Oggi, in molte realtà urbane, monopattini e biciclette convivono a fatica con traffico intenso, sosta selvaggia, strade dissestate e una viabilità ancora pensata quasi esclusivamente per le automobili. L'editoriale di Gabriele Melluso

Nel corso di questi ultimi anni il monopattino elettrico è stato raccontato come il simbolo della nuova mobilità urbana: agile, sostenibile, economico, capace di alleggerire traffico e smog nelle nostre città.
Molti cittadini lo hanno scelto proprio per questo: per andare al lavoro, raggiungere l’università, spostarsi senza affrontare i costi crescenti dell’auto privata, del carburante, dei parcheggi e, spesso, anche del trasporto pubblico.
Oggi però questo scenario cambia.
Dal 16 maggio 2026 diventano obbligatori per i monopattini elettrici sia il contrassegno identificativo, il cosiddetto “targhino”, sia l’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi. Una misura che si dichiara necessaria per aumentare la sicurezza stradale, ma che rischia di trasformarsi in un aggravio economico per milioni di consumatori.
Il nuovo sistema prevede che il proprietario debba richiedere il contrassegno tramite il Portale dell’Automobilista, accedendo con SPID di secondo livello o Carta d’Identità Elettronica. La targa non sarà legata al mezzo ma alla persona, attraverso l’associazione con il codice fiscale del richiedente, e dovrà essere installata sul parafango posteriore o sul piantone dello sterzo. Il costo ufficiale del contrassegno è fissato in 8,66 euro, da pagare tramite PagoPA. A questo si aggiunge la polizza assicurativa obbligatoria, che secondo le prime stime può variare dai 25 ai 150 euro l’anno, in base alla copertura scelta. Per chi non si adegua, sono previste sanzioni da 100 a 400 euro.
Ma proprio sull’entrata in vigore delle nuove regole si è consumato uno dei maggiori elementi di criticità. Assoutenti ha infatti denunciato il caos normativo generato dalla proroga dell’obbligo assicurativo: il termine inizialmente previsto è stato posticipato dal 16 maggio al 16 luglio, mentre per il contrassegno identificativo resta confermata la scadenza di maggio.
Una situazione che ha creato forte incertezza tra i cittadini: milioni di utenti si erano già attivati per adeguarsi alle nuove disposizioni, salvo poi trovarsi davanti a una modifica improvvisa che differenzia i tempi per targa e assicurazione, generando il paradosso di monopattini regolarmente targati ma ancora privi di copertura assicurativa per due mesi.
Le compagnie assicurative inoltre stanno entrando solo ora in un mercato nuovo, ancora poco strutturato, e proprio questa novità potrebbe tradursi in premi elevati e disomogenei sul territorio. Assoutenti ha già chiesto al Governo la massima vigilanza per evitare rincari ingiustificati, speculazioni tariffarie e discriminazioni territoriali: non esiste alcuna ragione valida per cui assicurare un monopattino debba costare di più in una provincia rispetto a un’altra.
La domanda allora diventa inevitabile: quanti cittadini continueranno a scegliere il monopattino?
Se fino a ieri rappresentava un’alternativa economicamente vantaggiosa, oggi rischia di perdere proprio quella funzione sociale che ne aveva favorito la diffusione. Quando il costo complessivo aumenta, tra acquisto, manutenzione, casco, targa e assicurazione, molti utenti potrebbero semplicemente tornare all’auto privata o rinunciare del tutto.
Ed è qui che emerge una contraddizione profonda.
Da un lato si chiede ai cittadini di adottare comportamenti più sostenibili; dall’altro si introducono regole che, se non accompagnate da politiche coerenti, rischiano di scoraggiare proprio quelle scelte virtuose.
La sicurezza stradale è indispensabile e non può essere messa in discussione. Ma sicurezza significa anche infrastrutture adeguate: piste ciclabili continue e protette, carreggiate sicure, segnaletica chiara, regolamentazione uniforme, controlli efficaci.
Le nostre città sono davvero pronte?
Oggi, in molte realtà urbane, monopattini e biciclette convivono a fatica con traffico intenso, sosta selvaggia, strade dissestate e una viabilità ancora pensata quasi esclusivamente per le automobili. In questo contesto, il problema non è solo il comportamento del singolo utente, ma l’assenza di un sistema urbano realmente progettato per la mobilità leggera.
Per questo il dibattito non può ridursi alla sola assicurazione obbligatoria.
Serve una riflessione più ampia: vogliamo davvero incentivare una mobilità urbana più sostenibile oppure stiamo semplicemente trasferendo nuovi costi sui cittadini senza risolvere i problemi strutturali?
Regolare è giusto. Ma regolamentare senza pianificare rischia di essere solo un’altra tassa mascherata da sicurezza.
Il monopattino non è il problema. Il problema è capire se le nostre città sono pronte ad accoglierlo davvero.
E, soprattutto, se la mobilità sostenibile resterà un diritto accessibile a tutti o diventerà l’ennesimo privilegio per pochi.












