La dipendenza europea dalle materie prime critiche cinesi è un problema di vulnerabilità strategica che riguarda la sicurezza energetica e l'autonomia politica.
La Commissione UE auspica una linea più dura verso la Cina
Il 30 maggio la Cina ha minacciato l’Unione Europea di non imporre nuove restrizioni commerciali, mentre a Bruxelles si discute di come proteggere al meglio le industrie europee dalla sovracapacità industriale di Pechino. La relazione commerciale e di investimento tra Europa e Cina “non è sostenibile“, aveva dichiarato il giorno prima la Commissione Europea, promettendo un’azione più dura del continente verso la Repubblica Popolare.
Il dibattito su questo argomento entrerà nel vivo nelle prossime settimane. I Commissari UE hanno avanzato diverse proposte in vista del vertice dei leader dell’Unione del 18 e 19 giugno. Tra le possibili misure, secondo Reuters, potrebbe esserci l’obbligo per le aziende europee di diversificare le catene di approvvigionamento o l’introduzione di nuovi meccanismi commerciali per limitare l’accesso della Cina al mercato dell’UE nei settori dei prodotti chimici, dei metalli e delle tecnologie per l’energia pulita.
Europa-Cina, dipendenza dell’UE dalla Cina è come una “malattia”
Kaja Kallas, Alto rappresentante della politica estera e della sicurezza dell’Unione Europea, ha detto che lo sfozo dell’UE di porre fine alla dipendenza del continente dalla Cina dovrebbe essere paragonato alla “cura di una malattia“. Per questo Kallas ha suggerito la “chemioterapia”, che potrebbe anche rivelarsi dolorosa.
Le dichiarazioni dei rappresentanti dell’UE mostrano un tono sempre più duro dell’Europa nei confronti della Cina. Anche Il Gruppo dei G7 affronterà la questione degli squilibri commerciali e della sovracapacità cinese in occasione del vertice di metà giugno.
“Se l’UE insistesse nell’introdurre unilateralmente nuovi strumenti commerciali e nell’imporre restrizioni discriminatorie, la Cina adotterà contromisure efficaci per salvaguardare i propri interessi“, ha fatto sapere Pechino con una nota.
La Presidente della Commissione UE da tempo era dell’idea di intraprendere azioni concrete per proteggere le imprese europee ma non aveva tutti dalla propria parte. Von der Leyen e il suo capo di gabinetto, Björn Seibert, ora stanno sostenendo un approccio molto più duro nei confronti di Pechino, sfruttando le difficoltà economiche per rafforzare la propria posizione nel dibattito, hanno riferito a POLITICO tre funzionari europei.
Il dominio cinese sulle terre rare e su altri metalli critici
La Cina ha il dominio sulle terre rare e su altri metalli critici per settori chiave come l’energia e l’industria automobilistica. Controlla infatti il 70% o più della raffinazione o dell’estrazione mondiale di metà delle 34 materie prime che l’UE considera critiche.
Nel 2025 la Cina ha ridotto le esportazioni di materie prime critiche verso quasi tutti i Paesi. La scelta è stata precisa: non interrompere completamente le forniture, spingendo così gli altri Stati alla diversificazione, ma aumentarle, sebbene a livelli inferiori e rigidamente controllati. I limiti alle esportazioni fungono, per Pechino, da strumento di deterrenza.
L’industria europea si trova però in una posizione più difficile rispetto ad altri Paesi e in particolare rispetto agli Stati Uniti, a causa di costi energetici maggiori e di norme più rigide. L’uso calibrato dell’arma delle materie prime critiche nel 2025 ha causato un aumento dei costi per l’Europa. Il Commissario per l’Industria, Stéphane Séjourné, quindi, ha sostenuto l’esigenza di rafforzare gli strumenti commerciali a disposizione dell’Unione, come dazi e quote alle importazioni, e che questi vengano utilizzati “in modo più sistematico” in tutti i settori.
Per provare a risolvere il problema della sovracapacità industriale cinese l’UE ha proposto la nuova strategia “Buy European“ e l’iniziativa RESourceEU finalizzata ad accelerare lo sviluppo di catene di approvvigionamento di minerali critici all’interno dell’Unione, oltre all’annuncio di partnership con Paesi ricchi di risorse minerarie.
La Germania rivede il proprio atteggiamento verso la Cina
Tra i Paesi europei sta cambiando l’atteggiamento verso la Cina. La Germania è stata a lungo abbastanza riluttante a intraprendere azioni che potessero provocare ritorsioni da parte di Pechino e che potessero danneggiare le catene di approvvigionamento tedesche. Tuttavia, le importazioni cinesi stanno erodendo la competitività dell’industria manifatturiera locale, un tempo dominante, e questi timori stanno contribuendo a indebolire la tradizionale resistenza di Berlino a una posizione più intransigente verso Pechino.
Europa-Cina, come smantellare l’arma geoeconomica delle materie prime critiche
In base a un’analisi dell’Istituto dell’Unione europea per gli studi sulla sicurezza (IUESS), attualmente, gli sforzi di diversificazione di Stati Uniti, Giappone e soprattutto dell’Europa non sono in grado di sostituire, nel prossimo decennio, né i volumi né la gamma della produzione di materie prime critiche e componenti correlati che detiene la Cina.
La dipendenza europea dalle materie prime critiche cinesi è un problema di vulnerabilità strategica che riguarda la sicurezza energetica e l’autonomia politica. Secondo il rapporto, senza un’accelerazione molto più decisa delle politiche di diversificazione e di deterrenza, la capacità della Cina di esercitare pressione economica sull’Europa continuerà ad aumentare nei prossimi anni. Il documento sostiene che l’obiettivo europeo dovrebbe essere quello di “smantellare” l’arma delle materie prime critiche della Cina, eliminando la dipendenza strategica da Pechino.
Tra le misure proposte per rafforzare la produzione alternativa ci sono:
- finanziare con risorse pubbliche nuovi impianti di estrazione e raffinazione in Europa e nei Paesi partner;
- introdurre forme di sostegno pubblico e garanzie di prezzo;
- creare una coalizione con Paesi come Australia, Corea del Sud, India, Brasile, Indonesia, Malesia e Repubblica Democratica del Congo.
Per proteggere la domanda, invece, l’UE dovrebbe:
- introdurre misure commerciali coordinate;
- favorire negli appalti pubblici componenti prodotte in Europa e nei Paesi partner;
- sostenere filiere alternative a quelle dominate dalla Cina.
Sul fronte della deterrenza, infine, gli obiettivi dell’UE dovrebbero essere:
- utilizzare maggiormente lo strumento anti-coercizione dell’UE (ACI);
- coordinarsi con Stati Uniti e Giappone per eventuali risposte economiche;
- usare come leva i controlli sulle esportazioni europee, in particolare nelle tecnologie avanzate per semiconduttori.













