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Come l’Europa può utilizzare l’ETS per gestire anche l’assorbimento di carbonio

"La decisione sul trasferimento delle rimozioni al sistema di scambio delle emissioni dell'UE è attualmente in sospeso e la Commissione Europea deve presentare una proposta in merito entro il 2026. Il nostro studio dimostra che le obiezioni a questa proposta possono essere confutate", spiega Michael Pahle, ricercatore del PIK.

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Immagine realizzata con IA

Potenziale dell’ETS in Europa: rimuovere dall’atmosfera fino a 86 milioni di tonnellate di CO2 all’anno entro il 2050

Il sistema di scambio di quote di emissioni dell’UE per il settore energetico e le industrie ad alta intensità energetica potrebbe fornire incentivi alle imprese per rimuovere dall’atmosfera tra 68 e 86 milioni di tonnellate di CO2 all’anno entro il 2050, a seconda dell’evoluzione dei costi. Un nuovo studio di modellizzazione ha quantificato il potenziale dell’ETS in Europa e ha sottolineato come l‘integrazione graduale delle rimozioni nel sistema di scambio possa evitare incentivi fuorvianti, offrendo allo stesso modo all’industria una maggiore sicurezza nella pianificazione delle emissioni residue difficili da abbattere.

Lo studio, condotto dal Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK) e pubblicato su Joule, arriva mentre a Bruxelles è in corso un acceso dibattito sull’ETS e sulla revisione completa del sistema prevista entro il mese di luglio.

“Con questa proposta scientificamente fondata, ci rivolgiamo all’attuale dibattito politico di Bruxelles sulla futura regolamentazione della rimozione del carbonio“, spiega Michael Pahle, ricercatore del PIK e coautore dello studio. “La decisione sul trasferimento delle rimozioni al sistema di scambio delle emissioni dell’UE è attualmente in sospeso e la Commissione Europea deve presentare una proposta in merito entro il 2026. Il nostro studio dimostra che le obiezioni a questa proposta possono essere confutate“.

Due metodi di rimozione innovativi e incoraggianti

Il gruppo di ricerca ha utilizzato il modello di calcolo LIMES-EU sviluppato presso il PIK, che ottimizza le decisioni di investimento. L’analisi riguarda UE, Regno Unito e Norvegia e si focalizza su due metodi di rimozione innovativi: l’utilizzo di sistemi di filtraggio dell’aria (“cattura diretta dall’aria”) e la combustione di biomassa con sequestro di CO2 (“bioenergia con cattura del carbonio”).

Il potenziale di rimozione dell’ETS in Europa

“Il potenziale di rimozione che abbiamo calcolato darebbe un contributo significativo all’attuazione degli obiettivi climatici dell’UE“, afferma Darius Sultani, ricercatore del PIK e autore principale dello studio. “Naturalmente, sono necessari anche programmi di sostegno specifici per la rimozione delle emissioni al fine di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e, successivamente, la rimozione netta di carbonio. Ma lo spazio fiscale è limitato ed è opportuno sfruttare al meglio lo strumento di mercato del commercio delle emissioni. Mostriamo come questo potrebbe funzionare e come rafforzi persino l’accettazione delle politiche climatiche”.

Includere nel sistema le aziende che si occupano della rimozione delle emissioni

In questo momento le aziende guardano all’ETS con preoccupazione: nel 2039 la riduzione annuale delle quote di emissione per il settore energetico e le industrie ad alta intensità energetica raggiungerà lo zero e le emissioni di CO2 in linea di principio non saranno più ammesse. Attualmente si sta discutendo di attenuare i tempi, ma lo studio offre una possibile soluzione: includere nel sistema le aziende che si occupano della rimozione delle emissioni. Queste ultime verrebbero premiate per le loro “emissioni negative” con certificati del sistema di scambio, da rivendere poi alle aziende che non hanno (ancora) tagliato completamente le proprie emissioni di CO2.

Lo studio ha mostrato che gli investimenti nelle due nuove tecnologie di rimozione diventeranno sempre più attraenti, sebbene il mix tecnologico dipenderà in massima parte dalla misura in cui i costi potranno essere ridotti grazie ai progressi tecnici nella filtrazione dell’aria. Inoltre, la ricerca ha rivelato che il prezzo del carbonio formato dal sistema di scambio delle emissioni aumenterà fino a raggiungere i 400 euro per tonnellata entro il 2050, per poi stabilizzarsi a un livello di poco inferiore nella seconda metà del secolo per via dell’inclusione delle rimozioni.

Un modello graduale di implementazione

La ricerca suggerisce quindi di integrare la rimozione del carbonio nel sistema di scambio delle emissioni. Raccomanda un approccio graduale per garantire che la priorità resti la rapida riduzione delle emissioni verso lo zero e che la rimozione del carbonio tramite bioenergia non comprometta la biodiversità o il ciclo dell’acqua.

In un primo momento, dovrebbero essere stabiliti standard precisi per il monitoraggio, la rendicontazione e la verifica. In un secondo momento, i progetti di rimozione verrebbero trasferiti nel sistema di scambio, in quantità crescenti evitando incentivi fuorvianti per gli investitori. Solo nella terza fase, vale a dire intorno al 2040, tutte le rimozioni e le emissioni residue sarebbero controllate tramite un prezzo uniforme del carbonio.

Vai allo studio pubblicato su Joule

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.