Olio d’oliva, come riconoscerne l’origine?

L’olio d’oliva, dato il suo valore economico e commerciale, è uno dei prodotti più adulterati. Un gruppo di ricercatori spagnoli ha messo a punto un sistema per riconoscerne l’origine e diminuire le frodi commerciali, a tutto vantaggio dei consumatori

Olio d’oliva origine
Foto di Steve Buissinne da Pixabay

(Rinnovabili.it) – L’olio d’oliva, uno dei pilastri della dieta mediterranea e anche uno dei prodotti più prestigiosi della nostra produzione agroalimentare.

Olio d’oliva, uno dei prodotti più adulterati

Poiché l’olio d’oliva ha anche un grande valore economico e commerciale è uno dei prodotti più adulterati.

Sofisticazioni e frodi commerciali non si contano, e non sempre è facile scoprirle, specie in mancanza di strumenti idonei. Le frodi, infatti, non riguardano solo il prodotto finito, ma anche l’origine e le varietà.

I ricercatori dell’Università di Barcellona in collaborazione con quelli dell‘Institut de Recerca i Tecnologia Agroalimentàries (IRTA), hanno sviluppato un sistema che permette di verificare l’origine di un olio extravergine.

I risultati della ricerca sono pubblicati nelle riviste scientifiche “Food Chemistry” e “Food Control”.

L’origine è regolamentata dall’UE

Quindi ora è possibile capire se un olio è di origine europea o extraeuropea. La distinzione non è secondaria: va ricordato a tale proposito che la dichiarazione di origine dell’olio d’oliva è regolamentata dall’Unione Europea.

L’IRTA è un istituto di ricerca attivo in tutti i settori relativi all’agroalimentare: produzione vegetale, produzione animale, industrie alimentari, ambiente, cambiamento globale ed economia agroalimentare.

L’Istituto è collegato al Departament d’Acció Climàtica, Alimentació i Agenda Rural (DACC) del governo catalano e fa parte del sistema CERCA che riunisce i centri di ricerca della Catalogna.

leggi anche Ammodernamento dei frantoi oleari, un investimento strategico

Autenticazione geografica

Lo strumento di autenticazione geografica si basa sull’analisi degli idrocarburi sesquiterpenici, composti organici naturalmente presenti nelle piante.

Poiché la composizione degli idrocarburi sesquiterpenici cambia a seconda della pianta, del clima, dell’ambiente e delle condizioni in cui è cresciuta, i ricercatori hanno pensato «che gli idrocarburi sesquiterpenici presenti nell’olio di oliva vergine potessero essere dei buoni indicatori geografici», spiega Agustí Romero, ricercatore IRTA.

Uno strumento di autenticazione efficiente deve basarsi su solidi indicatori analitici. Per questo, dichiara Beatriz Quintanilla-Casas, ricercatrice dell’Università di Barcellona, «nel caso dell’autenticazione geografica dell’olio di oliva vergine, i contrassegni devono dipendere principalmente dalla varietà dell’olivo e dalla sua zona di coltivazione, senza essere influenzati in modo significativo da altri fattori legati al processo di estrazione o conservazione dell’olio».

leggi anche Premio Ercole Olivario per l’olio evo di alta qualità

Un riconoscimento paragonabile alle impronte digitali

I composti sesquiterpenici sono composti semivolatili che si possono analizzare con una tecnica disponibile nella maggior parte dei laboratori di controllo sia pubblici che privati, e che permette un riconoscimento paragonabile alle impronte digitali.

Dare validità legale a un metodo analitico è un processo abbastanza lungo e complesso. I primi utilizzatori potrebbero essere proprio gli organismi di controllo e certificazione nonché le aziende che commerciano l’olio d’oliva.

Inoltre, disporre di nuovi strumenti di verifica ridurrebbe i casi di frodi commerciali, a tutto vantaggio dei consumatori.

Articolo precedenteCuzzilla, CIDA: l’autonomia energetica non può prescindere da una seria transizione
Articolo successivoCirconomia 2022: al via la VII edizione del festival dell’economia circolare

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui