Alimentazione: siamo quello che mangiamo, ma sappiamo cosa mangiamo?

Siamo sicuri di conoscere bene gli alimenti che arrivano sulle nostre tavole? Zombie Food è un interessante studio curato dal Centro Studi Divulga di Coldiretti che ci aiuta a capire cosa mangiamo. Dagli alimenti mascherati alle etichettature fuorvianti tante sono le minacce alla salute dei consumatori. Per questo è importante essere attenti e consapevoli

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via depositphotos.com

di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) Sappiamo sempre cosa mangiamo? Riconosciamo gli alimenti mascherati, ovvero le manipolazioni che trasformano le materie prime con l’aggiunta di agenti chimici dannosi per la salute? Un interessante studio curato da Felice Adinolfi e Lucrezia Modesto per il Centro Studi Divulga di Coldiretti, dal titolo Zombie Food, può essere illuminante per capire cosa arriva sulle nostre tavole. Dagli alimenti mascherati alle etichettature fuorvianti tante sono le minacce alla salute dei consumatori.

Gli alimenti ultra processati sono dannosi per la salute

Da queste pagine abbiamo messo tante volte in guardia dal consumo di alimenti ultra processati in quanto dannosi per la salute. Eppure il loro consumo non accenna a calare, anzi è in aumento a dimostrazione di una certa “distrazione” nei confronti del nostro benessere.

Il mercato alimentare è sempre più ricco di cibi “con” (che riportano in etichetta la presenza di alcuni elementi in aggiunta agli ingredienti di base) e cibi “senza” (quelli a cui manca qualcosa rispetto agli ingredienti di base). Entrambe le categorie ottengono questi prodotti attraverso processi di trasformazione che non sono né naturali né salutari.

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La convenienza delle multinazionali del cibo

Le multinazionali del cibo tendono a promuoverli come salutari e convenienti, e riscuotono pure molto successo: in Europa gli alimenti ricchi di addensanti, dolcificanti e coloranti rappresentano in media circa un quarto delle calorie assimilate, negli Stati Uniti la percentuale raggiunge addirittura il 60%. Nei paesi a basso reddito il consumo si attesta intorno al 30%.

L’Italia è il Paese dove il consumo di alimenti ultra processati è più contenuto (14%).

Un dato francamente molto preoccupante riguarda bambini e adolescenti: negli Stati Uniti e in Canada consumano alimenti ultra processati rispettivamente per il 65-70% e il 60% dell’apporto calorico complessivo.

Obesità e malattie non trasmissibili

Numerosi studi scientifici concordano nel ritenere questi cocktail di additivi estremamente dannosi per la salute, infatti sono ritenuti responsabili dell’incremento dell’obesità e delle cosiddette malattie non trasmissibili (diabete, cancro, patologie cardiovascolari). Studi recenti sembrano attribuire al consumo protratto di alimenti ultra processati anche problemi di declino cognitivo. Quella che ormai è un’evidenza incontrovertibile è la relazione tra l’assunzione di cibi ultra processati da bambini e l’insorgenza dell’obesità da adulti.

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La potenza del marketing

Cominciamo col dire che il cibo non è tutto uguale perché le pratiche agricole sono diverse (dal bio all’impiego variabile di fertilizzanti e pesticidi). Ma soprattutto sono diversi i gradi di trasformazione a cui un cibo è sottoposto: gomme, oli idrogenati, coloranti, acidificanti, sostanze strutturanti sono alcune delle sostanze con cui i vari processi costruiscono il sapore e la consistenza finale degli alimenti.

Potenza del marketing: far passare un prodotto manipolato – dove delle materie prime d’origine rimane poco o nulla – per un alimento comodo, economico e salutare. Così il messaggio rassicurante in etichetta diventa una sorta di irresistibile sirena che cattura il consumatore.

Pane e cereali

Zombie Food ci mette davanti a realtà che non avremmo mai sospettato. Cosa ci può essere di più sano del pane? Il pane sano, ovvero quello fatto solo con acqua, farina e lievito. Perciò dobbiamo essere consapevoli che la calda e croccante baguette che sfornano i supermercati non solo parte da forme surgelate (e questo si sapeva) ma può arrivare a contenere fino a quindici ingredienti che con acqua, farina e lievito non hanno niente a che vedere.

E i cereali per una colazione sana? Possono avere anche trenta additivi diversi. Il famigerato olio di palma (anche se ora se ne usa meno, o almeno non usarlo è diventato un motivo di vanto) viene raffinato, sbiancato e deodorato prima di entrare nella lista degli ingredienti di creme spalmabili, biscotti e dolci.

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Materie prime a basso costo standardizzate dalle trasformazioni

Le multinazionali del cibo hanno capito quale sterminato vantaggio si potesse trarre dall’utilizzo di materie prime a basso costo che, standardizzate dalle trasformazioni, avrebbero aperto infinite possibilità.

Perché certi alimenti “affascinano” il nostro palato? Come è spiegato in Zombie Food, «calibrando l’equilibrio tra sale, zuccheri e grassi si cerca quello che in letteratura viene definito “bliss point”, ovvero punto di beatitudine, funzionale a creare quanta più dipendenza possibile da un piacere a buon mercato e pronto da essere consumato».

