Il report Ember mostra perché rinnovabili ed elettrificazione riducono i rischi energetici globali

Sicurezza energetica: con il blocco di Hormuz il sistema globale entra in crisi
Risulta ormai evidente che la sicurezza energetica globale sia messa alla prova dalla crisi dello Stretto di Hormuz, che ha interrotto la principale rotta mondiale per petrolio e gas.
Secondo il think tank globale nel settore energetico Ember, il passaggio bloccato dal conflitto in Iran movimenta circa un quinto del petrolio mondiale e una quota rilevante di LNG, con effetti immediati sui prezzi e sulle catene di approvvigionamento.
Tre quarti della popolazione mondiale vive in Paesi importatori netti di combustibili fossili. Nel 2024, questi Stati hanno sostenuto una spesa complessiva di 1.700 miliardi di dollari per le importazioni energetiche. Il sistema è quindi strutturalmente esposto agli shock. Ogni aumento di 10 dollari al barile di petrolio comporta un incremento di circa 160 miliardi di dollari l’anno nei costi globali.
La vulnerabilità non riguarda solo i Paesi più esposti. L’analisi mostra che economie come Italia, Germania e Spagna importano oltre due terzi dell’energia primaria, rendendo il rischio sistemico e diffuso.
Quanto pesa la dipendenza dai combustibili fossili?
La dipendenza dai combustibili fossili si traduce in un impatto economico diretto e crescente. In 92 Paesi, pari a circa due quinti della popolazione globale, le importazioni energetiche superano il 3% del PIL.
La volatilità dei prezzi amplifica questi effetti. Il report evidenzia che il rincaro dei combustibili si propaga rapidamente lungo tutta la filiera: in Europa, dall’inizio del conflitto, i prezzi del carburante per aerei sono aumentati del 70%, la benzina del 30%, il gas del 61%. Anche prodotti industriali come etilene e fertilizzanti hanno registrato aumenti tra il 20% e il 27%.
Un elemento centrale è che la produzione domestica non protegge dalle crisi. Il prezzo del petrolio è globale. Anche regioni esportatrici hanno subito aumenti significativi, dimostrando che il rischio non è eliminabile all’interno del sistema fossile.

Perché i prezzi colpiscono soprattutto i più vulnerabili
L’impatto sociale degli shock energetici è rilevante. Le famiglie a basso reddito possono arrivare a spendere fino al 20% del reddito disponibile in energia. Nei Paesi più fragili, la spesa per importazioni fossili supera il 7% del PIL.
La dinamica dei prezzi crea un effetto di esclusione. Nei momenti di tensione, le economie più ricche riescono ad accaparrarsi le forniture, mentre quelle emergenti riducono i consumi non per scelta ma per mancanza di accesso. Durante la crisi del gas del 2022, le importazioni di LNG in Europa sono aumentate di quasi il 60%, mentre in Paesi come Bangladesh, Pakistan e India sono diminuite tra il 13% e il 17%.
Questo meccanismo evidenzia un limite strutturale del sistema fossile: l’accesso all’energia dipende dalla capacità di spesa, non dalla disponibilità.
L’elettrificazione riduce del 70% le importazioni fossili
Il report individua nell’elettrificazione la leva principale per migliorare la sicurezza energetica. Tecnologie già disponibili – rinnovabili, veicoli elettrici e pompe di calore – possono sostituire i combustibili fossili nei principali settori energetici.
Se applicate su larga scala, queste soluzioni consentirebbero di ridurre le importazioni fino al 70%. Tre leve concentrano gran parte del potenziale:
- solare ed eolico nella produzione elettrica
- veicoli elettrici nel trasporto
- pompe di calore nel riscaldamento
Il contributo più immediato arriva dalla mobilità elettrica. La sostituzione del petrolio nei trasporti potrebbe ridurre la spesa per importazioni di oltre un terzo, pari a circa 600 miliardi di dollari l’anno.
A differenza dei combustibili fossili, queste tecnologie non richiedono flussi continui di approvvigionamento. Una volta installate, producono energia senza costi di combustibile e senza esposizione alla volatilità dei prezzi.
Le tecnologie elettriche possono già garantire la sicurezza energetica
Secondo Ember, l’elettrificazione è già oggi in grado di attenuare gli shock energetici. Nel 2025, i veicoli elettrici hanno evitato il consumo di 1,7 milioni di barili di petrolio al giorno, una quantità pari a circa il 70% delle esportazioni iraniane.
Nello stesso anno, la crescita della produzione solare globale ha superato i 600 TWh, un valore equivalente all’energia generata utilizzando tutto il gas naturale liquefatto transitato nello Stretto di Hormuz.
Anche i costi delle tecnologie stanno diminuendo rapidamente. I pannelli solari hanno dimezzato il prezzo dal 2022, mentre le batterie hanno registrato un calo del 36%. Il costo del solare con accumulo è sceso a circa 76 dollari per MWh.
Questi trend stanno già producendo benefici economici. Con un prezzo del petrolio a 80 dollari al barile, la Cina risparmia oltre 28 miliardi di dollari l’anno grazie ai veicoli elettrici, l’Europa circa 8 miliardi.
Gli effetti strutturali della crisi sul mercato energetico globale
Il report indica che la crisi in Medio Oriente accelererà trasformazioni già in corso. L’Asia, che importa circa il 40% del proprio petrolio attraverso Hormuz, si trova oggi in una condizione simile a quella dell’Europa nel 2022.
Tuttavia, a differenza del passato, esistono alternative tecnologiche più economiche e diffuse. Questo riduce l’attrattività del gas naturale liquefatto come combustibile di transizione. Il costo del solare con accumulo risulta inferiore rispetto all’LNG, eliminando anche il rischio di volatilità.
Parallelamente, le prospettive della domanda petrolifera stanno cambiando. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha ridotto la previsione di crescita della domanda per il 2026 a 0,6 milioni di barili al giorno, con un possibile picco già raggiunto o imminente rispetto alle stime precedenti.
Perché il sistema fossile rende più fragile la sicurezza energetica?
L’analisi conclude che la vulnerabilità del sistema energetico globale non è episodica ma strutturale. Negli ultimi quattro anni si sono verificati due shock rilevanti, segno di un contesto geopolitico più instabile e di una crescente fragilità delle catene di approvvigionamento.
Il sistema fossile dipende da flussi continui attraverso pochi nodi strategici. Ogni interruzione genera effetti globali. Al contrario, l’elettrificazione consente di produrre energia localmente, riducendo la dipendenza dalle importazioni.
Secondo Ember, le tecnologie per superare questa dipendenza sono già disponibili. La differenza sarà determinata dalla velocità di diffusione. I Paesi che investiranno in rinnovabili ed elettrificazione potranno ridurre l’esposizione ai rischi e stabilizzare i costi energetici nel lungo periodo.












