Rinnovabili, reti e investimenti globali: Sicilia capitale dell'energia con HEYSUN 2026

La transizione energetica sta vivendo un momento di profonda accelerazione, ridefinendo le priorità industriali e gli equilibri geopolitici ed economici internazionali. In questo scenario, il bacino del Mediterraneo si conferma il baricentro naturale per il futuro delle rinnovabili, e la Sicilia si posiziona strategicamente come il fulcro della collaborazione energetico tra Europa, Africa e Medio Oriente.
Dal 30 settembre al 2 ottobre 2026, l’Exhibition & Meeting Hub di SiciliaFiera a Misterbianco ospiterà la terza edizione di HEYSUN – Expo della Transizione Energetica. La manifestazione si consolida quest’anno come una piattaforma internazionale capace di far dialogare attori industriali, istituzioni e grandi investitori per trasformare le sfide della decarbonizzazione in concrete opportunità di business. Per comprendere la visione dietro al progetto, abbiamo intervistato Nino Di Cavolo, Presidente di SiciliaFiera.
HEYSUN è arrivata alla terza edizione in un momento cruciale per il settore energetico europeo. Con quale visione è nata la manifestazione e quali risultati vi fanno dire oggi che il progetto sta crescendo nella direzione giusta?
Possiamo dire che HEYSUN nasca con una visione molto chiara, che è creare nel Sud Italia una piattaforma internazionale capace di connettere industria, istituzioni e capitale intorno ai temi della transizione. Sin dall’inizio abbiamo creduto che il Mediterraneo e in particolare la Sicilia potessero diventare dei luoghi strategici per l’energia.
Dico questo perché sulla transizione energetica la Sicilia può giocare da protagonista a livello europeo che internazionale. Non possiamo non condividere quanto affermato dal Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, secondo cui HEYSUN arriva nel momento giusto e nel posto giusto.
HEYSUN non vuole essere soltanto una fiera ma un luogo dove si lanciano opportunità di business reali. Vediamo un interesse crescente da parte della platea internazionale e da parte degli investitori, i quali riescono a elevare costantemente la qualità delle relazioni e delle opportunità nate durante l’evento. Tutto questo interesse ci gratifica e ci fa capire che la direzione che abbiamo intrapreso è quella corretta.
La Sicilia infatti viene spesso indicata come potenziale hub energetico tra Europa, Africa e Medio Oriente. Come si può trasformare questa centralità geografica in opportunità concrete per le imprese che investono nelle rinnovabili e nelle nuove tecnologie energetiche?
La Sicilia possiede appunto caratteristiche uniche: una posizione strategica nel Mediterraneo, che le deriva dalla storia, e un forte potenziale nel settore delle energie rinnovabili. Ma tale centralità geografica deve essere accompagnata da una strategia chiara e da investimenti nel campo dell’innovazione. In particolare, occorre investire nelle reti. Purtroppo, abbiamo delle reti che a malapena riescono a sopportare il carico attuale di energia rinnovabile. Un altro ambito su cui occorre investire è l’accumulo energetico, utile anche a garantire il bilanciamento. La formazione del personale, direi, ad oggi, che si impone come l’aspetto più importante dove indirizzare l’attenzione.
In Sicilia è molto rilevante il settore dell’eolico offshore. Ci sono molti progetti in campo autorizzati da poco o in fase di costruzione. Tra i più rilevanti, quello del Porto di Augusta è anche legato allo sviluppo di nuove tecnologie energetiche. Allo stato attuale, la Sicilia possiede tutti i requisiti per diventare una piattaforma di produzione, scambio e sperimentazione energetica. La traccia per fare da guida a questo processo dunque c’è, creando le connessioni internazionali che poi si traducono in investimenti qualificati sul nostro territorio.

In uno scenario segnato da tensioni geopolitiche, sicurezza energetica e accelerazione della transizione green, quanto è diventato strategico creare occasioni concrete di networking e business tra imprese, istituzioni e investitori?
