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I risultati della conferenza di Santa Marta sulla rinuncia alle fonti fossili

Un punto centrale della conferenza è stata la discussione sull'eliminazione dei sussidi che continuano a mantenere le fonti fossili artificialmente competitive.

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Segmento de Alto Nivel – High Level Segment 28 April 2026, THE FIRST CONFERENCE ON TRANSITIONING AWAY FROM FOSSIL FUELS SANTA MARTA, COLOMBIA

Un nuovo ordine climatico: Il vertice di Santa Marta in Colombia

Il mondo non ha bisogno di nuove promesse, ha bisogno di azioni concrete. Un nutrito gruppo di Paesi, che rappresenta quasi un terzo del PIL mondiale, è pronto ad avanzare nella transizione energetica, ad abbandonare i combustibili fossili e a mettere seriamente in atto gli impegni esistenti per realizzare tutto questo. Dal 24 al 29 aprile, a Santa Marta, Colombia e Paesi Bassi hanno riunito 57 Stati per discutere modi pratici per liberarsi dalla dipendenza di carbone, petrolio e gas e per realizzare gli impegni assunti nell’ambito dell’Accordo di Parigi.

Alla conferenza di Santa Marta, in Colombia, hanno partecipato anche mondo accademico, movimenti sociali, ONG, sindacati, parlamentari, settore privato, banche multilaterali di sviluppo e rappresentanti di popoli indigeni.

Un’ampia piattaforma intergovernativa e multisettoriale, complementare all’UNFCCC

Tre decenni di colloqui sotto l’egida dell’ONU hanno faticato a produrre un percorso chiaro per combattere il cambiamento climatico. In questo contesto si inserisce la prima conferenza mondiale sulla rinuncia alle fonti fossili. Già alla COP28 di Dubai del 2023 il mondo aveva riconosciuto la necessità di abbandonarle e l’urgenza di favorire la transizione dei sistemi energetici per affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici. Da allora, però, non c’è stato alcun passo concreto in tale direzione. Neanche la COP30 del 2025, organizzata in Brasile, era servita a definire una tabella di marcia credibile per via dell’opposizione di un ristretto numero di Paesi produttori o esportatori di petrolio e gas. Il processo decisionale della Conferenza delle Parti ostacola infatti l’adozione di decisioni più ambiziose.

Proprio alla fine della COP30, vista l’impossibilità di arrivare a un accordo su una tabella di marcia, i Governi di Colombia e Paesi Bassi avevano annunciato che avrebbero co-ospitato un vertice a Santa Marta nel mese di aprile 2026. Il vertice non aveva l’intenzione di sostituirsi alla Conferenza delle Parti né voleva fissare nuovi obiettivi da rispettare. Voleva invece offrire un’occasione di confronto sincero e tangibile alla vasta coalizione di Stati favorevoli all’abbandono delle fonti fossili, senza correre il rischio che le discussioni fossero boicottate da pochi Paesi contrari, quelli che storicamente hanno frenato l’azione climatica. Più di recente, inoltre, in ottica di sicurezza energetica, le ostilità nello Stretto di Hormuz hanno sottolineato in maniera ancora più tragica quanto sia rischioso affidarsi alle fonti fossili di importazione.

Colombia e Paesi Bassi dunque hanno scelto di coinvolgere solo un gruppo selezionato di Governi. Paesi come Cina, Russia e Stati Uniti non sono stati invitati proprio perché, secondo gli organizzatori, non avrebbero mostrato lo spirito necessario per far parte della cosiddetta “coalizione dei volenterosi” (anche l’India non è stata invitata).

Risultati chiave della conferenza di Santa Marta in Colombia

Un punto centrale della conferenza è stata la discussione sull’eliminazione dei sussidi che continuano a mantenere le fonti fossili artificialmente competitive. L’idea che è emersa è supportare i Paesi nell’identificare e rendere più trasparenti tali sussidi, sia quelli espliciti che quelli impliciti, sostituendoli con sostegni mirati alle fasce più vulnerabili. I partecipanti alla conferenza si sono accordati per lo sviluppo di piani chiari e utili all’abbandono delle fonti fossili, che siano collegati agli NDC nazionali. Per quanto riguarda il commercio, è stata concordata una linea di cooperazione con l’OCSE per costruire un sistema commerciale libero dai combustibili fossili.

Grazie a questa conferenza, come scritto nella dichiarazione congiunta, Colombia e Paesi Bassi hanno ottenuto 5 risultati che hanno l’intenzione di avviare un percorso orientato a:

  1. Costruire un impegno costante: è stata annunciata una seconda conferenza per il 2027, co-ospitata da Tuvalu e Irlanda. L’evento principale si terrà a Tuvalu, con un incontro preparatorio in Irlanda.
  2. Rafforzare le connessioni: un gruppo di coordinamento dovrà garantire la continuità verso le conferenze successive. Sarà composto dai Paesi leader di diverse alleanze e dai co-ospiti (Colombia, Paesi Bassi, Tuvalu, Irlanda). Questo gruppo di Stati si collegherà con il Gruppo di Attivazione della COP30.
  3. Complementarità con l’UNFCCC: il rapporto della conferenza sarà consegnato alla Presidenza della COP30 per informarla sulla tabella di marcia, il rapporto sarà condiviso prima degli incontri di Bonn a giugno e presentato formalmente alla London Climate Action Week e durante la New York Climate Week.
  4. Canalizzare il potere collettivo: saranno istituiti tre flussi di lavoro principali:
    • a. Lavoro sulle tabelle di marcia: per aiutare i Paesi a interagire con il Panel Scientifico e la NDC Partnership, aiutandoli ad allineare i piani nazionali con i propri impegni climatici.
    • b. Lavoro sulle dipendenze macroeconomiche e architettura finanziaria: per supportare i cambiamenti nei sistemi finanziari, sbloccare i flussi di investimento e affrontare i vincoli del debito e i sussidi.
    • c. Lavoro sull’allineamento produttore-consumatore: supportato dall’OCSE, per mappare modi per mettere in connessione produttori e consumatori verso un sistema commerciale libero da fonti fossili.
  5. Lancio del Science Panel for the Global Energy Transition (SPGET): per aiutare i vari Paesi a smantellare le barriere legali, finanziarie e politiche che bloccano la transizione, allineandosi alla traiettoria di 1,5 gradi di riscaldamento globale.

Il nuovo Panel Scientifico

Il Science Panel for Global Energy Transition sarà guidato da scienziati come Johan Rockström e Carlos Nobre. A differenza dell’IPCC, il panel sarà del tutto indipendente dai Governi, nel senso che non sarà possibile porre alcun veto politico sui testi. Il panel fornirà aggiornamenti annuali e analisi su misura per i singoli Stati e input tecnici sulla transizione energetica.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.