Per interrompere questo circolo vizioso serve un cambio di rotta strutturale.

Crisi del clima e acqua sono intrecciate in una relazione sempre più preoccupante
Il legame tra clima e acqua rappresenta oggi una delle relazioni più preoccupanti e complesse del nostro tempo. Il rapporto di Italy for Climate analizza la crisi idrica nazionale. L’Italia si scalda più rapidamente della media globale e triplicano gli eventi estremi. Così il Paese mantiene il primato dei prelievi idrici in Europa.
La profonda interconnessione tra clima che cambia e acqua è al centro del nuovo rapporto “Troppa o troppo poca. L’acqua in Italia in un clima che cambia”, realizzato da Italy for Climate (il centro studi su clima ed energia della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile) e presentato alla Venice Climate Week 2026. Lo studio evidenzia come la penisola si stia riscaldando più velocemente della media globale, con effetti diretti e profondi sul ciclo idrico. Negli ultimi 50 anni l’aumento della temperatura media atmosferica in Italia è stato di 2°C, un fattore che incrementa l’evaporazione (aumentando il rischio di siccità) ma che causa anche l’immagazzinamento di maggiore umidità in atmosfera, alimentando la violenza delle precipitazioni.
Quando l’acqua è troppa: triplicano gli eventi estremi in Italia
Gli eventi estremi, come alluvioni e grandinate intense, sono quasi triplicati in appena sei anni, passando dai 660 del 2019 ai 1.670 del 2025. Il fenomeno colpisce in primis il Nord Italia, dove si concentra il 60% dei casi: si registrano circa 1.550 eventi in Veneto, 1.300 in Lombardia, 950 in Piemonte, 800 in Friuli-Venezia Giulia e 750 in Emilia-Romagna.
Ad aggravare il quadro contribuisce la cementificazione: nel 2024 sono stati consumati 7.850 ettari di suolo (quasi il 70% in più rispetto al 2016). Ciò ha aumentato l’impermeabilizzazione dei terreni esponendo al rischio alluvione 2,9 milioni di famiglie, 1,5 milioni di edifici, 643mila aziende e 34mila beni culturali. Tra il 1980 e il 2024, i danni da eventi climatici estremi sono costati all’Italia 145 miliardi di euro (una cifra seconda in Europa solo a quella della Germania), con una fortissima accelerazione recente: ben il 25% di tutte le perdite di un arco di 45 anni si è concentrato tra il 2021 e il 2024.
Anche il Mediterraneo risente del riscaldamento: nel 2023 ha superato per la prima volta i 20°C di temperatura media annua superficiale, favorendo specie invasive aliene come l’Amphistegina lobifera, passata da un solo sito nel 2010 a ben 33 nel 2024. A Venezia il mare è già 41 cm più alto rispetto a fine Ottocento, con oltre 200 alte maree registrate nel 2024. Come sottolinea Andrea Barbabella, Responsabile Scientifico di Italy for Climate, le piogge intense al Nord e i razionamenti idrici estivi al Sud si stanno trasformando in una preoccupante nuova normalità.
Il dramma della scarsità: l’italia in stress idrico
All’opposto si colloca lo scenario della troppo poca acqua. L’Italia è in stress idrico: preleva il 27% dell’acqua complessivamente disponibile sul territorio, superando la soglia di allerta del 20% insieme a Malta, Cipro e Spagna.
La disponibilità d’acqua è calata del 20% in cent’anni. Nel trentennio 1991-2020 l’Italia ha registrato mediamente 135 miliardi di m³ all’anno. Tuttavia, con circa 2.300 m³/anno pro capite, la risorsa idrica rinnovabile è circa la metà della media europea (pari a 4.400 m³), collocando il Paese in fondo alla classifica, pur davanti a Spagna, Germania (entrambe con circa 2.100 m³) e Polonia (1.600 m³). Il 2022 è stato l’anno con minore disponibilità idrica da un secolo di rilievi, con meno della metà d’acqua rispetto alla media dell’ultimo trentennio.
A testimoniare la gravità del nesso tra clima e acqua è lo stato delle riserve solide. Le precipitazioni nevose si sono dimezzate dagli anni Cinquanta (da oltre 16 a 8 miliardi di m³ all’anno), mentre i ghiacciai si sono ridotti di più del 30% per area e spessore. La Marmolada ha perso l’80% del proprio volume nell’ultimo secolo e, secondo le previsioni, non vedrà il 2050.
Italia prima in Europa per prelievi e perdite di rete
Nonostante la contrazione delle riserve, l’Italia detiene il record europeo di prelievi idrici, con circa 36 miliardi di m³ nel 2023 (Spagna 33, Francia 26, Germania 24). Il settore agricolo è il principale idrovoro, con 17 miliardi di m³ prelevati nel 2023, secondo solo alla Spagna.
Particolarmente critica è la situazione nei consumi civili, dove l’Italia registra un prelievo di oltre 8 miliardi di m³ nel 2023, primato d’Europa. Di questi, l’85% proviene da acque sotterranee di alta qualità, con impatti ambientali superiori (la media UE si ferma al 66%). Su questo comparto grava la piaga delle perdite di rete: ben il 42% dell’acqua immessa si disperde prima di raggiungere i rubinetti, in costante peggioramento rispetto al 32% del 2008. Anche l’industria italiana segna un record di prelievi con 6,6 miliardi di m³ (superando i 6,2 della Germania), mentre il settore elettrico si attesta a 4 miliardi di m³ (guidato dalla Francia con 16 miliardi).
Clima e acqua: la strada della circolarità e le misure di adattamento
Per interrompere questo circolo vizioso serve un cambio di rotta strutturale. Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, delinea le priorità: è indispensabile passare da una gestione lineare a un modello circolare. Ciò richiede il risparmio idrico in tutti i settori, la ristrutturazione delle reti per azzerare le dispersioni, il riuso irriguo delle acque affinate (con recupero di fosforo e azoto dai fanghi di depurazione) e il riutilizzo delle acque piovane.
Parallelamente, servono misure di adattamento strutturali: fermare la cementificazione e l’impermeabilizzazione, ripristinare le aree umide e le fasce fluviali, e realizzare bacini di accumulo delle piogge nelle zone urbane e periurbane. Interventi che necessitano di una chiara analisi dei rischi, di pianificazione dell’adattamento climatico e di risorse finanziarie stabili e durature che vadano oltre i termini di scadenza dei fondi del PNRR. Solo affrontando in modo sistemico il nesso tra clima e acqua l’Italia potrà tutelare la sua risorsa più preziosa e mitigare gli effetti di questa crisi strutturale.












