Rinnovabili • Crisi energetica 2022 vs 2026, trova le differenze Rinnovabili • Crisi energetica 2022 vs 2026, trova le differenze

Crisi energetica 2022 vs crisi 2026, trova le differenze

Dal gas russo al GNL del Golfo: come cambia la crisi energetica europea nel 2026. Analisi su prezzi, scorte e strategie dei governi UE.

Crisi energetica 2022 vs 2026, trova le differenze
via depositphotos

Crisi energetica 2022 vs 2026: cosa cambia per il mercato europeo

Per la seconda volta in soli quattro anni l’Europa sta affrontando un severo shock energetico. E per la seconda volta imprese e consumatori devono fare i conti con l’accesa volatilità dei prezzi del gas. Ma tra la crisi energetica del 2022 e questa del 2026 esistono delle differenze sostanziali che potrebbero determinare effetti diversi nonostante le cause siano pressoché simili.

Sia l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia allora che la guerra in Medio Oriente oggi hanno colpito i flussi energetici. Ovviamente la chiusura dello stretto di Hormuz sta determinando (o rischia di farlo a brevissimo) interruzioni in diverse catene di approvvigionamento globali, che vanno ben oltre i soli carburanti fossili.

Ma volendo focalizzarci solo sul mercato del gas le dinamiche a monte appaiono simili: scoppio del conflitto, flussi ridotti, spesa energetica in salita, Governi pronti a mettere in campo misure fiscali. E previsioni per l’inverno 2026-2027 che sono tutt’altro che rassicuranti.

Guardando però da vicino appaiono visibili differenze, sia positive che negative.

L’impatto del Green Deal sulla resilienza UE

Rispetto alla crisi energetica del 2022, oggi l’Europa appare più preparata. Non tanto a livello di risposte messe in campo, governate sempre da strategie a singhiozzo, quanto da una serie di processi interni avviati fin dal lancio del Green Deal europeo. Le energie rinnovabili sono cresciute, l’efficienza energetica è migliorata e l’elettrificazione dei consumi è avanzata. A titolo di confronto, tra il 2021 e il 2024 la capacità rinnovabile europea è cresciuta del 37% con 190 GW aggiunti in quattro anni, abbastanza da ridurre le importazioni di gas di circa 50-60 miliardi di metri cubi, secondo gli analisti di ECCO.

La nuova dipendenza dal GNL

Anche la “mancanza” appare differente. A differenza del 2022, quando il principale elemento di vulnerabilità per l’Europa riguardava soprattutto la disponibilità di gas naturale russo, la crisi energetica attuale appare più ampia. E non solo perché le tensioni attuali riguardano anche il petrolio.

Il gas naturale liquefatto (GNL) è divenuto parte essenziale della strategia di diversificazione dell’import europeo a sostituzione del carburante di Mosca. “Questo implica potenziali effetti su una quota più estesa del sistema energetico, con ripercussioni maggiori sui prezzi dell’energia – molti contratti long-term di GNL sono indicizzati ancora al Brent – più che sulla sicurezza degli approvvigionamenti”, spiega il think thank italiano.

Tuttavia l’Europa appare meno esposta di altre potenze economiche allo stop del GNL del Golfo. Nel dettaglio, il carburante qatarino rappresenta solo il 9% del GNL importato e circa il 4% dell’import totale di gas all’interno del Blocco.

La più dipendente nell’UE risulta essere l’Italia che tuttavia è anche il Paese con i più alti livelli di riempimento delle riserve. Inoltre il Belpaese inizierà a ricevere gas naturale liquefatto dall’impianto statunitense Golden Pass LNG, joint venture tra QatarEnergy ed Exxon Mobil, proprio per colmare un potenziale deficit di approvvigionamento in caso di prolungamento del conflitto.

I prezzi del gas: dal record 2022 ai rincari 2026

Vale la pena osservare da vicino anche l’andamento dei prezzi. Anche in questo caso la crisi energetica del 2022 prende virtualmente le distanze da quella del 2026. Una delle differenze principali è che quattro anni fa le commodity energetiche erano già entrate in una spirale di rincari ancor prima dello scoppio della guerra in Ucraina. Il motivo? La ripresa dei consumi post lockdown del Covid, che aveva fatto aumentare velocemente la domanda di gas fin da metà del 2021.

Il picco si è toccato ad agosto 2022 con prezzi sopra i 239 euro per MWh, trainati dall’interruzione e riduzione delle forniture di gas tramite gasdotto dalla Russia, che ha alimentato le aspettative di una carenza persistente di approvvigionamento.

