La crescita economica continua a disaccoppiarsi dalle emissioni, ma trasporti e costruzioni restano i settori più difficili da decarbonizzare.

Le emissioni di gas serra in UE scendono mentre l’economia cresce
Nel 2025, le emissioni prodotte dall’economia e dalle famiglie dell’Unione europea sono infatti stimate in 3,3 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, con una riduzione del 17,2% rispetto al 2015, nonostante nello stesso arco temporale il PIL dell’UE sia aumentato del 17,5%. Si tratta delle prime stime anticipate che Eurostat pubblica sei mesi dopo la conclusione dell’anno di riferimento, elaborate per offrire un quadro tempestivo dell’andamento delle emissioni prodotte dalle attività economiche e dai consumi delle famiglie. Si tratta di un calo costante che migliora ulteriormente anche i risultati pubblicati nel 2025 dall’Agenzia Europea dell’Ambiente, riferiti al 2024.
L’aspetto più interessante però è proprio che, nello stesso periodo, il valore aggiunto e l’attività economica abbia continuato a crescere, confermando il progressivo disaccoppiamento tra sviluppo economico e impatto climatico.
Il risultato assume particolare rilevanza perché deriva dai conti europei delle emissioni atmosferiche, uno strumento che classifica le emissioni in base alle attività economiche che le producono e consente di metterle direttamente in relazione con indicatori economici quali valore aggiunto, occupazione e produttività. Questo approccio permette di valutare non solo quanto si emette, ma anche l’efficienza climatica dei diversi settori produttivi.
Emissioni gas serra in UE: chi inquina di più oggi
L’analisi settoriale evidenzia come la riduzione delle emissioni non sia stata uniforme. Il comparto che ha registrato il miglior risultato è quello della produzione di elettricità, gas, vapore e aria condizionata, con un calo del 45,3% rispetto al 2015. Seguono le attività estrattive, che riducono le proprie emissioni del 33,3%, il settore manifatturiero (-16,0%), le famiglie (-14,7%) e il settore dei servizi, che registra una flessione dell’11,9%.
Riduzioni più contenute interessano invece agricoltura, silvicoltura e pesca (-5,9%) e il comparto della fornitura idrica, gestione dei rifiuti e bonifiche, che limita le proprie emissioni del 2,6%.
Trasporti e costruzioni: principali ostacoli alla decarbonizzazione europea
Tra le eccezioni più evidenti troviamo il comparto dei trasporti. Secondo le stime di Eurostat, tra il 2015 e il 2025 le emissioni del settore del trasporto e magazzinaggio sono aumentate del 10,9%, uno dei pochi incrementi registrati tra le principali attività economiche dell’Unione europea. Un andamento che conferma come la decarbonizzazione della mobilità rappresenti ancora una delle sfide più complesse della transizione energetica europea.
A spiegare questa dinamica contribuisce soprattutto la crescita dei volumi di traffico, in particolare nel trasporto merci su strada, che ha compensato gran parte dei benefici derivanti dall’introduzione di veicoli più efficienti e di tecnologie a basse emissioni.
Lo stesso quadro emerge dall’analisi dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), Principali tendenze e fattori determinanti delle emissioni di gas serra nell’Unione europea. Il rapporto evidenzia infatti che le emissioni del trasporto stradale sono aumentate del 24% rispetto al 1990, sia nel trasporto passeggeri sia in quello merci. Secondo l’AEA, la domanda di mobilità ha continuato a crescere più rapidamente dei progressi ottenuti grazie all’efficienza dei veicoli e alla diffusione delle motorizzazioni a basse emissioni.
Anche il settore delle costruzioni mostra una tendenza opposta rispetto alla maggior parte dell’economia europea. Le stime Eurostat indicano infatti che tra il 2015 e il 2025 le emissioni sono aumentate dell’11,4%, confermando come anche questo comparto richieda interventi più incisivi per contribuire agli obiettivi climatici dell’Unione.
Le differenze tra i Paesi europei
L’evoluzione positiva interessa la quasi totalità dell’Unione europea. Tra il 2015 e il 2025, le emissioni di gas serra sono diminuite in 23 Stati membri, mentre sono aumentate soltanto in quattro. Le riduzioni più consistenti sono stimate per Estonia (-41,7%), Finlandia (-30,7%) e Germania (-27,3%).
All’estremo opposto si collocano Malta (+169,4%), Cipro (+10,7%), Lituania (+9,5%) e Romania (+5,4%), gli unici Paesi che registrano un incremento delle emissioni nel periodo considerato.
Un dato accomuna però tutti gli Stati membri: tra il 2015 e il 2025 il prodotto interno lordo è cresciuto ovunque, mentre il PIL dell’intera Unione europea è aumentato complessivamente del 17,5%. Questo conferma come la crescita economica europea stia diventando progressivamente meno dipendente dall’aumento delle emissioni climalteranti.
Il ruolo del settore energetico per la riduzione delle emissioni di gas serra in UE
L’andamento conferma che la principale leva della riduzione delle emissioni resta il sistema energetico. Per l’AEA, tra il 1990 e il 2024 le emissioni della produzione di elettricità e calore sono diminuite del 58%, grazie alla sostituzione del carbone con fonti rinnovabili e combustibili meno emissivi, al miglioramento dell’efficienza energetica e alla crescita della produzione eolica e fotovoltaica. Nello stesso periodo il consumo di carbone nelle centrali elettriche è crollato, mentre la quota delle energie rinnovabili è aumentata fino a rappresentare una componente sempre più rilevante del mix energetico europeo.
L’AEA evidenzia inoltre che tra il 1990 e il 2024 il PIL europeo è cresciuto di oltre il 70%, mentre le emissioni nette sono diminuite del 40%. Oggi l’Unione europea rappresenta circa il 5% delle emissioni globali, contro circa il 14% registrato nel 1990.
La sfida verso la neutralità climatica
Le nuove stime Eurostat mostrano come la decarbonizzazione europea stia procedendo nella maggior parte dei comparti produttivi, ma evidenziano anche dove saranno necessari gli interventi più incisivi nei prossimi anni.
Energia, industria e famiglie stanno riducendo progressivamente il proprio impatto climatico, mentre trasporti, costruzioni e alcune attività legate all’uso del territorio continuano a rappresentare i principali ostacoli al raggiungimento degli obiettivi climatici europei.
La capacità di proseguire il disaccoppiamento tra crescita economica ed emissioni sarà determinante per rispettare gli obiettivi del Green Deal europeo e della Legge europea sul clima, che prevedono il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050, mantenendo al tempo stesso competitività, sicurezza energetica e sviluppo economico.











