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Hormuz, Iran rivendica il controllo formale dello Stretto

Dal punto di vista iraniano, la formalizzazione del controllo sullo Stretto di Hormuz suona come una dichiarazione di vittoria della guerra in corso con gli Stati Uniti e Israele, anche se è nei fatti non è altro che una rivendicazione illegale sul territorio di altri Paesi.

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Via Depositphotos

L’Iran ha rivendicato in modo unilaterale il controllo sullo Stretto di Hormuz

L’Iran ha pubblicato una mappa con cui ha rivendicato in modo unilaterale il controllo sullo Stretto di Hormuz, in un’area che si estende fino alle acque territoriali degli Emirati Arabi Uniti e dell’Oman.

Con un post su X, la Persian Gulf Strait Authority della Repubblica Islamica dell’Iran ha definito la propria zona di esercizio, rivendicando il controllo su una fascia di territorio che va da Kuh-e Mubarak in Iran fino al sud di Fujairah negli Emirati Arabi Uniti, all’ingresso orientale del canale, e dall’estremità dell’isola di Qeshm in Iran fino a Umm al-Quwain negli Emirati Arabi Uniti, all’ingresso occidentale. La zona comprende dunque le acque territoriali degli Emirati Arabi Uniti e l’Oman. In base a tali rivendicazioni, tutte le navi che transitano nell’area definita sono tenute a richiedere un’autorizzazione preventiva dalla PGSA.

Bahrein, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno inviato una lettera congiunta all’IMO, avvertendo le navi commerciali e mercantili di non interagire con la PGSA né di attraversare la rotta marittima secondo il percorso designato dall’Iran.

All’inizio di maggio l’Iran aveva istituito una procedura di richiesta basata su email per le navi che intendevano transitare nello stretto. Finora, gli unici operatori che avrebbero pagato i pedaggi alla PGSA sarebbero principalmente le navi della “shadow fleet” della Cina. Nessun operatore occidentale ha ammesso pubblicamente di aver pagato il pedaggio, anche perché ciò potrebbe esporli alle sanzioni statunitensi.

Dal punto di vista iraniano, la formalizzazione del controllo sullo Stretto di Hormuz suona come una dichiarazione di vittoria della guerra in corso con gli Stati Uniti e Israele, anche se è nei fatti non è altro che una rivendicazione illegale sul territorio di altri Paesi.

La mappa pubblicata dalla PGSA comprende anche il Porto emiratino di Fujairah

La mappa pubblicata dalla PGSA comprende anche il Porto di Fujairah, hub fondamentale per il gasdotto degli Emirati Arabi Uniti che bypassa Hormuz. Gli EAU pianificano di costruire un secondo oleodotto che dovrebbe raddoppiare la capacità di esportazione tramite Fujairah entro il 2027. Il Paese, già esposto agli attacchi iraniani, dovrebbe quindi prepararsi a una difesa attiva di tale infrastruttura.

L’iniziativa militare di Trump ha consolidato il potere dell’Iran sullo stretto ed è sempre più chiaro che Teheran non si accontenterà di un accordo che riporti allo status quo prebellico. Ian Bremmer, politologo statunitense e presidente di Eurasia Group, ha commentato lucidamente: “Trump ha stracciato l’accordo di Obama con l’Iran. Ora, però, qualsiasi accordo firmerà sarà peggiore e più debole di quello che ha abbandonato“.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.