Ovviamente sul mercato hanno influito anche altri fattori, come spiega un recente report dell’ESMA. Si è ad esempio osservata una correlazione positiva tra i volumi scambiati e il prezzo del gas, indicando che la domanda cresceva proprio mentre i prezzi subivano i rincari più drastici, specialmente nella settimana del 23 agosto.

E alcune utility elettriche hanno accumulato grandi posizioni di acquisto (“long”) su varie scadenze, a volte con incrementi repentini durante i picchi di prezzo, contribuendo a tendere ulteriormente il mercato. Di pari passo le importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) sul mercato spot hanno aumentato i costi, contribuendo a spingere verso l’alto i prezzi degli hub europei.

Oggi i rincari, almeno al momento in cui scriviamo, appaiono più contenuti, sebbene in netto rialzo rispetto al 2025. Il 28 febbraio, con l’attacco di Stati Uniti ed Israele in Iran, il prezzo TTF del gas nel mercato europeo è schizzato da circa 31,8 €/MWh ad oltre 54,6 €/MWh, per raggiungere il picco il 19 marzo 2026 con 61,9 €/MWh. Ora la situazione, seppure ancora critica sotto il profilo degli approvvigionamenti, si è rapidamente ridimensionata lato prezzi.

I futures europei del gas naturale continuano a salire e scendere in risposta alle notizie sull’accordo tra USA ed Iran, ma i prezzi si posizionano sotto i 45 €/MWh. E la domanda europea di gas è decisamente più bassa di quella del 2022.

Gli aiuti messi in campo contro la crisi energetica

Anche per questo motivo gli aiuti stanziati finora per tamponare la crisi energetica del 2026 appaiono di un ordine di grandezza inferiore a quelli stanziati durante lo shock precedente, come sottolinea Alexander Roth di Bruegel. Parliamo di quasi 14 miliardi di euro contro i circa 500 miliardi di euro offerti nel 2022.

Ma c’è un ma. La risposta tuttavia appare ancora “scomposta” e non solo perché l’entità delle risorse messe in campo cambia da Paese in Paese. Molti Stati continuano a optare per ampi tagli fiscali sull’energia; interventi che incidono sul deficit annuale, non risultano mirati e scoraggiano ulteriori misure di risparmio energetico.

Per la precisione – scrive la Reuters riportando le analisi del Centro energetico Jacques Delors – delle oltre 180 misure adottate dai governi europei per affrontare l’attuale shock fossile, meno di 10 risultano finalizzate al taglio dei consumi e sono per lo più volontarie. Interventi resi invece obbligatori (o per lo meno più incisivi) durante la scorsa crisi.

Perché i Ventisette preferiscono ora puntare su aiuti fiscali e generalizzati – sconsigliati anche dal Fondo Monetario Internazionale – invece che promuovere da subito il risparmio? Essenzialmente per paura. Paura di risultare impopolari o innescare il panico, a cui si aggiunge una certa tendenza alla cautela. Con i prezzi del gas naturale ancora sotto ai livelli 2022 e senza carenze immediate, i governi UE mostrano per ora un maggior spazio di manovra rispetto ai governi asiatici.

Tuttavia appare ormai certo che il riempimento degli stoccaggi di gas sarà più lento di quanto avverrebbe in condizioni di mercato normali, nonostante la Commissione abbia invitato i Ventisette a velocizzare le operazioni di rifornimento.

Uno dei problemi essenziali è proprio l’andamento dei prezzi sul mercato gas, dove i contratti a breve termine sembrano più costosi di quelli per il prossimo inverno, non offrendo pertanto incentivi ad un’azione più rapida oggi. Con il rischio però di mancare il target dell’80% di livello di riempimento, rendendo il mercato europeo del gas più vulnerabile agli eventi meteorologici e ai prezzi del GNL invernale. In altre parole il prossimo inverno potrebbe replicare o persino superare i picchi di agosto 2022.

Rinnovabili •

About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili, le rassegne regionali e le newsletter tecniche. Oggi, tra le altre cose, si occupa della copertura quotidiana delle novità normative sulle fonti rinnovabili, delle politiche energetiche nazionali, europee ed asiatiche, e dei grandi temi connessi all'innovazione e al mercato. Segue da vicino i brevetti e le ricerche scientifiche sulle tecnologie, con un focus su sistemi di accumulo, fotovoltaico, eolico e geotermia. Ha pubblicato articoli legati all'hi-tech e alle rinnovabili su Repubblica.it. Dal 2025 è Vice Direttrice della testata.