Tappe, scadenze ed obblighi della Direttiva Case Green, EPBD 4 sulle Prestazioni energetiche degli Edifici. Dallo stop alle caldaie a gas al recepimento entro il 2026, dalle Linee Guida della Commissione alle previsioni per l’Italia, una guida completa per raggiungere la decarbonizzazione

Cos’è la Direttiva Case Green dell’Unione Europea
Il tempo stringe e sono numerose le scadenze della Direttiva Case Green fissate con l’ambizione di trasformare l’intero parco immobiliare europeo in un patrimonio composto da edifici ad Emissioni Zero (ZEB).
Il perché di questo target si spiega da sé attraverso i numeri citati nel testo europeo: agli edifici sono imputabili circa metà delle emissioni del particolato fine (PM2,5) dell’Unione, di circa il 40% dei consumi energetici finali e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra associate all’energia.
Ma il cambiamento radicale dovrà passare dalla ristrutturazione di almeno 35 milioni di unità immobiliari europee entro il 2030.
Di questo patrimonio il 75% è inefficiente dal punto di vista energetico, un problema non indifferente se consideriamo che l’85-95% degli edifici esistenti oggi sarà ancora in piedi nel 2050.
L’Italia, e gli altri Stati Membri, sono quindi chiamati all’azione, trasformando il proprio patrimonio costruito, migliorando la qualità della vita dei cittadini ed assicurando un risparmio energetico ed emissivo ambizioso.
Partendo da queste premesse l’Unione Europea ha deciso di prefissarsi degli obiettivi agendo secondo il motto “l’efficienza energetica al primo posto”, puntando a massimizzare l’elettrificazione degli edifici e l’uso di energie rinnovabili, nonchè ad aumentare le performance degli involucri per migliorare la qualità della vita dei residenti.
In questo articolo troverai un riassunti di tutte le scadenze, un’infografica riassuntiva delle tappe intermedie verso la decarbonizzazione totale nel 2050, una sezione FAQ con le domande più frequenti e tutti i PDF dei testi ufficiali.
Gli obiettivi della Direttiva EPBD IV, Energy Performance Building Directive
L’8 maggio 2024 la Direttiva Europea 2024/1275 sulle Prestazioni energetiche degli edifici, Energy Performance of Building Directive (EPBD) è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. La norma è entrata in vigore ufficialmente il 28 maggio 2024, i singoli Stati hanno a disposizione 48 mesi (dall’entrata in vigore) per recepire le disposizioni della direttiva applicandole alla legislazione nazionale.
La scadenza ultima per adeguare la normativa nazionale alla Direttiva EPBD è dunque il 29 maggio 2026.
Mentre entro il 31 dicembre 2026 dovranno essere completati i Piani nazionali di Ristrutturazione, le cui bozze dovranno pervenire alla Commissione Europea entro il 31 dicembre 2025.
Cosa si intende per “Case Green”
Le Case Green sono molto più di semplici edifici con pannelli solari o isolamento termico. Rappresentano un approccio olistico e integrato alla costruzione e riqualificazione che punta a ridurre al minimo l’impatto ambientale e massimizzare l’efficienza energetica durante l’intero ciclo di vita dell’immobile.
In sintesi, una Casa Green è un’abitazione che garantisce la sostenibilità e l’autonomia energetica, caratterizzata da:
- Minimo impatto ambientale ed elevata efficienza energetica: un fabbisogno energetico estremamente basso o quasi nullo, coperto da fonti rinnovabili.
- Emissioni quasi zero o zero: zero emissioni di carbonio in loco da combustibili fossili e un quantitativo trascurabile di emissioni operative di gas serra.
- Materiali sostenibili: utilizzo di materiali ecologici, riciclati e a basso contenuto di carbonio.
- Produzione energetica ottimizzata: progettazione che massimizza il potenziale di produzione di energia solare.
In pratica, si tratta di abitazioni che, dalla loro progettazione alla loro eventuale demolizione, sono pensate per rispettare l’ambiente e ridurre al minimo i consumi.
Chi è obbligato ad adeguarsi: edifici pubblici, privati e residenziali
La Direttiva Case Green impone obblighi di riqualificazione energetica a una vasta gamma di edifici presenti sul territorio europeo. Ma chi è realmente tenuto ad adeguarsi? La normativa distingue tra edifici pubblici, residenziali e non residenziali, con scadenze e vincoli differenti a seconda delle caratteristiche dell’immobile. Conoscere il proprio grado di obbligatorietà è fondamentale per pianificare interventi, accedere agli incentivi disponibili e evitare sanzioni future.
