Pichetto al Parlamento: "Valuteremo tutte le soluzioni che saranno definite nel Tavolo in corso presso il Mimit"

Impianti di Brindisi e Civitavecchia in assetto di ‘riserva fredda’
L’addio al carbone dell’Italia si è rivelato un processo molto lontano dalle promesse iniziali e, proroga sarda a parte, oggi ha assunto più la forma di un “affettuoso arrivederci”. Le centrali termoelettriche di Brindisi e di Civitavecchia, oggi ferme soprattutto per una questione di competitività economica piuttosto che di rispetto del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), continueranno infatti a far parte della strategia di sicurezza energetica nazionale.
Una posizione più volte ribadita dal Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin — sebbene le valutazioni in merito siano ancora in corso — e riconfermata durante l’ultima interrogazione in Parlamento. “I due siti produttivi — ha spiegato il numero uno del MASE — rimangono disponibili, seppure in un assetto di ‘riserva fredda’. Pertanto, allo stato attuale i due impianti non producono energia […] ma restano potenzialmente pronti ad entrare in esercizio tempestivamente e secondo precise condizioni, in caso di situazioni di emergenza connesse alle criticità dell’approvvigionamento del gas naturale, analoghe a quelle del 2022”.
Il costo insostenibile del carbone
La questione della riattivazione non è semplice come possa sembrare, dal momento che l’impegno a cessarne l’utilizzo sul territorio continentale entro la fine dello scorso anno è stato messo nero su bianco nel PNIEC trasmesso alla Commissione Europea. Per ottenere una “proroga on demand”, l’Italia dovrà prima trattare con Bruxelles per modificare il proprio Piano Energia-Clima.
Ma sarà necessario affrontare anche la questione costi.
Con un prezzo delle quote ETS intorno ai 90-95 euro per tonnellata di CO2, il costo operativo per produrre un MWh di elettricità con il carbone appare decisamente insostenibile rispetto alle altre fonti. Un costo destinato ad alzarsi se le centrali in questione saranno tenute ferme in attesa dell’operatività. Questo, pertanto, significa anche dover pensare a un sistema di compensazione o supporto per i gestori, e una ridefinizione degli investimenti oggi pianificati per la riqualificazione.
In corso valutazioni tecniche
Secondo quanto rivelato da Pichetto, al momento sono già in corso da parte del MASE “valutazioni tecniche più approfondite sulle condizioni e sui requisiti di natura tecnica, regolatoria ed economica riguardanti l’assetto in riserva fredda, nel rispetto delle norme UE in materia”. L’obiettivo? Tutelare il profilo strategico degli impianti ai fini della sicurezza del sistema per non incorrere in una seconda crisi energetica.
“In ogni caso, come Governo, siamo pronti a facilitare qualsiasi percorso di riqualificazione industriale delle aree di Brindisi e Civitavecchia, anche aprendo allo smantellamento delle centrali, qualora le condizioni di sicurezza energetica lo consentano, attraverso una valutazione di tutte le soluzioni che saranno definite nel Tavolo in corso presso il Mimit, che ha già avviato la procedura di nomina di un commissario ad hoc anche per l’area di Civitavecchia”.
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