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Iraq: il fragile risveglio delle paludi mesopotamiche tra siccità e speranza

Un segnale di resilienza per l’area di Al-Chibayish, che resta tuttavia stretta tra le incertezze dei flussi transfrontalieri e il peso dell'industria petrolifera.

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Via Depositphotos

Iraq: torna l’acqua nelle paludi storiche dopo anni di siccità

Dopo anni di declino idrico e desertificazione, le paludi storiche dell’Iraq registrano un inaspettato innalzamento dei livelli dell’acqua. Un segnale di resilienza per l’area di Al-Chibayish, che resta tuttavia stretta tra le incertezze dei flussi transfrontalieri e il peso dell’industria petrolifera.

Le paludi del sud dell’Iraq, considerate da molti la culla della civiltà e il leggendario Giardino dell’Eden, stanno vivendo un momento di rara, seppur precaria, tregua. Secondo quanto riportato recentemente da Reuters, dopo anni di siccità, l’acqua sta finalmente tornando a riempire i canali e le pianure alluvionali del delta del Tigri e dell’Eufrate.

Al-Chibayish torna a respirare

Un inatteso innalzamento dei livelli idrici ha rigurdato l’area di Al-Chibayish, nella provincia di Dhi Qar. Qui, la vita della comunità Ma’dan (gli Arabi delle paludi) dipende interamente dalla salute dell’ecosistema. Negli ultimi anni, la vista delle imbarcazioni tradizionali, le mashoof, incagliate nel fango secco era diventata il simbolo della crisi climatica in Iraq.

Oggi lo scenario sta mutando. Il ritorno dei flussi idrici ha permesso alla biodiversità locale di rifiorire: le canne si sono rinverdite e i bufali d’acqua, fondamentali per l’economia locale, sono tornati a pascolare in zone precedentemente desertificate. Tuttavia, come sottolineano gli esperti locali, questo innalzamento non dovrebbe indurre a un facile ottimismo. Sebbene l’acqua sia visibilmente aumentata, la stabilità di questo processo è subordinata a variabili climatiche e politiche che sfuggono al controllo diretto delle comunità locali.

La complessità idrologica dell’Iraq

Uno studio pubblicato su ScienceDirect ha evidenziato come il bilancio idrico delle paludi mesopotamiche sia il risultato di un’equazione complessa tra evaporazione estrema, tassi di salinità e apporti fluviali.

L’innalzamento dei livelli osservato ad Al-Chibayish è attribuibile a una combinazione di piogge invernali superiori alla media e a una gestione più mirata dei rilasci dalle dighe a monte. Tuttavia, lo studio di avverte che la qualità dell’acqua rimane un problema critico: l’aumento dei livelli non sempre corrisponde a una diminuzione della salinità, che continua a minacciare la fauna ittica e la potabilità per il bestiame. La frammentazione degli habitat dovuta alla siccità degli anni passati ha creato cicatrici ecologiche che richiederanno decenni di stabilità idrica per essere rimarginate.

Iraq tra petrolio e sete

Il ritorno dell’acqua avviene in un contesto di profonda crisi strutturale. L’Iraq vive un paradosso energetico e ambientale: il settore petrolifero sta indirettamente alimentando la crisi climatica.

L’industria estrattiva irachena è responsabile di ingenti emissioni di gas serra e inoltre consuma volumi massicci di acqua dolce per le operazioni di iniezione nei pozzi, sottraendo risorse preziose all’agricoltura e al ripristino delle zone umide. Il settore agricolo, che tradizionalmente impiega la maggior parte della forza lavoro rurale, si trova a competere il settore petrolifero, quando inoltre le temperature estive superano regolarmente i 50 gradi centigradi.

Le minacce transfrontaliere e il futuro delle risorse idriche

Oltre alla gestione interna, il futuro dell’Iraq e delle sue paludi è legato a doppio filo alle politiche idriche dei paesi vicini, in particolare Turchia e Iran. La costruzione di grandi dighe a monte ha drasticamente ridotto la portata storica dei fiumi Tigri ed Eufrate. Senza trattati internazionali vincolanti sulla condivisione delle acque, i periodi di sollievo come quello attuale ad Al-Chibayish rischiano di rimanere episodi isolati in un trend di lungo termine verso l’inaridimento.

In questo scenario, la transizione verso energie pulite e l’adozione di tecnologie per l’irrigazione efficiente diventano imperativi non più rimandabili. La conservazione delle paludi, dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2016, non è solo una questione di tutela del paesaggio, ma una strategia di adattamento climatico fondamentale: le zone umide agiscono infatti come naturali regolatori termici e serbatoi di carbonio.

Una resilienza da proteggere

Il ritorno dell’acqua nelle paludi irachene è una notizia che offre respiro a un ecosistema sull’orlo del collasso, ma la strada per una ripresa definitiva è ancora lunga. Il caso di Al-Chibayish dimostra che la natura possiede una straordinaria capacità di recupero se le viene data l’opportunità, ma la pressione antropica e climatica sull’Iraq resta ai massimi storici.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.