Nuove costruzioni: le scadenze della Direttiva Case Green
Addentrandoci nel contenuto della Direttiva Case Green, è utile, per una lettura più agevole, distinguere tra edifici di nuova costruzione ed edifici sottoposti a ristrutturazione.
Per quanto riguarda i nuovi edifici, è importante tenere a mente due scadenze principali:
- 1° gennaio 2028, tutti gli edifici di proprietà degli enti pubblici dovranno essere a Emissioni zero.
- Si introduce l’obbligo del conteggio del GWP (potenziale di riscaldamento globale-global warming potential) durante il ciclo di vita degli edifici di nuova costruzione con una superficie c.u. superiore a 1000 mq
- 1° gennaio 2030 l’obbligo delle emissioni zero diventa totale per qualsiasi tipologia di nuova costruzione ovvero anche il residenziale così come il conteggio del GWP.

Edifici Residenziali, le scadenze per l’Italia
Entro il 29 maggio 2026 l’Italia ( e gli altri Stati Membri) dovrà inoltre stabilire una traiettoria per la ristrutturazione progressiva del parco immobiliare residenziale adottando i relativi decreti legislativi nazionali.
L’obiettivo è quello di:
- garantire un calo del consumo medio di energia primaria in kWh/(m² a) dell’intero parco immobiliare residenziale durante il periodo 2020-2050;
- individuare il numero di edifici residenziali e unità immobiliari residenziali o la superficie coperta da ristrutturare ogni anno, compreso il numero o la superficie coperta del 43% degli edifici residenziali con le prestazioni peggiori e delle unità immobiliari residenziali.
Per gli Edifici residenziali l’obiettivo sostanziale sarà la riduzione del consumo medio di energia primaria kWh/ (m² a) del patrimonio immobiliare:
- del 16% entro il 2030
- del 20-22% entro il 2035
- ed una progressiva riduzione con revisione ogni 5 anni fino alla decarbonizzazione totale al 2050.
Come accennato in precedenza, per raggiungere gli obiettivi di riduzione energetica, gli Stati membri dovranno garantire che almeno il 55% del calo del consumo medio di energia primaria sia ottenuto attraverso la ristrutturazione del 43% degli edifici residenziali meno performanti.

Edifici Pubblici non residenziali, le scadenze per l’Italia
Per gli Edifici Pubblici e non residenziali invece, l’Italia e gli Stati membri dovranno stabilire delle norme minime di prestazione energetica che garantiscano, a questa tipologia di edifici, di non superare un dispendio energetico massimo calcolato in kWh/ (m² a) e indicato dalla Direttiva EPBD come “soglia massima si prestazione energetica”.
Per rispettare le scadenze della Direttiva Case Green il Non residenziale dovrà:
- Entro il 2030, tutti gli edifici non residenziali dovranno avere prestazioni energetiche migliori rispetto alla soglia del 16% del parco immobiliare con le peggiori performance.
- Entro il 2033, l’obbligo si estenderà alla soglia massima di prestazione energetica del 26%, stabilendo che il consumo energetico di tutti gli edifici non residenziali sia sotto a tale soglia («soglia del 26 %»). Gli Stati membri possono stabilire soglie massime di prestazione energetica riguardo al parco immobiliare non residenziale nel suo complesso o per tipo e categoria di edifici.

Deroghe alla Direttiva EPBD 4: gli edifici esenti dagli obblighi
Saranno esclusi dagli obblighi della Direttiva Case Green gli edifici di particolare interesse culturale o utilizzati con frequenza sporadica. Le esenzioni si applicano a:
- edifici storici
- luoghi di culto
- edifici di proprietà delle forze armate utilizzati a scopi di difesa nazionale
- fabbricati temporanei con un tempo di utilizzo non superiore a due anni, siti industriali, officine ed edifici agricoli non residenziali a basso fabbisogno energetico
- edifici residenziali che sono usati meno di quattro mesi all’anno e con un consumo consumo energetico previsto inferiore al 25 % del consumo che risulterebbe dall’uso durante l’intero anno;
- fabbricati indipendenti con una superficie utile coperta totale inferiore a 50 mq.

Obbligo di fotovoltaico: edifici Solar-ready
Un edificio elettrificato è un edificio che non deve dipendere dalle fonti fossili, per questo motivo la direttiva sulle Prestazioni Energetiche degli Edifici fissa dei paletti anche per dotare gli immobili di sistemi di produzione energetica solare.