Lo scenario è totalmente cambiato. Ci siamo accorti che tutto il mondo passa da Hormuz. La guerra in Iran, tuttavia, ha fornito l’occasione per poter parlare di un futuro diverso, provando finalmente a non essere più legati ai carburanti tradizionali. Puntiamo anche ad agire in maniera condivisa perché la transizione energetica non può essere affrontata da attori isolati. Le alleanze, le visioni condivise e la capacità di costruire idee solide sono in grado di creare opportunità. Oggi più che mai abbiamo la necessità di rafforzare l’autonomia energetica in Europa e per fare questo è importante creare degli spazi di dialogo tra imprese, banche, istituzioni finanziarie decisioni pubblici. Il networking è diventato uno strumento essenziale per rendere competitiva la transizione energetica.
Come state lavorando affinché HEYSUN produca opportunità reali per aziende, investitori e operatori della filiera energetica?
Lavoriamo per questo, sì. Vogliamo che chi partecipa a HEYSUN non abbia un ritorno solo in termini di visibilità o di contatti ma soprattutto in termini di opportunità misurabili e tangibili. Per questo motivo stiamo rafforzando i format B2B. Inoltre, le sessioni dedicate all’innovazione tecnologica e i tavoli di confronto con le istituzioni e gli stakeholder internazionali sono la parte chiave dell’evento. Abbiamo costruito un ampio ecosistema che abbraccia start-up, mondo finanziario e i centri di ricerca.
L’obiettivo è trasformare HEYSUN in una piattaforma permanente di relazioni e opportunità. Uno spazio dove, durante tutto l’anno, possiamo approfondire ciò di cui abbiamo discusso. La realtà intorno a noi cambia velocemente e dunque è utile approfondire e confrontarsi costantemente anche al di fuori dell’evento.
L’edizione 2026 rafforza la collaborazione con l’Agenzia ICE e punta sull’internazionalizzazione. Quali opportunità si apriranno per gli espositori sul fronte delle partnership internazionali e dell’accesso a nuovi mercati?
La collaborazione con ICE è stata per noi un passaggio molto importante nel percorso di crescita internazionale. L’obiettivo, appunto, è aumentare le opportunità per gli investitori provenienti da mercati strategici come gli Stati Uniti e il Medio Oriente. Si parla a tale proposito di Piano Mattei. Ebbene, la Sicilia si trova nella posizione più appropriata. Noi siamo i vicini di casa dei Paesi del Nord Africa e questo ci avvantaggia rispetto al resto d’Europa. Creando le opportunità per gli espositori, mettiamo le aziende nelle condizioni ideali per fare incontri qualificati e sviluppare delle partnership industriali internazionali in mercati in grande crescita.
Uno dei temi più sentiti dalle imprese è la difficoltà nel reperire competenze tecniche specializzate. Con la HEYSUN Academy volete creare anche un ponte tra aziende, formazione e nuove professionalità legate alla transizione energetica?
Sì, è esattamente così. Con il nostro progetto HEYSUN Academy guardiamo alla formazione di personale specializzato, che per noi riveste un’importanza prioritaria. La transizione energetica è una sfida tecnologica ma prima di tutto una sfida culturale e professionale. Attraverso HEYSUN Academy vogliamo creare un ponte tra il mondo delle imprese e quello della formazione in ambito energetico. Bisogna creare competenze immediatamente spendibili nel settore delle energie rinnovabili. Mi riferisco a tutto ciò che riguarda sostenibilità, digitalizzazione e intelligenza artificiale. In un momento caratterizzato dall’allontamento delle eccellenze, la classica fuga dei cervelli, insieme all’università degli studi di Catania [partner del progetto] noi vogliamo dimostrare che è possibile restare in Sicilia e che è possibile vivere di opportunità professionali create nella nostra Isola. HEYSUN è quell’opportunità e oggi dobbiamo formare le nuove generazioni per difendere la nostra eccellenza.











