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CAM e patrimonio storico: verso linee guida operative per la riqualificazione sostenibile degli edifici pubblici

I principi dei CAM sono sempre più applicabili anche agli edifici storico-testimoniali, garantendo la transizione sostenibile del patrimonio edilizio nazionale.

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L’incontro “Sviluppo sostenibile applicato agli edifici storici in ambito pubblico: riflessioni e casi pratici per una ricostruzione sostenibile capace di coniugare territori, cultura e ambiente”

Strumenti, dati e casi studio per l’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi agli edifici storico-testimoniali

Presentati oggi a Roma i primi risultati dell’analisi condotta su 30 casi studio per l’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) agli edifici storico-testimoniali. L’incontro, dal titolo “Sviluppo sostenibile applicato agli edifici storici in ambito pubblico: riflessioni e casi pratici per una ricostruzione sostenibile capace di coniugare territori, cultura e ambiente”, ha permesso un confronto istituzioni, enti di ricerca e operatori del settore sull’applicazione dei CAM Edilizia a edifici di valore storico-testimoniale, con un’attenzione particolare agli interventi pubblici di ricostruzione e rigenerazione urbana.

Il convegno è stato organizzato da RSE e dalla Struttura del Commissario Straordinario del Governo per la ricostruzione sisma 2016, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), per integrare sostenibilità ambientale, tutela e ricostruzione del patrimonio pubblico alla luce del decreto che aggiorna i CAM Edilizia (Decreto 24 novembre 2025 del MASE, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 281 del 3 dicembre 2025).

Ad aprire i lavori gli interventi del Senatore Guido Castelli, Commissario Straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione sisma 2016, del Professor Franco Cotana, Amministratore Delegato di RSE, e dell’ingegnere Pietro Agrello, Dirigente della Divisione Politiche integrate di prodotto ed eco-sostenibilità dei consumi e Criteri Ambientali Minimi del MASE.

Della ricostruzione abbiamo provato ad archiviare il principio estremamente equivoco del ricostruiamo ‘dov’era e com’era’. Abbiamo capito che bisogna ricostruire meglio, in piena coesione con i principi ambientali, secondo standard di sicurezza che devono rendere minimo il rischio. Abbiamo immaginato la ricostruzione come un processo che dovesse favorire e sostenere il miglioramento della qualità ambientale del costruito e anche, ovviamente, del rendimento fisico, per rendere più remoto il rischio che con una prossima scossa il nostro patrimonio debba ricevere una ferita paragonabile a quella del 2016”, ha commentato il Senatore Guido Castelli.

Durante la conferenza è stato dedicato uno spazio particolare al tavolo di lavoro sui CAM Edilizia per gli edifici storico-testimoniali, avviato da RSE e MASE a seguito dell’accordo per lo svolgimento di attività di studio sui temi dello sviluppo sostenibile applicato all’ambiente costruito, guardando nello specifico agli aspetti storico-testimoniali.

Franco Cotana, Amministratore Delegato di RSE

L’applicazione dei CAM al patrimonio storico: una sfida complessa ma necessaria

L’applicazione dei CAM al patrimonio storico rappresenta una sfida complessa ma necessaria, che
richiede un forte coordinamento tra politiche ambientali, tutela e ricostruzione. I primi risultati dimostrano che è possibile sviluppare soluzioni replicabili nei diversi contesti territoriali, capaci di coniugare sostenibilità, qualità progettuale e rispetto dei vincoli storico-architettonici. In un territorio come l’Italia, ricco di edifici di pregio e con valenza testimoniale, lo studio condotto da RSE può generare
ricadute importanti
”, ha dichiarato Franco Cotana, Amministratore Delegato di RSE.

Oggi – ha proseguito Cotana – consolidiamo il rapporto con la struttura commissariale di guidata dal Senatore Castelli per sostenere la ricostruzione nelle regioni del cratere e fornire quel supporto tecnico scientifico necessario per l’efficientamento energetico degli edifici storici. Oggi presentiamo tra una trentina di casi studio che già abbiamo monitorato. Alcuni di questi già nel cratere, che ci hanno permesso di individuare le buone pratiche ma anche direttamente di sperimentare tecnologie che solo negli edifici storici possono trovare applicazioni. Tali edifici sono i più difficili da efficientare in quanto non è possibile fare il cappotto, ecco perché bisogna utilizzare materiali e metodi finalizzati a ridurre i consumi energetici. Questi sono uno scrigno di ricchezza, bellezza e di testimonianza storica e culturale ma devono essere messi in efficienza per ridurre l’energia utilizzata e gli oneri a carico dei proprietari”. 