La Direttiva case Green stabilisce che, laddove tecnicamente appropriato ed economicamente e funzionalmente fattibile, gli edifici Non residenziali e pubblici, siano dotati di impianti solari a partire dal 2027. Tale obbligo si estenderà progressivamente anche alle altre tipologie edilizie secondo il seguente calendario:
- entro il 31 dicembre 2026, dovranno essere installati impianti solari su tutti i nuovi edifici pubblici e non residenziali con una superficie coperta utile superiore a 250 mq;
- entro il 31 dicembre 2027 dovranno essere installati impianti solari su tutti gli edifici pubblici esistenti con superficie superiore a 2000 mq;
- entro il 31 dicembre 2027 dovranno essere installati impianti solari sugli edifici non residenziali esistenti con superficie superiore a 500 mq se sottoposti a ristrutturazioni importanti
- entro il 31 dicembre 2028 dovranno essere installati impianti solari su tutti i Nuovi Edifici Pubblici con superficie superiore a 750 mq;
- entro il 31 dicembre 2029, su tutti i Nuovi edifici residenziali e tutti i nuovi parcheggi coperti adiacenti;
- entro il 31 dicembre 2030 su tutti gli edifici pubblici esistenti con superficie superiore a 250 mq.

Stop alle caldaie a combustibili fossili dal 2025
Dal 1° gennaio 2025 non è più possibile usufruire di incentivi fiscali per l’installazione di caldaie alimentate a combustibili fossili. La stretta diventerà ancora più stringente dal 2040, quando questi impianti saranno definitivamente vietati, rendendo impossibile l’installazione di nuove caldaie a gas.
È importante chiarire che questa restrizione riguarda le nuove installazioni. Chi possiede già una caldaia a combustibili fossili non sarà obbligato a sostituirla, ma la loro commercializzazione cesserà.
Questa misura rientra in un più ampio sforzo di decarbonizzazione, considerando che il 39% del consumo energetico per il riscaldamento residenziale è attualmente attribuibile al gas naturale. La Direttiva punta invece a promuovere l’adozione di soluzioni elettriche, in particolare quelle abbinate a energie rinnovabili, per un futuro più sostenibile.
Cosa dicono le linee Guida dell’UE sullo stop alle caldaie a gas
Con la pubblicazione del documento di orientamento C/2024/6206 del 18 ottobre 2024 la Commissione Europea ha fornito importanti chiarimenti per la corretta interpretazione dell’articolo 17 (15) della Direttiva Case Green all’eliminazione graduale degli incentivi alle caldaie uniche alimentate a combustibili fossili.
L’articolo 17 (15) recita:
Dal 1° gennaio 2025 gli Stati membri non offrono più incentivi finanziari per l’installazione di caldaie uniche alimentate a combustibili fossili, ad eccezione di quelle selezionate per gli investimenti, prima del 2025, conformemente al regolamento (UE) 2021/241, all’articolo 7, paragrafo 1, lettera h), punto i), terzo trattino, del regolamento (UE) 2021/1058 e all’articolo 73 del regolamento (UE) 2021/2115 del Parlamento europeo e del Consiglio.
Come avremo modo di approfondire più avanti nel testo, le indicazioni dettagliate sono inoltre state inserite nel pacchetto di 13 Linee Guida messe a disposizione della Commissione Europea il 30 giugno 2025.
Ristrutturazioni profonde
Secondo le proiezioni dell’Unione Europea, la Direttiva sulla Prestazione Energetica degli Edifici (EPBD) mira a un’ambiziosa riqualificazione di 35 milioni di unità immobiliari entro il 2030. Per centrare l’obiettivo di “zero emissioni nette” entro il 2050, gli Stati membri dovranno puntare sulla “ristrutturazione profonda“ degli edifici con il consumo energetico più elevato.
Per raggiungere questo traguardo, sarà fondamentale ridefinire i requisiti minimi di prestazione energetica, assicurando che ogni intervento di riqualificazione sia sufficientemente incisivo. Per questo motivo, la Direttiva “Case Green” introduce due concetti chiave che ogni Stato membro dovrà considerare attentamente per la decarbonizzazione del proprio patrimonio edilizio:
- Ristrutturazione profonda: interventi volti a un miglioramento significativo e complessivo della prestazione energetica dell’edificio, in linea con il principio “l’efficienza energetica al primo posto” e focalizzati sugli elementi edilizi essenziali. L’obiettivo è trasformare un edificio o un’unità immobiliare in un edificio a energia quasi zero entro il 2029 e in un edificio a zero emissioni dal 2030.
