L’Esecutivo UE ha inviato lettere di messa in mora a tutti i 27 Stati membri per non aver notificato il recepimento dell'EPBD 4 entro il 29 maggio 2026.

Ulteriore tirata d’orecchie per l’Italia, che manca l’ennesima deadline nel recepimento della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia del 2024, meglio nota come direttiva Case Green. La Commissione europea ha avviato stamane una nuova procedura d’infrazione nei confronti del Belpaese e anche stavolta siamo in “buona” compagnia. All’appello infatti non manca nessuno dei Ventisette: il ritardo è dell’intero Blocco, sintomo di qualcosa di più di una semplice inerzia.
Beninteso, la notizia dell’infrazione non rappresenta una vera sorpresa. Le prime lettere di messa in mora (l’avvio della fase pre-contenziosa) in materia di EPBD 4 erano partite a marzo 2026 quando ben 19 Stati membri, Italia compresa, risultavano fuori tempo massimo. Allora, tuttavia, la scadenza riguardava solo una piccola parte della direttiva, ovvero la consegna dei Piani nazionali di ristrutturazione edilizia (NBRP).
Le bozze avrebbero dovuto essere inviate all’Esecutivo UE entro il 31 dicembre 2025, ma solo Bulgaria, Croazia, Danimarca, Finlandia, Lituania, Romania, Slovenia e Spagna avevano rispettato i termini.
Ora invece il ritardo è totale e riguarda la notifica del recepimento della direttiva Case Green, pianificato per il 29 maggio 2026. È chiaro, quindi, che qualcosa non sta funzionando a dovere, nonostante nel 2024 il via libera al testo della direttiva sia arrivato proprio dai governi nazionali.
Per il Governo Meloni è stato scontro aperto fin da subito. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha sottolineato più d’una volta come gli obiettivi temporali della direttiva, in particolare quelli per gli edifici residenziali esistenti, siano “ad oggi non raggiungibili per il nostro Paese. Nessuno chiede trattamenti di favore, ma solo la presa di coscienza della realtà: con l’attuale testo si potrebbe prefigurare la sostanziale inapplicabilità della direttiva, facendo venire meno l’obiettivo ‘green’ e creando anche distorsioni sul mercato”.
E ora? Di norma i Paesi hanno due mesi di tempo per rispondere alle lettere di messa in mora, completare il recepimento e notificarlo alla Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, Bruxelles può decidere di emettere un parere motivato (la seconda fase della procedura precontenziosa), concedendo un termine ultimo per l’adeguamento. Una volta scaduto, il caso finisce in mano alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) con il rischio di vedersi affibbiare una multa salata. A meno che l’Esecutivo non sia pronto a rivedere il testo con una nuova proposta di modifica.
Un po’ come è successo, per intenderci, con il Regolamento (UE) 2023/851 per il rafforzamento dei livelli di prestazione in materia di emissioni delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri nuovi. In quel caso il pressing di Italia e Germania per indebolire le norme, ha trasformato il bando totale alle auto endotermiche dal 2035, in uno sforzo per ridurre la CO2 del 90% entro la stessa data.
Difficile prevedere cosa accadrà stavolta, ma il Blocco sembra ben compatto nel suo ritardo. Dal canto suo la Commissione ha tenuto a ricordare come gli edifici siano ancora oggi il singolo maggiore consumatore di energia in Europa. “Il recepimento e l’attuazione della Direttiva europea sulla prestazione energetica (EPBD) – scrive Bruxelles – sono fondamentali per incrementare l’attuale bassissimo tasso annuo di riqualificazione energetica nell’UE (1%), ridurre le bollette per cittadini e imprese e la dipendenza dell’UE dai combustibili fossili importati, nonché per raggiungere un parco edilizio a zero emissioni e completamente decarbonizzato entro il 2050.”
Leggi anche Piano elettrificazione UE, cosa sappiamo finora












