Dreame, Xiaomi sono solo due dei brand tech cinesi che ora producono anche BEV e super car elettriche

I colossi tech cinesi ora producono anche BEV
Il robot aspirapolvere è uno degli elettrodomestici di nuova generazione più apprezzati e popolari. Grazie ai sensori Lidar e ai software di intelligenza artificiale di cui sono dotati, puliscono sempre meglio, diventando un aiuto importante in casa. Ma se l’azienda che produce questi robottini domestici, facesse anche auto elettriche, le comprereste?
Il nuovo trend dalla Cina
Dalla Cina, Dreame, azienda tra le più specializzate nel settore della pulizia domestica sta facendo il grande salto: ben presto vedremo il logo sul cofano di una BEV. E pare che sia l’inizio di un nuovo trend. Xiaomi, ad esempio, che produce smartphone, tablet e molto altro ha già lanciato la sua vettura, anzi le sue sportive. Rox Motor, sconosciuta da noi, ma molto nota in madrepatria (la Cina) già produce SUV elettrici da qualche anno, ma il suo business originario erano gli aspirapolvere.
Dreame, dagli aspirapolvere alle super car
Dreame ha presentato di recente il suo bolide Nebula Next 01 Concept Jet Edition, una hypercar elettrica con jet posteriori che raggiunge i 100 km/h in 0,9 secondi con 550 km di autonomia. La Dreame monta batterie allo stato solido con una densità di 450 Wh/kg. Secondo le informazioni diffuse in fase di presentazione, è dotata di tecnologia per la guida autonoma basata su modelli di intelligenza artificiale supportati da LiDAR DHX1 6D capace di riconoscere oggetti fino a 600 metri di distanza. Ovviamente si tratta di un concept per mostrare il top della tecnologia di cui dispone la company car asiatica, ma è sintomatico della direzione che è intenzionata a prendere.
Il caso Xiaomi
Da Xiaomi la SU7, un crossover che in Cina ha venduto quasi 400mila pezzi e che segue alla prima auto, la SU7. Le prestazioni della SU7 Max sono di tutto rilievo: potenza da 680 CV, batteria da 101,7 kWh e autonomia fino a 835 km. E per capire il livello di sviluppo tecnologico di cui sono dotate queste aziende, Xiaomi è andata anche oltre sviluppando un braccio robotico che ricarica l’elettrica parcheggiata, di cui abbiamo scritto in questo articolo. Insomma, il colosso cinese degli smartphone ha fatto un salto triplo, riuscendo a scalare la sua tecnologia automotive laddove Apple non è riuscita (ancora).
Cina, mercato affollatissimo
E’ evidente in questi ultimi anni, quanti siano i brand cinesi dell’auto che stanno conquistando il mercato europeo ed italiano. Ma è ancora niente rispetto alla presenza di marchi auto in patria. Se ne contano 143 in totale: bisogna dire però, che solo 46 hanno superato le mille unità. Nonostante ciò, ne sono nati 23 nuovi contro solo 9 che hanno chiuso i battenti, anche se bisogna evidenziare che solo dieci aziende cinesi sono riuscite a vendere almeno un milione di auto ciascuna nel 2025, coprendo l’84% del totale. Inoltre, c’è da dire che sotto il cappello di un grande nome, ad esempio Geely, esistono molti altri sotto brand: Zeekr, Polestar, Lynk & Co, Volvo solo per citarne alcuni.
Rovescio della medaglia
L’avanzata cinese risponde ad un piano programmatico del Governo, ma è di fatto una necessità: esportare. Per il 2026 le prospettive non sono affatto rosee, poiché le vendite complessive di auto in Cina stanno crollando: solo ad aprile si è registrato un -20% annuo, nel settimo mese consecutivo di calo. Il mercato è saturo, motivo per cui Pechino ha detto di esportare in Europa e altrove il più possibile. Ma il Vecchio Continente è e resta centrale per l’economia cinese, insieme all’India: non l’America dove le auto faticano ad arrivare, non l’Africa dove il reddito pro-capite è troppo basso.