- Ristrutturazione importante: interventi che, pur meno radicali della ristrutturazione profonda, apportano comunque un notevole miglioramento energetico.
A supporto di questi obiettivi, l’articolo 17 della direttiva chiede agli Stati membri di incentivare le ristrutturazioni profonde (anche per fasi) con un maggiore supporto finanziario, fiscale, amministrativo e tecnico. Qualora non fosse tecnicamente o economicamente fattibile trasformare un edificio in un edificio a zero emissioni, sarà comunque considerata una ristrutturazione profonda un intervento che garantisca una riduzione di almeno il 60% del consumo di energia primaria.
Mobilità sostenibile
Anche gli aspetti legati alla mobilità elettrica ricadono nello spettro di applicazione della direttiva Case Green.
Gli edifici non residenziali dovranno garantire punti di ricarica per le auto elettriche e predisporre l’installazione di pre cablaggio e canalizzazioni per infrastrutture future e parcheggi per le biciclette elettriche.
Le scadenze per l’incentivazione della mobilità elettrica secondo la Direttiva sulle Performance energetiche degli edifici sono le seguenti.
Edifici Non Residenziali con più di 5 posti auto:
- Punti di Ricarica: Sarà necessario installare almeno un punto di ricarica ogni 5 posti auto.
- Predisposizione per il Futuro: Verrà richiesta l’installazione di pre-cablaggio per almeno il 50% dei posti auto e la predisposizione di condotti per cavi elettrici per i posti auto restanti. Questo permetterà l’installazione futura di punti di ricarica per veicoli elettrici, bici a pedalata assistita e altri veicoli di categoria L.
- Parcheggi Biciclette: Dovranno essere previsti spazi per il parcheggio delle biciclette che rappresentino almeno il 15% della capacità media o il 10% della capacità totale degli utenti dell’edificio, tenendo conto anche di biciclette di dimensioni maggiori.
Edifici Non Residenziali con più di 20 posti auto:
- Entro il 1° gennaio 2027, questi edifici dovranno garantire l’installazione di almeno un punto di ricarica ogni 10 posti auto.
Edifici Pubblici:
- Gli immobili di proprietà o occupati da enti pubblici dovranno garantire il pre-cablaggio per almeno uno su due posti auto entro il 1° gennaio 2033.
Edifici Residenziali con più di 3 posti auto, se di nuova costruzione o sottoposti a ristrutturazione importante, dovranno adeguarsi:
- Predisposizione alla Ricarica: Dovranno prevedere l’installazione di pre-cablaggio per almeno il 50% dei posti auto e condotti per i restanti, per consentire l’installazione successiva di punti di ricarica per veicoli elettrici, cicli assistiti e altri veicoli di categoria L.
- Punti di Ricarica (Nuove Costruzioni): I nuovi edifici residenziali dovranno installare almeno un punto di ricarica.
- Parcheggi Biciclette: Ogni unità abitativa dovrà disporre di almeno due spazi per il parcheggio delle biciclette.
Gli Smart Readiness Indicator
Una delle novità introdotte nella revisione della Direttiva Sulle Prestazioni energetiche degli edifici è il concetto di Smart Building. Al fine di valutare il livello di intelligenza dei nostri edifici, la Commissione ha istituito nel 2017 un gruppo di lavoro composto dai principali istituti di ricerca (tra i quali anche ENEA).
Si tratta del primo tentativo di mettere nero su bianco il concetto di Smart Readiness Indicator (SRI), l’indicatore per valutare la predisposizione all’intelligenza degli edifici. L’obiettivo comune è quello di definire un metro di giudizio e paragone che valuti la connettività delle strutture e la loro predisposizione all’inserimento di soluzioni smart.
Entro il 30 giugno 2026 la Commissione presenterà l’esito del lavoro svolto in base al quale la Commissione dovrà adottare (entro il 30 giugno 2027) un Atto Delega con la prescrizione di applicare il sistema comune per la valutazione della predisposizione degli edifici all’intelligenza, come dettagliato nell’Allegato IV. Questa valutazione si applicherà, almeno, agli edifici non residenziali dotati di impianti di riscaldamento, condizionamento d’aria, o sistemi combinati di riscaldamento/ventilazione e condizionamento/ventilazione, con una potenza nominale utile superiore a 290 kW.
Lo SRI considera tecnologie come: i contatori intelligenti, i sistemi di automazione e controllo degli edifici, i dispositivi autoregolanti per la regolazione della temperatura dell’aria interna, gli elettrodomestici integrati, i punti di ricarica per veicoli elettrici, l’accumulo di energia nonché le funzionalità specifiche e l’interoperabilità di tali sistemi, oltre ai benefici per le condizioni climatiche degli ambienti interni, l’efficienza energetica, i livelli di prestazione e la flessibilità così consentita.
