Decarbonizzazione, la sfida di Hitachi Rail trasforma tutta la catena del valore

Nell’anno in cui le emissioni globali sono tornate a crescere dopo il tracollo della pandemia, la multinazionale giapponese conferma la riduzione dei gas serra. E mette le basi per decarbonizzare la value chain in modo sistematico e rigoroso. Tutti i risultati nel Corporate Social Responsability and Sustainability Report 2022

Credits: Hitachi Rail

(Rinnovabili.it) – Elettrificazione e aumento della quota di energia pulita impiegata a discapito di quella generata dalle fonti fossili. Piani stringenti di riduzione dei gas serra per gli impianti produttivi a più alto tenore emissivo. E un approccio sistematico per ridurre l’impronta di carbonio della catena del valore. Sono gli elementi principali della strategia con cui Hitachi Rail procede sulla strada della decarbonizzazione. 

Un percorso che, nel dicembre 2020, si è arricchito grazie alla validazione dei propri target di riduzione delle emissioni da parte della Science Based Targets Initiative (SBTi), lo standard internazionale per impostare percorsi di decarbonizzazione in ambito corporate che siano allineati agli obiettivi dell’accordo di Parigi. E che può contare sull’implementazione degli Environmentally Conscious Design Assessments, un approccio di eco-design applicato a tutti i prodotti e servizi della multinazionale giapponese. Che continua così a ottenere risultati positivi nella riduzione della sua impronta di carbonio, come emerge dalla lettura del Corporate Social Responsability and Sustainability Report 2022.

I numeri della decarbonizzazione di Hitachi Rail

Nel 2021, le emissioni di gas serra a livello globale sono cresciute del 5,3%. Un rimbalzo, quello dopo l’anno più duro della pandemia di Covid-19, che ha quasi compensato il crollo del 2020. Il settore energetico, da solo, ha contribuito con più di 2 Gt CO2e, superando addirittura il picco del 2019 e realizzando il maggior incremento anno su anno di sempre.

Su questo sfondo, acquista ancora più valore il risultato ottenuto da Hitachi Rail in materia di decarbonizzazione. In controtendenza, la multinazionale giapponese ha realizzato un -3,5% di emissioni di gas serra. Le emissioni complessive – dirette e indirette – sono passate in valore assoluto da quasi 950mila t CO2e a circa 908mila. Una riduzione di quasi 33mila t CO2e. 

Particolarmente significativa la flessione tra le emissioni di Scope 1, ovvero quelle generate direttamente dall’azienda, che raggiunge un -15% grazie soprattutto a una minor generazione di energia da gas e a miglioramenti sui sistemi di aria condizionata. Scende poi il consumo di fossili, sale – dell’1,5% – quello di elettricità. Che è sempre più pulita: in un anno, la quota ottenuta da fonti rinnovabili segna +64%. Mentre i consumi energetici complessivi – energia elettrica, metano, gasolio, teleriscaldamento, benzine e GPL – calano del 4% rispetto al 2021. 

Un ventaglio di soluzioni per tagliare le emissioni dirette

L’orizzonte di queste riduzioni è quello del target a breve termine, cioè un dimezzamento delle emissioni entro il 2024 rispetto al valore base medio del 2017, e dell’obiettivo a medio termine del -100% di gas serra entro il 2030. Tagli che Hitachi Rail intende raggiungere su 7 dei suoi siti produttivi più emissivi (tra cui, in Italia, Napoli, Pistoia e Reggio Calabria) da cui dipende circa l’80% delle emissioni di CO2 dirette.

Il ventaglio di iniziative messe in campo a questo fine spazia dal miglioramento dei sistemi di climatizzazione, al sostituire le lampade tradizionali con quelle a LED, all’uso della pirogassificazione di biomassa ottenendo contemporaneamente biochar. Passando dall’ottimizzazione delle camere climatiche dove vengono realizzati gli stress test dei server, simulando variazioni di temperatura molto ampie: i sistemi refrigeranti oggi sono alimentati da energia solare e riutilizzano l’acqua necessaria.

Tra le soluzioni c’è, ormai da anni, anche l’introduzione di impianti fotovoltaici. Quest’anno sono stati installati sull’impianto di Tito, vicino a Potenza, dove si producono schede per i sistemi di segnalamento. Nei prossimi anni uno dei siti oggetto di intervento sarà quello di Reggio Calabria, già citato, uno dei principali per la produzione di treni, dove Hitachi Rail punta a produrre più energia di quella necessaria all’impianto stesso.

A completare il quadro, c’è poi l’approccio circolare integrato in tutte le fasi dell’attività produttiva. Un’attenzione, quella verso la circular economy, che consente da Hitachi  Rail di produrre treni altamente riciclabili, con percentuali di materiali recuperabili superiori al 95%. Risultati che la multinazionale sta migliorando anche grazie alla valutazione del ciclo di vita dei materiali implementata in modo sistematico. Ma i buoni risultati, sul fronte del riciclo, arrivano anche dalla destinazione dei materiali a fine vita: nel 2021, la percentuale dei materiali pericolosi avviata a riciclo è arrivata all’80,8% contro il 49,3% dell’anno prima, mentre quella dei materiali non pericolosi resta sostanzialmente stabile attorno al 90%. 

Monitorare la catena del valore

Hitachi Rail
Andrea Razeto, direttore CSR & Sustainability di Hitachi Rail

La voce più consistente sul fronte emissioni resta, con oltre il 90%, quelle indirette generate dalla catena del valore di Hitachi Rail. Anche in ambito Scope 3 la performance segna un calo sostanzioso, del 3% annuo, passando da quasi 900mila a 870mila t CO2e. Ed è qui che si concentrano molte delle iniziative messe in campo dalla multinazionale per migliorare la performance ambientale. 

“In questo ambito, la co-creazione e la partecipazione a raggiungere obiettivi comuni è fondamentale”, spiega Andrea Razeto, direttore CSR & Sustainability di Hitachi Rail. “Tramite la piattaforma EcoVadis IQ abbiamo fatto una mappatura dei nostri fornitori in tutto il mondo e li abbiamo valutati con gli stessi criteri con cui la stessa Hitachi Rail viene valutata, che includono aspetti legati alle condizioni di lavoro, sociali, ambientali, climatici”. Finora sono oltre 6mila i fornitori coperti. 

Due i prossimi passi. Primo, coinvolgere i fornitori spingendoli a farsi valutare di loro iniziativa da EcoVadis, raggiungendo la quota del 50% entro la fine dell’anno fiscale. E poi ultimare una revisione delle policy aziendali a partire dalle performance dei fornitori sui temi del rispetto dei diritti umani, dell’impatto ambientale e della governance. Ai fornitori con risultati troppo bassi in una di queste voci verrà chiesto di migliorare, presentando un “piano di rientro” che sia misurabile. 

Un’altra iniziativa per assottigliare il peso delle emissioni Scope 3 sull’impronta di carbonio complessiva è la partnership con Normative, grazie alla quale Hitachi Rail riesce a realizzare una stima accurata dei gas serra generati dai singoli fornitori anche in assenza di dati certi o affidabili. “Normative ha realizzato una tassonomia di una parte dei nostri fornitori, da cui ricava un coefficiente, e ne calcola le emissioni di gas serra probabili a partire dal fatturato. È un sistema di calcolo certificato e, soprattutto, può essere soggetto ad audit”, continua Razeto. Per altre categorie di fornitori, invece, da quest’anno Hitachi ha iniziato a raffinare il calcolo delle emissioni Scope 3 basandosi su dati reali. 

In collaborazione con Hitachi Rail

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