldiretti ne sottolinea il ruolo di cerniera tra consumatori e territorio e l’impegno per l’educazione alimentare, primo passo per compiere scelte consapevoli. Ne parliamo con Dominga Cotarella, presidente della Fondazione Campagna Amica.

Valorizzare le aree interne

Qual è il ruolo della Fondazione Campagna Amica nel recente accordo che Coldiretti ha sottoscritto con l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani)? Possiamo dire che è un’alleanza naturale perché riguarda il territorio, non tanto per le grandi città ma sicuramente per le aree più interne.

Diciamo che ha una doppia valenza. Si basa sulla centralità delle aree interne perché ci piace ricordare che oltre il 90% dei prodotti a denominazione riconosciuta viene realizzata proprio nei piccoli comuni, quindi quelli con meno di 5mila abitanti.

Pertanto, è evidente l’importanza dei piccoli comuni. Come Terranostra – l’associazione ambientalista di Coldiretti di cui sono presidente – desideriamo ricordare che un agriturismo su due sta proprio in queste aree interne, che diventano a loro volta uno strumento per evitarne lo spopolamento.

Nella piccola, media o grande città dobbiamo ricordare quanto sia importante il ruolo dei mercati. Soprattutto negli ultimi anni abbiamo cercato di trasformare il valore aggiunto dei nostri mercati: da luogo dove si costruisce il rapporto di fiducia tra produttore e consumatore a veri e propri spazi di incontro, di formazione e informazione.

Dietro ogni prodotto agricolo ci sono delle persone

Perché è importante conoscere l’origine di un prodotto?

Nel protocollo si parla proprio dell’importanza dell’origine. Nei mercati l’origine è di per sé chiara: si conosce non solo il territorio ma anche le persone che lavorano dietro a un prodotto agricolo.

Pertanto si crea un rapporto di fiducia nei confronti del produttore di cui Campagna Amica è garante.

Pensiamo a quanto questo sia importante nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri. Da qui al prossimo mese abbiamo deciso di muoverci in sinergia con i comuni per dare una seconda possibilità a strutture abbandonate: portare la luce dove c’è degrado umano e sociale.

Dove c’è disperazione, Campagna Amica vuole portare la speranza del fare.

Campagna Amica negli ospedali: il legame tra agricoltura e salute

Recentemente avete portato in ospedale i Mercati di Campagna Amica, un passo importante per dimostrare il nesso tra agricoltura e salute.

Questa straordinaria esperienza in collaborazione con il Policlinico Gemelli è stata un’occasione di crescita anche per noi. Infatti, i nostri agricoltori sono stati entusiasti e hanno espresso la volontà di portare il Mercato anche in altri ospedali.

È necessario parlare del legame tra alimentazione e salute se vogliamo ridurre di un terzo la morte legata alle malattie non trasmissibili, come ci ricordano anche gli Obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

La Cucina Italiana patrimonio Unesco

L’Unesco ha riconosciuto la Cucina Italiana patrimonio immateriale dell’Umanità. Qual è il filo che lega agricoltura e turismo?

L’alimentazione è protagonista. Come Campagna Amica comunichiamo l’importanza di un’alimentazione sana portando la campagna fuori dalla campagna.

Anche la cucina è una forma di bellezza che racconta l’Italia nel mondo, è uno dei motivi per cui i turisti vengono in Italia.

Oggi si parla sempre più spesso di turismo integrato, allora dobbiamo parlare di un progetto unico mantenendo la distintività. Ad esempio, chi viene a Roma può vedere il Colosseo, o anche vivere un’esperienza in un’azienda che produce vino, olio o formaggio.

Quindi l’agricoltura ha un ruolo fondamentale nel creare una differenziazione dell’offerta che può allungare il periodo di permanenza del turista in Italia, ma può anche generare consapevolezza nei consumatori.

Educazione alimentare nelle scuole come educazione rurale

Da dove parte questa consapevolezza?

L’educazione alimentare nelle scuole è il primo passo per creare questa consapevolezza: ci si abitua fin da piccoli a mangiare sano e a fare scelte che diventeranno più consapevoli in età adulta.

Ritengo che si debba inserire l’educazione alimentare in un concetto più ampio di educazione rurale: ovvero riscoprire le origini e il ciclo produttivo, ovvero cosa c’è dietro ogni singolo prodotto agricolo. Lo diamo per scontato, ma purtroppo non è così.

Per questo andiamo a parlare nelle scuole con i docenti, che hanno un ruolo centrale, e con i bambini che diventano in un certo senso lo strumento per parlare anche ai genitori.

La libertà di scelta passa dalla chiarezza delle informazioni

Consapevolezza è anche libertà di scelta. Ma non c’è ancora completa chiarezza sull’origine dei prodotti.