Le Linee Guida della Commissione Europea sulla Direttiva EPBD IV
L’obiettivo della decarbonizzazione totale è tutt’altro che semplice per gli Stati Membri, così come il recepimento di tutte le disposizioni previste dalla Case Green.
Per facilitare questa transizione, la Commissione Europea ha pubblicato il 30 giugno 2025 un Pacchetto di Documenti a supporto redatto dalla Direzione Generale per l’Energia.
Le Linee Guida della Commissione UE per la Direttiva EPBD includono:
- Regolamento delegato sul quadro metodologico per il calcolo dei livelli ottimali in funzione dei costi.
- Regolamento di esecuzione sui modelli di trasmissione dei dati all’Osservatorio del parco immobiliare dell’UE.
- Documento di orientamento con 13 allegati dedicati a numerosi argomenti specifici fornendo chiarimenti interpretativi e indicazioni pratiche.
Il Regolamento Delegato per il calcolo dei requisiti energetici ottimali
Il Regolamento delegato (SCARICA il PDF) sul quadro metodologico per il calcolo dei livelli ottimali in funzione dei costi:
- fornisce agli Stati membri un metodo per definire requisiti di prestazione energetica che siano economicamente vantaggiosi per i proprietari di edifici, sia nuovi che esistenti. Tiene conto delle specificità nazionali, come le caratteristiche del parco edilizio locale e le condizioni climatiche.
- Il regolamento è accompagnato da linee guida che offrono ulteriori chiarimenti e indicazioni operative.
l Regolamento di esecuzione per la trasmissione dei dati all’Osservatorio UE del parco immobiliare
Regolamento di esecuzione sui modelli di trasmissione dei dati all’Osservatorio del parco immobiliare dell’UE:
- stabilisce modelli comuni per la raccolta e il trasferimento delle informazioni dai database nazionali all’Osservatorio del parco immobiliare dell’UE.
- L’obiettivo è garantire dati comparabili, coerenti e di alta qualità, fornendo così una base solida per monitorare i progressi nel settore edilizio a livello europeo.
Documento di orientamento tecnico 13 allegati
Il Documento di orientamento con 13 allegati esamina in dettaglio le nuove disposizioni introdotte nella direttiva rifusa, fornendo chiarimenti interpretativi e indicazioni pratiche. Il documento risponde alle principali domande sollevate dagli Stati membri in fase di attuazione, coprendo una vasta gamma di tematiche tecniche e operative.
I documenti inseriti nei 13 Allegati sono:
- Standard minimi di prestazione energetica per edifici non residenziali e traiettorie di riqualificazione progressiva degli edifici residenziali (art. 9).
- Incentivi finanziari, competenze e barriere di mercato (art. 17) e sportelli unici (art. 18).
- Attestati di prestazione energetica (art. 19-21, allegato V) e sistemi di controllo indipendenti (art. 27, allegato VI).
- Passaporto di ristrutturazione (art. 12, allegato VIII).
- Banche dati per la prestazione energetica degli edifici (art. 22).
- Scambio di dati (art. 16).
- Edifici a zero emissioni (artt. 7 e 11).
- Energia solare negli edifici (art. 10).
- Infrastrutture per la mobilità sostenibile (art. 14).
- Sistemi tecnici per l’edilizia, qualità dell’ambiente interno e ispezioni (artt. 13, 23 e 24).
- Caldaie a combustibile fossile (art. 13, allegato II).
- Quadro generale comune per il calcolo della prestazione energetica degli edifici (allegato I).
- Potenziale di riscaldamento globale nel ciclo di vita dei nuovi edifici (art. 7, par. 2 e 5).
Indicazioni della Commissione allo stop alle caldaie a combustibili fossili
L’Allegato 11 si sofferma sullo stop agli incentivi dedicati alle caldaie alimentate a gas. Per facilitare l’eliminazione graduale dell’uso dei combustibili fossili nelle caldaie degli edifici il documento fornisce diverse misure adottabili a livello nazionale, regionale e/o locale, sia singolarmente che in forma combinata.
Tre possibili categorie di tali misure sono illustrate nei punti seguenti:
- Sostituzione, in parte o completamente, di singole caldaie con soluzioni alternative quali:
- pompe di calore,
- impianti solari termici o
- teleriscaldamento efficiente.
