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La Germania esorta l’UE ad allentare il divieto alle auto con motori termici dopo il 2035

Diverse case automobilistiche europee hanno investito molto nei motori elettrici e in fabbriche di batterie. E per tale ragione si opporrebbero fortemente a qualsiasi modifica.

La Germania vorrebbe modificare il bando alle auto a combustione interna deciso dall’Unione Europea. Il Cancelliere tedesco Merz ha inviato una lettera alla Presidente della Commissione Europea, von der Leyen. Nella missiva chiede di ripensare il bando sul divieto di vendita di tutte le auto non elettriche a partire dal 2035.

La lettera del Cancelliere tedesco all’UE

Merz vorrebbe eccezioni per i veicoli plug-in hybrid, battery hybrid e veicoli elettrici a raggio esteso. I secondi sono quelli che si ricaricano durante la guida, mentre i terzi sono dotati di un motore a combustione interna in grado di estenderne l’autonomia. “È molto più opportuno e pragmatico investire energie e denaro nello sviluppo di sistemi ibridi efficienti che combinino il meglio del mondo dei motori a combustione interna da un lato e la mobilità elettrica dall’altro”, ha spiegato il Cancelliere.

Il nostro obiettivo dovrebbe essere una regolamentazione delle emissioni di CO2 neutrale dal punto di vista tecnologico, flessibile e realistica, che soddisfi gli obiettivi di protezione del clima dell’UE senza compromettere l’innovazione e la creazione di valore industriale“, ha scritto Merz nella lettera, già visionata da Reuters.

Gli effetti del bando alle auto a combustione interna in Germania

Nel 2024 la Germania è stato il primo Paese dell’UE quanto a produzione di automobili e veicoli commerciali. La quota tedesca costituisce il 20% del totale europeo, in base ai dati della European Automobile Manufactures Association. L’industria da sola rappresenta il 5% del PIL tedesco e quasi un quarto (23,8%) delle esportazioni nazionali.

Il settore, però, è in crisi. Le vendite negli Stati Uniti e in Cina sono in calo e quest’ultima è diventata un forte concorrente nel mercato interno. Per questo motivo, i principali produttori tedeschi, Volkswagen, BMW e Mercedes-Benz, sono favorevoli a rivedere le norme sul bando alle auto a combustione interna. Tali aziende sostengono che la domanda europea per veicoli elettrici non sia sufficiente. Bruxelles, invece, è del parere che le richieste aumenteranno nei prossimo anni.

Inoltre, affermano i grandi produttori di auto, un allentamento dei vincoli o uno spostamento in avanti nel tempo del bando permetterebbe loro di investire i ricavi in tecnologie per le batterie, settore dove peraltro Pechino domina. A livello politico, inoltre, Merz si trova a dover governare una coalizione in cui il suo partito è più scettico riguardo le attuali norme climatiche europee rispetto ai socialisti, alleato principale di Governo. I socialisti, però, si sono allineati alle richieste del Cancelliere.

L’Unione Europea e lo stop alle auto a motore termico

La richiesta della Germania non è isolata, l’UE sta già pensando a modificare lo stop alle auto a motore termico dietro la spinta di diversi Paesi Membri, tra cui l’Italia. Ad oggi, un’eventuale eccezione per le auto ibride sembra l’opzione più probabile. Un’altra sarebbe garantire maggiore tolleranza in ambito di emissioni prodotte dalle auto in caso queste siano realizzate in acciaio europeo a minore impatto ambientale.

Il bando alle auto a combustione interna è uno dei programmi cardine del Green Deal europeo sul clima, ma è diventato anche uno dei più contestati a causa della competizione cinese e della percezione di una burocrazia troppo pervasiva.

Finora, però, la Commissione UE ha sempre dichiarato di essere fiduciosa riguardo l’aumento della domanda di veicoli elettrici e che non sarebbero state necessarie delle eccezioni. Inoltre, diverse case automobilistiche europee, come la svedese Volvo e la sua sussidiaria Polestar, hanno investito molto nei motori elettrici e in fabbriche di batterie. E per tale ragione si opporrebbero fortemente a qualsiasi modifica al bando UE alle auto termiche.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.