La Giunta toscana ha inoltrato al Consiglio regionale la proposta sul Piano di Individuazione delle Zone di Accelerazione Terrestri. Inclusi i soli impianti fotovoltaici e di accumulo

Possibilità di modificare le zone di accelerazione anche in seguito
“Individuiamo come zone di accelerazione quelle che la legge regionale avrebbe individuato come zone a idoneità assoluta, dove potenzialmente il conflitto è molto più basso, le industriali, i porti, i tetti”. Con queste parole, la scorsa settimana, l’assessore alla transizione ecologica della Toscana, Monia Monni, ha presentato l’informativa preliminare sul Piano di individuazione delle Zone di Accelerazione FER (fonti energetiche rinnovabili).
Il documento nelle sue 17 pagine offre uno sguardo su obiettivi, punti salienti e cronoprogramma, facendo compiere un nuovo passo avanti alle politiche energetiche locali, nonostante le grandi incertezze a livello nazionale.
Nel 2024, infatti, la Toscana ha approvato una proposta di legge per la definizione delle aree idonee alle rinnovabili, frutto di un ampio dibattito con vari attori sociali e istituzionali. Il testo si è però scontrato con le complicazioni sorte sulla norma nazionale, vale a dire il Decreto ministeriale del 21 giugno 2024 (DM Aree Idonee), con cui veniva dato potere alle Regioni di legiferare sul tema. Il tribunale di Roma ha imposto una parziale riformulazione dell’atto ministeriale mettendo in stand-by qualsiasi progresso.
Nonostante l’incertezza normativa, la Giunta e il Consiglio Regionale della Toscana hanno continuato a lavorare sulla proposta di legge, definendo un testo finale il 4 giugno 2025 e individuando al suo interno le “aree idonee assolute”, ovvero zone particolarmente adatte agli impianti rinnovabili.
Il piano di individuazione delle zone di accelerazione parte esattamente da questo punto, cercando di valorizzare ulteriormente il lavoro fatto. Tuttavia, prima di approfondire il documento, è necessario fare un passo indietro.
A cosa servono le zone di accelerazione?
Il concetto è stato introdotto con la direttiva europea sulle rinnovabili del 2023 – la RED III – che impone agli Stati membri di definire le “zone di accelerazione” per le energie rinnovabili entro il 21 febbraio 2026. Di cosa si tratterebbe? Di aree soggette a procedure amministrative semplificate e tempi di autorizzazione ridotti: massimo 12 mesi e 6 mesi per impianti più piccoli.
Nonostante il ritardo accumulato dall’Italia sul recepimento della RED III, questa norma è stata già inserita nell’ordinamento nazionale grazie al Testo Unico delle rinnovabili (decreto legislativo 190/2024). Testo modificato con l’articolo 13 del decreto legge 21 maggio 2025, n. 73, per assegnare il compito a Regioni e Province autonome di redigere un Piano per tali zone, che rappresentano un sottoinsieme delle aree idonee già identificate.
Il Piano Zone di Accelerazione della Toscana
Il testo definisce le zone di accelerazione unicamente per gli impianti fotovoltaici e di stoccaggio dell’energia. Per le altre tipologie di impianti, infatti, l’amministrazione regionale ritiene “sufficienti” le semplificazioni introdotte dal Dlgs 199/2021 art. 22.
Le zone di accelerazione includono:
- Aree industriali.
- Tetti di edifici (con alcune eccezioni).
- Siti dove sono già presenti impianti, se non si aumenta l’area occupata.
- Aree portuali e interportuali.
- Siti di Ferrovie dello Stato e concessionarie autostradali.
- Aree aeroportuali.
- Parcheggi con pensiline fotovoltaiche.
- Discariche chiuse.
“Per quanto questi impianti siano un presupposto strategico per lo sviluppo della nostra regione, la loro diffusione va armonizzata, eliminando gli elementi di conflitto con gli altri usi del suolo, agricoltura, paesaggio, biodiversità”, ha spiegato Monni.
Sono escluse da queste zone le aree protette ambientalmente, ad eccezione delle superfici già edificate. Il testo prevede anche la possibilità di individuare misure di mitigazione e di modificare le zone di accelerazione in base alle procedure di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e al confronto con i portatori di interesse.
La proposta è già stata inviata al Consiglio regionale e la Giunta ha dato mandato al settore Transizione Ecologica e Sostenibilità Ambientale di porre in essere gli atti necessari al fine di sottoporre il Piano Regionale di Individuazione delle Zone di Accelerazione Terrestri alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS).