- Sostituzione dei combustibili fossili bruciati nelle caldaie con combustibili rinnovabili come i biocarburanti, bioliquidi, combustibili da biomassa e combustibili rinnovabili di origine non biologica. In particolare, Il biometano può essere utilizzato senza che siano necessarie modifiche alle apparecchiature dell’utente finale impiegando la stessa infrastruttura di condutture e di stoccaggio.
- Combinazioni di misure dalle due grandi categorie di cui sopra.
Le Linee di Indirizzo per i Piani di Ristrutturazione
Entro il 31 dicembre 2025 gli Stati Membri dovranno presentare una Bozza di Piano di Ristrutturazione (National Building Renovation Plans – NBRP). Per aiutare gli Stati Membri, la Commissione europea ha pubblicato il 28 maggio 2025 due modelli guida:
- un template con annotazioni di Piano Nazionale di Ristrutturazione utile alla compilazione del proprio NBRP; (Scarica il PDF)
- ed un template di foglio di calcolo per la raccolta dei dati finalizzati alla decarbonizzazione. (Scarica PDF).
Al seguente link puoi trovare il nostro approfondimento sulle Linee Guida ai Piani di Ristrutturazione Case Green.
Il Regolamento UE 2025/8723 fissa i parametri per il calcolo del GWP
Con l’approvazione del Regolamento Delegato (UE) 2025/8723, la Commissione Europea ha definito la metodologia per il calcolo del Global Warming Potential (GWP) negli edifici, dando attuazione alla Direttiva EPBD IV. L’obiettivo è chiaro: misurare l’impronta carbonica dell’intero ciclo di vita dell’immobile, non limitandosi più ai soli consumi energetici in fase d’uso.
L’impatto del GWP nell’APE
Il GWP misura le emissioni di gas serra prodotte “dalla culla alla tomba”: dall’estrazione dei materiali alla costruzione, fino alla demolizione e al riciclo. Questa metrica dovrà essere obbligatoriamente indicata nell’Attestato di Prestazione Energetica (APE) secondo le seguenti scadenze:
- 1° gennaio 2028: per nuovi edifici sopra i 1000 m².
- 1° gennaio 2030: per tutte le nuove costruzioni.
Standard e Metodologia
Il calcolo si basa sulla norma EN 15978 e su un periodo di riferimento di 50 anni. Il valore sarà espresso in kg CO2eq/m² e dovrà includere:
- Elementi strutturali e interni: fondazioni, facciate, finiture e partizioni.
- Impianti tecnici: riscaldamento, raffrescamento, ventilazione e sistemi di produzione di energia rinnovabile.
Gerarchia dei dati e trasparenza
Per garantire l’accuratezza, il Regolamento impone l’uso prioritario di dati certificati dai produttori (Regolamento UE 305/2011). I risultati dovranno essere esposti in modo trasparente nell’APE, dettagliando l’impatto di ogni singola fase (produzione, costruzione, uso e fine vita), incentivando così una progettazione edilizia circolare e a basse emissioni.
Le prestazioni attuali del patrimonio immobiliare dell’Italia
Italia SI: per i Geometri siamo già a metà strada
L’Italia ha già compiuto notevoli progressi nella riduzione dei consumi energetici, raggiungendo una diminuzione del 9,1% rispetto all’obiettivo del 16% previsto per il 2030. Ciò significa che il Paese ha superato la metà del percorso, avendo completato oltre la metà del tragitto previsto per i prossimi quattro anni. Questi dati emergono dal primo studio quantitativo completo sugli effetti dell’implementazione della Direttiva Case Green in Italia, condotta dal Centro studi di Fondazione geometri italiani, in collaborazione con Centro studi Sintesi – CGIA di Mestre e Smart Land, ed è stata presentata ieri alla Camera dei Deputati. Secondo lo studio il merito va attribuito agli interventi di efficientamento energetico realizzati tra il 2020 ed il 2024, in gran parte provenienti dal Superbonus.
Per raggiungere gli obiettivi della Direttiva Case Green, il Centro Studi dei geometri italiani stima che saranno necessari 84,8 miliardi di euro entro il 2030 per completare la riqualificazione energetica degli edifici, pari a circa 14 miliardi all’anno. Questo implica la ristrutturazione di 3 milioni di abitazioni, con un costo medio per intervento di circa 28.000 euro.
Nonostante l’ingente investimento iniziale, questi stanziamenti genereranno un effetto moltiplicatore di ben 280 miliardi di euro, così ripartiti:
- 133,76 miliardi di impatto diretto sul settore delle costruzioni;
- 44,7 miliardi di impatto indiretto;
- 101,70 miliardi di impatto indotto. Il valore aggiunto stimato è di 102,6 miliardi di euro.
