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Alluvione in Nepal: fondi ONU coprono solo lo 0,7% dei danni, la polemica dei fondi per il clima

Guterres all'Assemblea Generale dell'ONU: «Chi inquina ha trattato l'atmosfera come una fogna a cielo aperto».

Alluvione Tibet e Nepal: fondi ONU insufficienti per pagare i danni
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Alluvione in Tibet e Nepal: la richiesta di 20 milioni di dollari del Governo nepalese copre solo lo 0,7% dei costi

Il Governo nepalese ha chiesto 20 milioni di dollari al fondo dell’ONU “perdite e danni” (loss and damage) per coprire i costi dovuti all’alluvione avvenuta in Tibet e Nepal a fine agosto. La cifra, tuttavia, corrisponde ad appena lo 0,7% dei 2,7 miliardi di dollari di danni stimati, secondo un’analisi di Carbon Brief. La richiesta di 20 milioni di dollari renderebbe comunque il Nepal il quarto maggiore richiedente del fondo ONU per le perdite e i danni, pensato per aiutare i Paesi più svantaggiati ad affrontare i disastri legati al clima.

Il 26 agosto in Nepal si è verificata un’inondazione improvvisa causata da una valanga di roccia e ghiaccio creatasi nella regione dell’Himalaya, al confine con il Tibet, per via del crollo di un ghiacciaio. L’inondazione ha ucciso più di 1.400 persone; migliaia, invece, sono ancora i dispersi. Pochi giorni dopo la catastrofe, il Governo nepalese si è rivolto al Consiglio del fondo ONU per i danni e le perdite dovuti al clima. Ha richiesto 20 milioni di dollari a titolo di “compensazione finanziaria”, una cifra che corrisponde all’importo massimo che al momento può essere presentato per un singolo evento. Il fondo ONU è nato nel 2023, dopo decenni di sforzi portati avanti dai Paesi vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici.

Le necessità del Paese dopo l’alluvione in Tibet e Nepal

L’autorità nazionale nepalese per la gestione dei disastri ha elaborato e diffuso un’ampia valutazione preliminare dei danni conseguenti all’inondazione. Tuttavia, la richiesta di risarcimento avanzata dal Nepal sarebbe sufficiente a coprire soltanto lo 0,7% dei 2,7 miliardi di dollari di perdite totali causate dalle alluvioni. Come si evince dall’analisi di Carbon Brief, se si considerano, poi, altri 4,8 miliardi di dollari di costi per le attività di ricostruzione, allora la richiesta di 20 milioni di dollari del Nepal coprirebbe solo lo 0,3% dei bisogni stimati. Il Governo nepalese ritiene che la ricostruzione in totale potrebbe arrivare a costare tra i 4 e i 5 miliardi di dollari. Inoltre, a un mese dal disastro, non è stata ancora presa alcuna decisione in merito alla richiesta del Nepal e il Paese non ha ricevuto alcuna garanzia di denaro da spendere per la risposta rapida.

Sproporzione tra richieste e promesse

Da dicembre 2025 a luglio 2026, i Paesi a basso reddito hanno presentato 176 domande al fondo ONU, richiedendo più di 2,8 miliardi di dollari in assistenza. Fino a questo momento, però, le economie più sviluppate hanno promesso di destinare al fondo solo 822 milioni di dollari (anche alcuni Stati non considerati sviluppati dall’ONU, come Emirati Arabi Uniti e Corea del Sud, hanno elargito delle somme di danaro).

Dunque, le richieste di finanziamento superano di gran lunga i fondi impegnati finora e ammontano a più del triplo di quanto promesso. Inoltre, ad oggi, solo la metà del denaro promesso risulta essere stata versata e donazioni da parte di Francia, Italia ed Emirati Arabi Uniti risulterebbero ancora in sospeso. In base all’analisi di Carbon Brief, delle 176 richieste ricevute dal fondo da 118 Paesi, oltre il 60% proviene da Paesi a basso reddito – come il Nepal – e da piccoli Stati insulari.

Attesa per la COP31 in Turchia

Il Primo Ministro del Nepal, Balendra Shah, nel proprio intervento all’Assemblea Generale dell’ONU del 24 settembre ha deciso di parlare proprio di giustizia climatica e vulnerabilità dei Paesi montani. La prossima riunione del Consiglio del fondo per le perdite e i danni si terrà il 15 dicembre, due settimane dopo la conclusione della COP31 in Turchia. Ci si aspetta che il vertice di novembre ad Adalia affronti il tema cruciale dei finanziamenti per le perdite e i danni causati dal clima a fronte delle pressanti e legittime richieste dei Paesi come il Nepal.

Guterres: chi inquina ha trattato l’atmosfera come una «fogna a cielo aperto»

Segretario Generale dell’ONU uscente, António Guterres, parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite riunita a New York in questi giorni, ha lanciato un nuovo allarme sui cambiamenti climatici. Il Segretario ha preso le redini dell’ONU nel 2017, poco dopo l’Accordo di Parigi del 2015, grazie al quale la maggior parte dei Paesi della Terra si è impegnata a cercare di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali. «Le cose stanno peggiorando drammaticamente», ha detto Guterres, «nei prossimi anni supereremo la soglia di 1,5 gradi».

Guterres, ancora una volta, di fronte all’Assemblea Generale, ha accusato le grandi aziende dei combustibili fossili per aver trattato «l’atmosfera come una fogna a cielo aperto». Il Segretario ONU ha detto anche: «Tre anni fa, dalle montagne del Nepal, avevo lanciato l’allarme sull‘accelerazione dello scioglimento dei ghiacciai, avvertendo che i tetti del mondo stanno cedendo. Alcuni hanno liquidato le mie parole come un’esagerazione, affermando che stessi esasperando i pericoli. Tuttavia, come hanno dimostrato questi tragici eventi, gli effetti dei cambiamenti climatici stanno arrivando anche prima, colpendo più duramente e più lontano di quanto molti avessero previsto».

«Coloro che hanno inquinato di più e guadagnato di più – ha aggiunto – devono fare molto di più per riparare ai danni che hanno causato. Chi inquina deve pagare. E ai leader, alle città, alla società civile e ai cittadini che lavorano per ritenerli responsabili dico: siete dalla parte giusta della storia. Andate avanti».

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.