All’assemblea annuale di Confindustria, il presidente degli industriali chiede che l’energia sia riportata nella competenza esclusiva dello Stato. “Ci sono 4mila permessi richiesti dalle aziende per impianti rinnovabili che risultano ad oggi bloccati”. Nel discorso spazio al nucleare “pronti ad ospitare SMR nei nostri stabilimenti”

C’è tanta energia e non poteva essere diversamente, nel discorso che Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha tenuto oggi in occasione dell’assemblea annuale. Un’energia che tarda ad arrivare, persa nelle maglie della burocrazia locale, e un’energia costosa che minaccia costantemente le aziende nostrane. Ma che allo stesso tempo rappresenta una delle leve fondamentali per rimettere l’impresa italiana al centro della crescita.
Per Orsini sul fronte energetico il Belpaese è oggi “completamente fuori scala e fuori mercato”. Colpa della quota ancora troppo rilevante del gas nel mix elettrico ma anche anche di una scarsa flessibilità di rete che rende l’energia all’ingrosso italiana molto più costosa di quella delle altre grandi economie UE. Anche se il presidente degli industriali punta il dito direttamente sulla scelta passata di rinunciare al nucleare e sugli ostacoli regionali alle rinnovabili.
E lancia una sfida: “È arrivato il momento di decidere, con coraggio e in modo bipartisan: dobbiamo riportare l’energia nella competenza esclusiva dello Stato”.
Un passaggio non semplice dal momento che la Costituzione italiana definisce l’energia una materia di competenza legislativa condivisa tra potere centrale e regionale. Eppure è su buona parte di questa condivisione che si accendono oggi i più grandi scontri in materia di FER.
“Chiediamo coerenza tra le dichiarazioni nazionali e le decisioni sui territori: non si possono invocare più rinnovabili e poi bloccarne le autorizzazioni. Ci sono 4mila permessi richiesti dalle aziende per impianti rinnovabili che risultano ad oggi bloccati”, ha sottolineato Orsini. “Siamo a 85 GW installati, ne servono ancora 50 da realizzare entro 4 anni. Un terzo di quanto installato non è stato ancora allacciato alla rete. Restano 131 GW in attesa di autorizzazione”.
L’appello lanciato da Confindustria a tutte le forze politiche è di “sbloccare le aree idonee per impianti fotovoltaici ed eolici di grande taglia“. Ma anche di agire sul potenziamento dell’infrastruttura elettrica e sulla velocizzazione degli allacci. Il tutto senza dimenticare il gas che, per il presidente dell’associazione rimane un elemento fondamentale “per mantenere la stabilità energetica del Paese”.
Cosa fare allora se l’ennesima crisi fossile fa schizzare in alto i prezzi del gas? La posizione industriale sposa ovviamente il ritorno al nucleare su cui sta lavorando il Governo Meloni e sul quale sicuramente Roma potrebbe aver bisogno di avere la competenza esclusiva in materia energetica. Ma lato primi passi l’associazione è pronta a mettersi a disposizione per sperimentare “in casa” i piccoli reattori modulari (SMR). “Noi per primi, come imprese, siamo disponibili a ospitare i piccoli reattori modulari nei nostri stabilimenti e nei nostri distretti”, ha promesso Orsini.
Nel frattempo Confindustria chiede formalmente la sospensione dell’ETS, il cui costo ha incidenza sia sulle bollette che sui bilanci delle imprese energivore. Secondo Orsini, fermare temporaneamente il sistema di scambio delle emissioni sarebbe l’unico modo per permettere una “revisione migliore” ed evitare che, nell’attesa di nuove regole, le fabbriche siano costrette a chiudere o a delocalizzare.
La gestione dell’ETS è vista come parte di una necessaria “radicale revisione delle politiche climatiche” europee, funzionale alla creazione di un vero mercato unico dell’energia, per il quale il presidente di Confindustria lancia anche un’altra proposta: un unico acquirente europeo dell’energia per abbassare i prezzi.
“Ma non bastano energia e capitali – aggiunge Orsini. – Serve la svolta del debito comune per finanziare investimenti strategici: infrastrutture energetiche, nucleare, mobilità, reti digitali, intelligenza artificiale, ricerca, estrazione di minerali critici, scienze della vita e difesa. E solo così potremo affrontare la posizione dominante raggiunta dalla Cina”.