Marco Borgarello, Direttore del Dipartimento – Uso efficiente dell’energia per gli usi finali e territorio, di RSE

La sfida è mettere insieme sostenibilità economica, sostenibilità ambientale e tecnologia. Poi c’è anche il tema dell’energia, che in questo momento è particolarmente rilevante. Il punto di cui discutiamo oggi è interpretare questa sfida all’interno di un contesto particolarmente complesso, come quello dei edifici storici, dove certe tecnologie non si possono utilizzare ma ne possono nascere delle altre”, ha spiegato Marco Borgarello, Direttore del Dipartimento – Uso efficiente dell’energia per gli usi finali e territorio, di RSE.

L’analisi di 30 casi studio di edifici storico-testimoniali

Nel corso dell’evento sono stati illustrati obiettivi, metodologia e primi risultati del lavoro di analisi relativa all’applicazione efficace dei CAM in contesti caratterizzati da vincoli storici, architettonici e culturali.

L’analisi ha riguardato 30 casi studio distribuiti sul territorio nazionale e ha visto il coinvolgimento di 18 stakeholder, tra pubbliche amministrazioni, progettisti e imprese di costruzione. Gli edifici analizzati coprono un arco temporale ampio, vanno dal XIII al XX secolo, e risultano localizzati prevalentemente in centri storici (il 53%), con destinazioni d’uso principalmente legate a funzioni pubbliche e amministrative. Il campione analizzato ha permesso di fotografare alcune delle condizioni più ricorrenti del patrimonio pubblico storico soggetto a interventi di miglioramento sismico, restauro e riqualificazione energetica.

Tra i casi studio illustrati c’è l’Ex Convento di San Domenico a Teramo, con intervento di miglioramento sismico su un complesso del XIII-XIV secolo, per un valore di circa 1,28 milioni di euro; il Palazzo Comunale di Tolentino, per il quale sono previsti riparazione dei danni e miglioramento
sismico con certificazione GBC Historic Building; il Casale della Vaccareccia a Roma, oggetto di un intervento integrato di restauro e ri-funzionalizzazione con adeguamento degli spazi e approvvigionamento energetico, per un valore di circa 5 milioni di euro.

L’impostazione metodologica “bottom-up”, ossia basata sull’analisi concreta di prassi operative, ha dimostrato che alcune difficoltà di applicazione potrebbero essere potenzialmente superate. L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di supporto alla pubblica amministrazione, finalizzato allo sviluppo di approcci integrati e metodologicamente solidi. Tali approcci sono in grado di rendere i principi dei CAM edilizia, aggiornati con Decreto del 24 novembre 2025, sempre più applicabili anche agli edifici storico-testimoniali, garantendo la transizione sostenibile del patrimonio edilizio nazionale.

Un villaggio della sostenibilità e dell’economia circolare

In Italia c’è il primo edificio storico al mondo che ha seguito il protocollo energetico-ambientale GBC Historic Building. Questo protocollo, sperimentato per la prima volta nella Rocca Benedettina di Santa Pollinare, nel Comune di Masciano, ha permesso di efficientare l’edificio stesso ed è diventato il laboratorio per il dottorato internazionale in Energia e Sviluppo Sostenibile. L’esempio è stato anche illustrarlo dall’Ordine degli Ingegneri di New York.

In questo sito di rilevanza storica RSE ha messo a punto nuove tecnologie: i coppi e tegole appositamente progettate con un ingobbio particolare simile a sorta di muffa bianca, capace però di riflettere la radiazione solare e tenere il tetto fresco. Oppure, gli intonaci e il poliuretano di lignina che permettono di stoccare l’anidride carbonica. Il materiale, un sottoprodotto alla produzione di dietanolo, consente di evitare la riemissione della CO2 nell’aria. 

Inoltre, un sistema di trigenerazione ad olio vegetale prodotto internamente alla Rocca attraverso un molino per la spremitura dei semi di colza e girasole, che permette così di alimentare tutto l’impianto. Anche una geotermia a bassa entalpia, una pompa di calore e un impianto a biogas, proprio perchè nell’impianto a biogas si riutilizzano tutti gli scarti della lavorazione della spremitura dei semi. Si tratta di un esempio di economia circolare perché il digestato, che è il compost, viene rimesso nei terreni hanno prodotto quei semi.


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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.