Dazi al 30%. Il “bullismo economico” del presidente USA promette di creare un caos dei mercati globali e di avere ricadute drammatiche sul comparto agroalimentare europeo. Il disegno è chiaro: disgregare l’Europa, aprire il mercato europeo alle importazioni statunitensi e ridurre il debito pubblico interno. Manca una reazione unita e forte dell’Europa che, ricordiamolo, è una grande potenza economica con 450 milioni di abitanti

Le ricadute sull’agroalimentare europeo
I dazi al 30% che il presidente USA vuole imporre all’Europa dovrebbero diventare operativi dal 1° agosto. E per chi reagisce raddoppieranno.
Creeranno un caos dei mercati globali che andrà ben oltre i rapporti Europa-Stati Uniti e che avrà ricadute drammatiche sul comparto agroalimentare europeo.
Fino a qualche giorno fa si ragionava nei termini di un possibile 10% (come la percentuale spuntata dalla Gran Bretagna) e l’UE pensava a una trattativa in tal senso. Non la migliore soluzione possibile, ma forse quella che avrebbe permesso una ripartizione del danno tra le due sponde dell’Oceano.
L’instabilità pericolosa del “bullismo economico”
Da quando è salito su questa altalena, il presidente Trump sale e scende continuamente contraddicendo oggi quello che aveva detto ieri.
Indignazione e preoccupazione nel mondo dell’agricoltura sono alle stelle di fronte a quello che è stato definito da più parti “bullismo economico”. Un atteggiamento che si era placato ad aprile con il crollo dei mercati finanziari e l’indebolimento del dollaro e dei titoli del Tesoro USA.
I bulli picchiano i deboli e incassano dai più forti. È esattamente quello che sta accadendo con Trump che, come vedremo, scatena reazioni molto diverse in Europa: chi vuole trattare a oltranza per limitare i danni, chi vuole rivolgersi ad altri mercati, chi vuole restituirgli la pariglia, chi è disorientato dal voltafaccia di un alleato storico.
Un disegno chiaro dietro ai dazi al 30%
Quello che al momento manca, purtroppo, è una reazione unita e forte dell’Europa che – non dimentichiamolo – è una grande potenza economica con 450 milioni di abitanti.
Il disegno del presidente USA è chiaro già dal suo precedente mandato: disgregare l’Europa in cui vede un competitor più che un alleato. Ma l’obiettivo è anche aprire il mercato europeo alle importazioni statunitensi e ridurre il debito pubblico rimpinguando le casse federali grazie alle maggiori entrate dei dazi.
Capire questo aiuterebbe a mettere da parte le titubanze e gli interessi dei singoli Stati – che muovendosi da soli sarebbero inevitabilmente perdenti – per fare fronte comune e aprire trattative serie e responsabili.
A maggior ragione nel difficile contesto geopolitico attuale, che richiederebbe l’unità del mondo occidentale.
Confagricoltura: i dazi al 30% sono inaccettabili
«I dazi al 30% vanno oltre ogni più cupa previsione e sono assolutamente inaccettabili. Per l’agricoltura europea, e per quella italiana, sarebbero una condanna che va a colpire non solo il settore primario, ma l’economia di interi Paesi», ha dichiarato Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e del COPA, l’associazione che riunisce 22 milioni di agricoltori europei.
Per questo Giansanti ritiene che si potrebbe aprire un confronto sulle barriere non tariffarie.
L’UE ha standard agroalimentari molto elevati che non intende abbassare: è anche grazie a questi standard di qualità che i nostri prodotti sono così apprezzati.
Che senso avrebbe importare prodotti agricoli coltivati con pesticidi proibiti nell’UE o carni trattate con ormoni, vietati in Europa? E avrebbe senso aprire il mercato europeo ai prodotti taroccati – di cui gli USA sono i primi produttori – che danneggiano le tradizioni agroalimentari dei territori?
È realistico, allora, pensare di sostituire gli USA con altri mercati?
«Come Europa dobbiamo essere uniti nel negoziato e trovare una soluzione che non affossi l’economia del nostro continente e che non metta in discussione i sistemi produttivi sul tema delle barriere non tariffarie».
Coldiretti: un assist al fiorente mercato dell’Italian Sounding
Coldiretti quantifica in 2,3 miliardi di euro di danni diretti i dazi al 30% annunciati da Donald Trump.
«L’impatto in termini di prezzi maggiorati per i consumatori americani si tradurrebbe inevitabilmente in ricadute anche sulle aziende italiane, vista la richiesta di “sconti” da parte degli importatori riscontrata nelle scorse settimane.
La diminuzione dei consumi si traduce inevitabilmente in prodotto invenduto per le imprese tricolori, costrette a cercare nuovi mercati.
Senza dimenticare che l’eventuale scomparsa di molti prodotti italiani dagli scaffali americani rappresenterebbe un assist per la già fiorente industria dell’Italian Sounding, stimata in un valore di 40 miliardi».
Secondo una proiezione Coldiretti, «con il dazio al 30%, le tariffe aggiuntive arriverebbero al 45% per i formaggi, al 35% per i vini, al 42% per il pomodoro trasformato, al 36% per la pasta farcita e al 42% per marmellate e confetture omogeneizzate».
