Filosa e Blume sollecitano Bruxelles: servono incentivi, bonus CO₂ e una strategia industriale per sostenere i produttori europei di BEV nella nuova competizione globale

Stellantis e Volkswagen, insieme per sostenere le elettriche europee
L’Europa, con la Germania, è il secondo produttore al mondo di auto elettriche. Dopo la Cina, ma prima degli Stati Uniti. Ed ora i due big dell’automotive europei, Stellantis e Volkswagen, chiedono sostegno a Bruxelles affinché si mettano sul piatto misure di sostegno per i produttori di BEV made in Europe. A domandarlo sono i numeri uno delle due aziende, Antonio Filosa per Stellantis e Oliver Blume per VW, dalle pagine de Il Sole 24 Ore.
“In Europa si sta aprendo una nuova fase di competizione geopolitica. Il commercio, la tecnologia e la capacità industriale vengono utilizzati più che mai per rafforzare gli interessi di poteri nazionali. L’Europa deve decidere rapidamente come rispondere a queste sfide“, scrivono i due top manager, ricordando che “l’industria automobilistica europea ne è parte integrante, generando l’8% del PIL europeo ogni anno e dando lavoro a 13 milioni di persone“.
Sanzioni trasformate in investimenti
Secondo Filosa e Blume “esiste un conflitto di obiettivi tra la pressione sui costi a breve termine, la dipendenza da paesi terzi e la resilienza strategica a lungo termine”. Da qui la richiesta di usare “il denaro dei contribuenti europei…per promuovere la produzione europea e attrarre investimenti nell’UE“. Oltre al sostegno economico da Bruxelles, i capi delle due aziende chiedono anche un regolamento specifico per ricevere un bonus CO2, che “dovrebbe essere riconosciuto anche per tutti i suoi veicoli elettrici. L’industria automobilistica avrebbe così un incentivo positivo a mantenere la propria produzione nell’UE e a destinare i miliardi di euro risparmiati in sanzioni a investimenti vitali sul territorio nazionale“.
Stellantis e Volkswagen: stoccata a Bruxelles
Per Filosa e Blume sarebbe un errore costruire una “barriera protezionistica attorno a ogni settore di lavoro“. Ed il riferimento è ai dazi nei confronti dell’import di auto cinesi, ed insistono sulla necessità di “costruire o rafforzare la nostra resilienza in componenti strategici selezionati” perché “l’Europa deve decidere con urgenza se vuole diventare un mercato per gli altri o rimanere un produttore e una potenza industriale anche in futuro“.
Auto europee per europei
I due Ceo hanno evidenziato che entrambe le aziende hanno sempre costruito automobili da europei per europei e che circa nove veicoli su dieci venduti nell’Unione europea sono prodotti nel territorio dell’UE. Ma allo stesso tempo l’attività europea deve confrontarsi con la concorrenza di importatori che operano in condizioni normative e sociali meno rigorose rispetto a quelle europee.
Ogni veicolo che soddisfa i criteri made in Europe dovrebbe ricevere un’etichetta – spiegano Filosa e Blume – “e beneficiare di diversi vantaggi, ad esempio incentivi nazionali all’acquisto o appalti pubblici. Ma gli incentivi all’acquisto a livello di veicolo non sono sufficienti: i produttori che concentrano la maggior parte della loro produzione in Europa dovrebbero ottenere vantaggi che compensino almeno i costi aggiuntivi associati al made in Eu”.