Lo studio evidenzia anche un significativo aumento dei livelli occupazionali, con la creazione di 1,3 milioni di posti di lavoro nel settore edilizio, grazie ai lavori di riqualificazione.
Secondo i Geometri, una strategia efficace per affrontare queste sfide si basa su soluzioni concrete:
- Incentivi mirati: Individuare incentivi calibrati per fasce ISEE per rendere gli interventi economicamente sostenibili.
- Semplificazione normativa: Rimuovere gli ostacoli burocratici attraverso la semplificazione delle normative e la sanatoria delle irregolarità.
- Stabilità legislativa: Creare una stabilità normativa a livello nazionale per garantire la corretta attuazione della Direttiva Case Green per tutto il periodo previsto.
- Promozione dell’innovazione: Aumentare gli incentivi verso soluzioni smart e digitali, accompagnati dalla formazione di professionisti specializzati.
- Rete di esperti: Creare una rete di esperti indipendenti certificati per garantire competenze e qualificazioni.
Italia NO: secondo TEHA la decarbonizzazione arriverà nel 2103
Gli edifici si confermano un nodo cruciale nella lotta ai cambiamenti climatici, essendo responsabili di oltre un terzo delle emissioni di gas serra nell’Unione Europea. Le recenti direttive comunitarie stabiliscono un percorso ambizioso: entro il 2030, tutti i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero, mentre l’intero patrimonio edilizio dell’UE dovrà raggiungere la totale decarbonizzazione entro il 2050.
Per centrare questi obiettivi stringenti, è imperativo raddoppiare, se non triplicare, l’attuale tasso di rinnovamento edilizio, che in media in Europa si attesta al di sotto dell’1%. L’Italia si posiziona anche peggio, con un misero 0,85%, un dato allarmante se confrontato con la vetustà e l’alto consumo energetico del suo patrimonio edilizio.
Nel contesto italiano, il settore degli edifici si distingue come il principale consumatore di energia dal 2008, superando trasporti e industria, con oltre la metà dell’energia consumata proveniente dal gas naturale. È doveroso però sottolineare un dato positivo: a differenza degli altri settori, l’edilizia presenta anche la più alta domanda di energia coperta da fonti rinnovabili, superando il 20%.
Nonostante alcuni progressi, le proiezioni attuali dipingono un quadro preoccupante per l’Italia. Se il trend di riduzione delle emissioni di gas serra dovesse persistere ai livelli attuali, il nostro Paese raggiungerebbe la completa decarbonizzazione solo nel 2103, ben 53 anni oltre il limite fissato dalla Direttiva Case Green al 2050, come evidenziato da The European House Ambrosetti.
La necessità di agire è ulteriormente rafforzata dai dati sul patrimonio edilizio italiano: escludendo gli immobili di interesse storico-culturale, ben l’84,5% degli edifici è stato costruito prima del 1990, e tre quarti di questi rientrano ancora nelle classi energetiche inferiori alla D. Di conseguenza, la definizione di un Piano di Ristrutturazione degli edifici diventa un passaggio ineludibile e improrogabile. Tale piano, in linea con le scadenze della Direttiva Case Green, dovrà essere presentato entro il 29 maggio 2026.
Quanto costa adeguarsi alla Direttiva Case Green?
La domanda che certamente accomuna dubbiosi e fiduciosi del cambiamento proposto dalla Direttiva Energy Performance Building è certamente legata ai costi di ristrutturazione. Come abbiamo avuto modo di capire il nostro è un patrimonio vetusto che implica un intervento di ristrutturazione importante.
Per delineare un budget di spesa medio, possiamo soffermarci su quelli che sono gli interventi che meglio si prestano ad aumentare le prestazioni energetiche dell’edificio.
Gli interventi ed i relativi costi sono i seguenti:
- Cappotto termico: il miglioramento dell’isolamento di tetti e pareti è l’intervento più frequente (circa il 65 % delle diagnosi energetiche APE), con costi che variano da 180 a 400 €/m², a seconda dei materiali scelti e della zona geografica.
- Serramenti e infissi: indispensabili per ridurre dispersioni e migliorare comfort acustico‑termico; la spesa media si aggira tra 10.000 e 15.000 € per appartamento, spesso considerati in aggiunta al cappotto.
- Impianto di riscaldamento: il passaggio da caldaie tradizionali a modelli a condensazione o pompe di calore può costare tra i 3.000 e 16.000 € per unità da 100 m², a seconda della tecnologia adottato.