UIV: i dazi al 30% sono quasi un embargo per i vini italiani
«È bastata una lettera per scrivere la pagina più nera dei rapporti tra due storici alleati dell’Occidente. Il 30% di dazio sul vino, se venisse confermato, sarebbe quasi un embargo per l’80% del vino italiano.
A questo punto il destino nostro e di centinaia di migliaia di posti di lavoro è vincolato ai tempi supplementari, che saranno fondamentali, perché è impensabile poter collocare altrove nel breve periodo questi volumi di vino.
Contestualmente, servirà senz’altro un intervento straordinario dell’UE», ha commentato Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini.
L’Italia è il paese più esposto per quanto riguarda il vino: il nostro export verso gli Stati Uniti vale circa 2 miliardi di euro, pari al 24% dell’export totale di vino italiano.
L’export europeo verso gli USA vale quasi 5 miliardi di euro l’anno, quello proveniente dagli USA è di 318 milioni di euro.
Le vendite di alcolici UE negli USA (vino incluso) generano un fatturato di 8 miliardi di euro a fronte di un import di 1,3 miliardi.
Federvini rileva inoltre che per ogni dollaro speso in prodotti europei di qualità, si generano 4,50 dollari nell’economia americana. Questo dato indurrà Trump a riflettere sulle conseguenze dei dazi sul mercato interno?
Bufala Campana Dop: un danno ingente
Per Domenico Raimondo, presidente del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop, i dazi al 30% porteranno a un sensibile calo delle vendite che potrebbe avere effetti negativi anche sull’occupazione.
Raimondo fa una considerazione che riguarda l’intero settore dell’agroalimentare: con i dazi al 30% le nostre aziende perdono la metà del loro fatturato.
Se oggi una mozzarella da un chilo costa tra 60 e 80 dollari (che al ristorante arriva a 200-250 dollari), è difficile pensare che con un rincaro del 30% le persone continueranno a comprarla.
Fa un appello all’unità dell’Europa, che deve parlare con una voce sola se vuole avere un potere negoziale: «Trump punta a dividerci. Dobbiamo essere coesi, lui ha una sola parola, noi abbiamo 27 voci differenti».
Lunelli: l’UE deve rispondere in modo deciso
Matteo Lunelli, presidente di Bisol1542 e Ceo del Gruppo Lunelli, pensa che il dialogo sia impossibile con chi dimostra di non essere più un partner alla pari ma un avversario aggressivo.
Gli Stati Uniti sono un mercato importante, ma la situazione è cambiata in modo imprevedibile e altalenante: una incertezza che pesa più dei dazi e non permette di elaborare una strategia.
Dopo aver dimostrato apertura alla trattativa, è giunto il momento della fermezza. Ma soprattutto si deve rispondere con una voce sola: giocando in ordine sparso, i paesi UE usciranno sconfitti e indeboliti.
Gli USA erano il primo mercato estero del Gruppo, che ora sta pensando ad altri sbocchi.
Lunelli è convinto che i dazi penalizzino tutti, in Europa e negli USA. Non servono barriere, l’Europa deve andare verso un mercato più aperto e unito, ritrovando in questo anche le sue radici e i suoi valori.
CIA-Agricoltori Italiani: l’Europa deve negoziare unita
«I dazi al 30% minacciati da Trump sono una proposta irricevibile. L’Europa sia unita e non arresti il negoziato. Bisogna scongiurare una guerra commerciale con gli Stati Uniti, che sarebbe catastrofica per tutto il settore agroalimentare», ha dichiarato il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini.
«Serve un’azione diplomatica forte per trovare una soluzione e non compromettere i traguardi raggiunti finora.
L’export agroalimentare negli USA è cresciuto del 158% in dieci anni e oggi gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato di riferimento mondiale per cibo e vino Made in Italy, con 7,8 miliardi di euro messi a segno nel 2024.
L’Italia può e deve essere capofila in Europa nel negoziato con Trump, visto che abbiamo anche più da perdere. Gli USA, infatti, valgono quasi il 12% di tutto il nostro export agroalimentare globale, mettendoci in testa alla classifica dei Paesi UE».
Le perplessità negli USA
Il settore statunitense del vino ha criticato apertamente la decisione di Trump di imporre i dazi al 30% per colpire le importazioni dell’Unione Europea.
Ben Aneff, presidente della U.S. Wine Trade Alliance, ha dichiarato che l’indotto del vino europeo sostiene migliaia di posti di lavoro negli USA: distributori, ristoratori, commercio al dettaglio.
Gli effetti dei dazi sono già visibili: è bastata la minaccia di nuove tariffe per portare a migliaia di licenziamenti nel settore vinicolo.
Pertanto, la U.S. Wine Trade Alliance ha firmato insieme ad altre associazioni una lettera in cui chiede a Trump di tornare al tavolo delle trattative per raggiungere un accordo, che sarà vantaggioso per entrambe le parti.












