• Articolo Bedford Park, 19 aprile 2018
    • Una superspugna fatta di scarti per ripulire il mare dal petrolio

    • Si tenta di chiudere il cerchio. I rifiuti dell’industria petrolifera sono impiegati per realizzare un polimero capace di assorbire rapidamente le fuori uscite di greggio

    petrolio

     

    Un nuovo polimero low cost per ripulire il mare dalle fuoriuscite di petrolio

    (Rinnovabili.it) – Dai nanotubi di carbonio alle schiume di poliuretano modificate, fino all’aerogel di cellulosa: si allunga di giorno in giorno la lista di materiali innovativi studiati per contenere ed eliminare le perdite di petrolio in mare. L’ultima soluzione, in ordine di tempo, arriva da un gruppo internazionale di scienziati che ha realizzato una super-spugna capace di assorbire velocemente gli idrocarburi dispersi in acqua. Qual è la novità rispetto alle altre soluzioni create sino a oggi? Che il materiale è composto dai prodotti di scarto della stessa industria petrolifera. Una sorta di tentativo di chiudere il cerchio fra problema e soluzione, mettendo alla prova nuovi dispositivi che siano al tempo stesso ecologici ed economici.

    Le fuoriuscite di petrolio greggio e di idrocarburi rappresentano una minaccia continua per gli ambienti acquatici – spiega la squadra nell’articolo pubblicato sulla rivista Advanced Sustainable Systems. “Sono necessari assorbenti economici e sostenibili per mitigare i danni ecologici di questo inquinamento”.

     

    La nuova super spugna non è altro che un polimero creato a partire da elementi comuni come l’olio di cottura esausto, il sale da cucina e lo zolfo, sottoprodotto – fra le altre cose – degli impianti di raffinazione. I vari ingredienti vengono “cotti” assieme e quindi sminuzzati e lavati. Spiega il dott. Justin Chalker della Flinders University e nel gruppo di ricerca “Questa è un’applicazione completamente nuova ed ecocompatibile con polimeri fatti di zolfo. È in grado di utilizzare lo zolfo scartato dall’industria, aiutando a mitigare il problema delle fuoriuscite di petrolio negli ambienti acquatici”. Negli esperimenti condotti in laboratorio, quando il polimero è stato riversato su alcune chiazze d’olio galleggianti su dell’acqua, in un solo minuto ha assorbito gli inquinanti. A questo punto, spiegano gli scienziati, gli idrocarburi possono essere recuperati semplicemente comprimendo il materiale, che può quindi essere riutilizzato più volte. “Si tratta di una nuova classe di assorbenti economica, scalabile ed efficiente“, aggiunge Chalker. Il materiale si è dimostrato anche un ottimo sistema di filtrazione.

     

     

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