Il problema principale è la consapevolezza, poi ovviamente uno è libero di scegliere tra una passata di pomodoro veramente italiana e una passata definita italiana ma che non è realmente tale.

Questo è possibile perché l’ultima fase di trasformazione sostanziale avviene in Italia. Per questo insistiamo sull’origine e sul fatto che si debba eliminare l’ultima fase di trasformazione: un prodotto alimentare – agricolo o zootecnico – si può definire italiano quando tutta la filiera è italiana.

Come sostiene giustamente il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, non siamo contro il libero mercato. Anzi, vogliamo portare sempre di più il Made in Italy agroalimentare nel mondo, ma chiediamo che chi vuole entrare nel mercato italiano ed europeo sia tenuto a rispettare le nostre stesse regole.

Esportare il vero agroalimentare italiano è utile anche a contrastare l’Italian Sounding.

Torniamo così al nodo del problema, la conoscenza e la trasparenza. Oggi, purtroppo, una cosa è legale ma è sleale nei confronti dei consumatori.

Combattere i disturbi del comportamento alimentare

Lei è molto impegnata sul fronte dei disturbi alimentari con la Fondazione Cotarella, che promuove stili di vita sani attraverso l’educazione alimentare e si occupa di prevenzione e sostegno delle fragilità.

Questo progetto è dedicato a creare maggiore sensibilità rispetto ai disturbi del comportamento alimentare. Mangiare cibo sano non è un privilegio ma un diritto di tutti.

Il cibo è il vero valore democratico: dobbiamo seminare non solo educazione ma consapevolezza, conoscenza e coscienza.

Oggi i disturbi del comportamento alimentare sono una piaga: in Italia ci sono oltre 3mila casi noti oltre a tutti quelli che non sono noti. L’anoressia e la bulimia sono le principali espressioni di disturbo alimentare, ma ce ne sono altri come l’ortoressia o la vigoressia.

Purtroppo l’età media si è abbassata a otto anni. Dobbiamo assolutamente seminare speranza e far innamorare i nostri ragazzi del cibo sano.

Oltre alle malattie del disturbo del comportamento alimentare, non dobbiamo dimenticare che i cibi ultra processati sono il pilastro dell’alimentazione dei giovani. Per questo ritengo che in questo scenario i Mercati di Campagna Amica debbano avere un ruolo sempre più centrale.

Un anno e mezzo fa sono nate le notti gialle, che portano la campagna in contesti non agricoli come la città e rendono i mercati protagonisti insieme all’ambiente urbano.

Campagna Amica e i giovani

Qual è il rapporto della Fondazione Campagna Amica con i giovani?

Oggi è sempre più importante l’ascolto: tutti parlano ma pochi ascoltano, e soprattutto i giovani hanno bisogno di essere ascoltati e di ricevere segnali di speranza.

Faccio riferimento alle parole del nostro segretario generale, Vincenzo Gesmundo: il vero concetto di speranza non è l’attesa ma la speranza nel fare.

Noi costruiamo futuro attraverso il cibo. Questo ci deve portare ad essere consapevoli delle uniche armi che possiamo promuovere, ovvero le parole del cibo, l’ascolto e soprattutto prendersi cura dell’altro attraverso il cibo.

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About Author / Isabella Ceccarini

Europeista sostenitrice dell’Italia, non ama i confini mentali e geografici. Di formazione umanistica, è curiosa delle novità e affascinata dalla contaminazione tra saperi diversi. Giornalista da più di trent’anni, ha lavorato a lungo come caporedattore per un trimestrale di politica universitaria e ricerca. Ha scritto a quattro mani il libro Perché l’università. Riflessioni sull’etica del sapere che raccoglie pensieri e interviste a esponenti di spicco del mondo dell’istruzione superiore e di organizzazioni internazionali. Ha collaborato con diverse case editrici alla stesura di libri e cataloghi per mostre ed eventi occupandosi di progettazione e coordinamento editoriale. È attenta ai temi etici di cui ha scritto per il mensile della Società San Vincenzo de’ Paoli e ha fatto parte della giuria del Premio letterario Città di Castello nella sezione riservata ai giovani. Organizza e modera tavole rotonde su temi che spaziano dalla salute all’agricoltura, nonché corsi di formazione per i giornalisti. Ha ideato e condotto due eventi per il format #leparolevalgono di Treccani. Dal 2017 è entrata a far parte del team di Rinnovabili dove si dedica in particolare all’agrifood ma ama anche allungare lo sguardo ai temi ambientali. Per Rinnovabili progetta e conduce Agrifood Forum, evento annuale sulla sostenibilità alimentare.