Entro il 2030 si stima che la Cina possa esportare 10 milioni di auto elettriche ogni anno

Troppe auto Made in China sui mercati del mondo. Non sono i competitor dell’automotive a sostenerlo, ma un organo ufficiale del Governo di Pechino. Infatti, dal 1° gennaio 2026, i produttori e gli esportatori cinesi di auto elettriche dovranno avere in mano una licenza ufficiale per spedire i loro veicoli all’estero. L’annuncio arriva dal Ministero del Commercio.
E’ evidente l’obiettivo: controllare e regolamentare le massicce esportazioni di auto elettriche a emissioni zero. D’altronde la Cina è ormai il primo per export di BEV, superando anche il colosso giapponese. Mentre l’UE cerca di recuperare il terreno perso incentivando la produzione di piccole auto elettriche fatte in casa da 15mila euro
Esportazioni auto cinesi elettriche: nuova regolamentazione
Secondo le stime degli analisti dell’auto, entro cinque anni la Cina potrebbe esportare fino a 10 milioni di auto elettriche l’anno, espandendo la propria presenza non solo in Europa e USA, ma anche in mercati emergenti come Medio Oriente, Sudamerica e Africa. In realtà dietro questo “ordine” ci sarebbero esportazioni irregolari, secondo quanto riporta El Periodico de la Energia, con auto nuove, ma vendute come usate attraverso canali export non autorizzati.
Questo avrebbe provocato problemi ai destinatari delle BEV, a causa di software non aggiornati e scarsa assistenza post-vendita. A questo si sta aggiungendo una politica dei prezzi molto aggressiva che, come un boomerang, avrebbe danneggiato l’immagine dei costruttori di auto cinesi e la redditività del settore.
Cosa prevede la normativa per export
Con la nuova normativa, solo produttori e concessionari accreditati potranno richiedere le licenze, prevenendo la saturazione dei mercati esteri con modelli a basso costo che distorcono la concorrenza. Questa iniziativa si allinea a restrizioni simili già imposte da anni all’esportazione di auto con motore a combustione interna e ibride, stabilendo un quadro normativo coerente e rigoroso per l’intera industria automobilistica cinese.
Ma le nuove regole riguarderanno anche i colossi stranieri che producono in Cina: tra cui Tesla, Volkswagen e BMW, che utilizzano gli impianti locali, sfruttando costi competitivi e catene logistiche consolidate per rifornire i mercati globali.
“Ripulire” l’immagine dei colossi cinesi dell’auto
In realtà l’esportazione aggressiva dei produttori cinesi – all’IAA di Monaco erano presenti in massa – viene standardizzata con questa richiesta di licenza da parte del governo centrale di Pechino, per migliorare sia l’assistenza post-vendita (il tallone d’Achille delle ibride e BEV cinesi) e comunque la qualità complessiva. Parallelamente, la Cina ha rafforzato i controlli sull’export di tecnologie avanzate per le batterie, proteggendo la sua posizione dominante in un settore cruciale per la mobilità elettrica.