A un certo punto è diventato chiaro il danno alla salute causato dal cibo spazzatura. Ma niente paura, è bastato miscelare gli ingredienti con altre sostanze per procedere a quello che viene definito health washing, cioè una ripulita a suon di poche calorie, zero zuccheri, poco sale… Ed ecco che si arriva ai prodotti “zero”, “senza”, “con”.

Attenzione però, perché non è tutto oro quello che luccica: per dare aspetto o sapore gradevole a un determinato alimento si toglie un ingrediente ma se ne aggiunge un altro sicuramente meno sano.

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Il supermercato sembra una farmacia

Le pubblicità e gli scaffali dei supermercati sono invasi da prodotti che sembrano la panacea di tutti i mali: invecchiamento, intestino pigro, colesterolo alto e mille altre cose da curare con prodotti “con” e “senza”.

In sostanza si vendono prodotti a persone sane convincendole subdolamente di essere malate. Il pericolo occulto è che in presenza di un reale problema organico invece di andare dal medico si pensa di risolverlo con qualche integratore.

Ci sembra emblematica la pubblicità ingannevole di alcune acque minerali: bere e trasformarsi in una top model dal fisico mozzafiato è un attimo.

Non basta contare le calorie, gli alimenti non sono equivalenti

Non bisogna nemmeno fare un conto matematico delle calorie, perché gli alimenti non sono equivalenti: per fare un esempio, bere una bibita gassata potrebbe avere le stesse calorie di una porzione di frutta, ma sicuramente non ha lo stesso valore in termini di nutrizione sana.

Un’altra operazione di marketing molto scaltra delle multinazionali del cibo è quella di finanziare attività di ricerca che in realtà sono indirizzate a proprio vantaggio: le interpretazioni scientifiche sono usate per promuovere la reputazione nutrizionale e il consumo dei prodotti ultra processati.

Zombie Food cita il caso di una di queste iniziative smascherata dal “New York Times” nel 2015: la Coca Cola finanziò una rete di ricercatori dell’Università del Colorado per dimostrare che tutte le calorie sono uguali, quindi che le bibite gassate portano all’obesità come qualunque altro cibo.

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I danni del consumo prolungato di un mix di additivi

Gli scienziati mettono in guardia dalle conseguenze che un consumo prolungato di sostanze artificiali può portare alla salute umana.

Esistono numerosi studi sugli effetti avversi delle singole sostanze, ma si sa ancora poco di quello che deriva dall’assunzione continuativa di un mix di additivi: secondo alcune ricerche non è da escludere che abbiano un effetto cancerogeno, neurotossico e di alterazione del metabolismo.

Un capitolo a parte riguarda i dolcificanti, molto usati nei cibi “senza”. Il più usato è l’aspartame (E951), ma anche in questo caso l’invito alla prudenza è d’obbligo per i motivi indicati sopra.

Le etichette

Una mano a questa deriva anti-salute la danno anche sistemi di etichettatura fuorvianti che non permettono ai consumatori di capire qual è il valore reale degli alimenti.

La riflessione di Zombie Food sulle etichette vuole metterci in guardia dal rischio, tutt’altro che remoto, di far passare per salutari gli alimenti che non lo sono. Un rischio contro il quale anche associazioni come Slow Food combattono da anni una battaglia rigorosa.

L’etichetta Nutriscore classifica i cibi in base a cinque categorie di salubrità con i colori del semaforo. Funziona con un algoritmo che valuta il contenuto di grassi, zuccheri e sale per cento grammi di prodotto. Qui entrano in gioco le multinazionali che, come abbiamo visto, trattano gli alimenti nel modo per loro conveniente (ma non altrettanto per la salute).

Secondo l’algoritmo le patatine fritte surgelate e la Coca Cola hanno il semaforo verde e sono subito dietro a una mela biologica; olio extravergine d’oliva e Parmigiano Reggiano hanno il bollino rosso, praticamente dei veleni.

Stupisce che al penultimo posto del ranking ci siano alimenti che sono alla base della Dieta Mediterranea, regime riconosciuto dagli scienziati come sano ed equilibrato.

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L’arma dei consumatori è la scelta

Riflettiamo per un momento in tutta serenità: riteniamo più sane le patate surgelate o un boccone di Parmigiano? Ci sentiamo di rispondere che è buona la seconda. Per non parlare dell’olio evo: chi mai ne beve un bicchiere durante un pasto?

Ovvio che per le multinazionali del cibo questo tipo di etichetta apre grandi spazi di manovra (e di manipolazione dei consumatori) e soprattutto profitti miliardari.

Come consumatori, però, ricordiamo che abbiamo in mano un’arma potentissima: la scelta. Cerchiamo di essere sempre informati, leggiamo le etichette con attenzione, non facciamoci incantare dagli slogan falsamente salutistici e continuiamo a tifare per la natura.

Dopotutto, l’agricoltura italiana è la più green d’Europa. Teniamolo a mente quando andiamo a fare la spesa.

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