- Fotovoltaico da 3 kW: spesso abbinato al riscaldamento radiante o a pavimento; l’investimento ammonta a circa 7.500–10.500 €, e sarà obbligatorio nei nuovi edifici a partire dal 2030.
- Un intervento integrato su un appartamento di circa 80–100 m², comprendente riscaldamento e infissi, può costare attorno ai 10.000 € per raggiungere il primo target UE di riduzione dei consumi (‑16 % entro il 2030).
- Con l’aggiunta di fotovoltaico, pompa di calore e riscaldamento radiante, il costo supera frequentemente i 40.000–50.000 €.
FAQ sulla Direttiva Europea “Case Green”
Cos’è la Direttiva Case Green (EPBD IV)?
È una normativa europea (Direttiva 2024/1275) che mira alla decarbonizzazione totale del patrimonio edilizio entro il 2050, trasformando tutti gli edifici in “edifici a zero emissioni”.
Quando entra in vigore la direttiva europea “Case Green”?
La direttiva è entrata in vigore il 28 maggio 2024, 20 giorni dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale UE. Gli Stati membri hanno tempo fino al 29 maggio 2026 per recepirla a livello nazionale.
Quali obblighi ci sono per gli edifici residenziali esistenti?
Riduzione del consumo medio di energia primaria degli edifici residenziali del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, con l’obiettivo finale della decarbonizzazione totale entro il 2050.
Quali sono le principali scadenze per i nuovi edifici?
- Dal 1° gennaio 2028: nuovi edifici pubblici a emissioni zero.
- Dal 1° gennaio 2030: tutti i nuovi edifici (pubblici e privati) dovranno essere a emissioni zero.
Quanti edifici saranno coinvolti in Italia?
Si stima che saranno ristrutturati oltre 500.000 edifici pubblici e circa 5 milioni di edifici privati entro il 2033.
Quanto costerà adeguare le abitazioni?
La spesa stimata va da 20.000 a 60.000 euro per famiglia. Gli investimenti complessivi previsti ammontano a 275 miliardi di euro l’anno in tutta l’UE.
Cosa cambia per gli edifici pubblici e non residenziali?
Dal 2028, tutti i nuovi edifici pubblici dovranno essere a emissioni zero. Dovranno essere ristrutturati il 16% degli edifici pubblici entro il 2030 e il 26% entro il 2033.
È obbligatorio installare pannelli solari?
Sì, l’obbligo sarà graduale dal 2026 al 2030. Entro il 2029 riguarderà anche i nuovi edifici residenziali.
Quando saranno vietate le caldaie a gas?
Dal 2025 non sono più previste agevolazioni fiscali per impianti esclusivamente a gas. Il divieto totale entrerà in vigore dal 2040.
Ci saranno sanzioni per chi non si adegua?
No. Nella versione definitiva, la direttiva non prevede sanzioni o divieti di vendita o affitto per gli immobili non a norma.
Cosa si intende per “Casa Green”?
È un’abitazione ad alta efficienza energetica, a basse o nulle emissioni, realizzata con materiali sostenibili e dotata di produzione energetica rinnovabile.
Cosa cambia nei bonus edilizi?
Dal 2025, i bonus edilizi verranno rimodulati: incentivi solo per interventi con significativi risparmi energetici. Niente più agevolazioni per le caldaie a gas tradizionali.
Cosa sono le ristrutturazioni profonde?
Sono interventi radicali per trasformare gli edifici più inefficienti in immobili a energia quasi zero entro il 2029 e a zero emissioni dal 2030.
Come sarà incentivata la mobilità elettrica?
Sono previsti obblighi per l’installazione di punti di ricarica e parcheggi per bici in edifici nuovi e ristrutturati, sia residenziali che non.
Quali edifici saranno esentati dagli obblighi?
Edifici storici, religiosi, militari, temporanei, agricoli e abitazioni usate meno di 4 mesi l’anno con consumi ridotti.
Che cos’è lo Smart Readiness Indicator (SRI)?
È un indicatore UE che misura la predisposizione degli edifici a soluzioni smart. Dal 2027 sarà obbligatorio per gli edifici non residenziali sopra i 290 kW.
L’Italia è in ritardo?
Secondo i Geometri italiani, l’Italia ha già raggiunto il 9,1% di riduzione dei consumi. Tuttavia, il ritmo attuale porterebbe alla decarbonizzazione solo nel 2103 secondo altre stime.
articolo del 24 giugno 2024 aggiornato il 25 luglio 2025













