Nel 2030 la Cina intende raggiungere quota 40% del mercato con camion elettrici e più ecologici. L'Europa rischia ancora una volta di perdere la gara industriale

Camion cinesi, l’Europa deve produrre più velocemente
Nell’industria europea dell’automotive tira aria di tempesta. Da una parte la triade Stellantis-Renault-Volkswagen in cui i 3 big uniscono sforzi e fanno pressing su Bruxelles per blindare la produzione europea di auto. Dall’altra, c’è l’industria della mobilità pesante che teme – a breve – l’ondata di mezzi pesanti di provenienza cinese. Per evitare che si ripeta quanto sta ormai accadendo con le auto, bisogna cambiare strategia. Quale? Imparare dai più bravi: i cinesi. Ma cerchiamo di capire, perché il fenomeno rischia di ripetersi se in particolare i produttori europei di camion – Scania, DAF, Daimler-Mercedes, MAN – non cambieranno rotta.
Cina punta alla produzione dei truck elettrici
Il governo cinese decide la sua politica economica interna ed esterna (l’export) con il piano quinquennale: pochi mesi fa ha messo nero su bianco che le vista la saturazione del mercato BEV domestico, le auto cinesi sarebbero dovute arrivare in Europa. E lo vediamo, sta accadendo in modo massicio. Ora, il tema si potrebbe ripetere anche per i truck, visto che 11 dipartimenti governativi cinesi, tra cui il Ministero dei Trasporti e la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma, hanno pubblicato un piano di attuazione per ampliare l’utilizzo di autocarri pesanti a energia pulita. Il piano prevede che in 36 mesi, cioè entro il 2030, il tasso di penetrazione del mercato interno dei veicoli pesanti raggiunga il 40%, con una flotta totale superiore a 1,6 milioni di unità, pari a circa il 20% di tutti i camion pesanti.
Un pilastro fondamentale per la decarbonizzazione
Questa è una buona notizia per l’ambiente, perché il settore dei trasporti rimane uno dei settori più critici per le emissioni di carbonio, contribuendo per circa il 10% al totale nazionale. All’interno di questo settore, i camion pesanti rappresentano circa il 40% delle emissioni legate ai trasporti. Un peso considerevole, che ridurrebbe con i camion elettrici o alimentati da fonti pulite, inquinanti come gli ossidi di azoto e il particolato. Ma potrebbe non esserlo altrettanto, per l’economia europea.
Cina corre anche nella mobilità pesante ecologica
Se in Europa, il camion elettrico ha percentuali ancora molto modeste, che oscillano tra il 2 e 4% in media, con punte del 10% in Svezia, ma inferiori all’1% come in Italia, in Cina questo non accade. Ed è questa la loro forza: se il governo centrale decide che il mercato deve cambiare, il mercato cambierà. I numeri ci aiutano a capire la situazione: secondo Liang Linhe, direttore del Gruppo Sany e presidente di Sany Heavy Truck, tasso di penetrazione del mercato per i camion pesanti a energia alternativa è balzato dallo 0,9% del 2021 al 28,9% entro il 2025.
Mobilità pesante elettrica: superare gli ostacoli operativi
Restiamo in Cina, dove attualmente, i camion elettrici per carichi pesanti sono utilizzati principalmente per il trasporto a corto raggio in ambienti chiusi come miniere di carbone, acciaierie e porti. Entro il 2030 si prevede che il tasso di penetrazione dei camion elettrici per carichi pesanti in questi scenari di trasporto a corto raggio supererà il 60%.
Per quanto riguarda il settore della logistica a lungo raggio, invece, le principali sfide da affrontare sono due: la densità energetica delle batterie e l’infrastruttura di ricarica. Poiché le normative vigenti limitano il peso lordo totale dei camion pesanti a 49 tonnellate, aumentare la capacità delle batterie per estendere l’autonomia spesso comporta un carico più leggero, che si traduce in perdita per l’operatore della logistica.
Sostegno governativo e infrastrutture
Il nuovo piano di attuazione prevede la costruzione di circa 3.000 stazioni di ricarica e scambio per autocarri pesanti, con l’obiettivo che i camion a energia pulita rappresentino il 18% del volume di merci trasportate su strada entro il 2030.
A sostegno di questa infrastruttura, il governo si è impegnato a garantire la sicurezza del territorio e dell’energia, incentivi finanziari e prezzi scontati per l’elettricità. Queste misure sono concepite per incoraggiare lo sviluppo di corridoi di trasporto autostradale a zero emissioni di carbonio.
L’opinione: cosa dobbiamo imparare dai più bravi
Uno dei produttori europei più importanti di mezzi pesanti è Scania, azienda svedese, che produce tutto in casa, ad eccezione delle batterie che provengono, ovviamente, dalla Cina. In un incontro con la stampa internazionale a Södertälje, il Ceo di Scania Group, Christian Levin, ha offerto un punto di vista autorevole, da capo di un’azienda globale, che vende in tutto il mondo e che deve fare i conti anche con l’avanzata cinese.
Una delle critiche che viene spesso mossa ai produttori dell’auto cinesi è che prendano spunto in modo molto libero dalle linee di altri veicoli, per le loro auto. Questo accade perché non ci sono diritti di proprietà intellettuale stringenti, un po’ come succede nell’industria del software negli USA. Ma la domanda che si pone Levin – e che facciamo nostra – è: “Vogliamo proteggere per sempre la nostra vecchia tecnologia o vogliamo essere veloci con la nuova? Dobbiamo essere veloci”.
La chiave è proprio questa: Bruxelles imbriglia i 27 Paesi Ue con regole e lacci che ostacolano l’accelerazione dell’industria, mentre la Cina si muove alla velocità della luce. “L’anno scorso il 25% del mercato cinese dei veicoli pesanti era elettrificato, circa 200.000 camion, prevalentemente trattori stradali più piccoli con batterie da 400 kWh per tratte brevi e urbane” ha spiegato il Ceo di Scania, aggiungendo senza mezze misure: “Sono molto preoccupato per l’Europa. In passato avevamo successo perché eravamo i primi e le nostre leggi dettavano gli standard mondiali. A breve termine non sono preoccupato per il mercato europeo: i cinesi avranno prodotti elettrici economici non avranno la modularità, le reti di assistenza personalizzate o i servizi finanziari che abbiamo noi, ma alcuni ce la faranno e alzeranno la competizione“.
Questo ci riporta all’inizio del nostro articolo: una seconda tempesta sta arrivando in Europa, e gli industriali della mobilità pesante ne sentono già lo spostamento d’aria. La Cina sta accelerando la produzione di truck elettrici e meno inquinanti, e presto usciranno dai confini nazionali.
La soluzione è una e una sola, non proteggere, non alzare le barricate, ma essere più veloci. Ogni lavoro lo sta diventando con l’IA e l’industria pesante non può essere da meno. In Cina si passa dal prototipo alla produzione in soli 18 mesi, in Europa ci vogliono circa 4 anni, più del doppio. E come competere con un prodotto arrivato sul mercato con più di due anni di anticipo? Quello europeo è già superato, allora bisogna imparare dai più bravi, andare in Cina per comprendere e fare nostra la nuova velocità dell’industrializzazione. Con un po’ di umiltà e per non ripetere l’errore dell’auto.













