• Articolo , 24 febbraio 2017
    • Smart home: così l’internet delle cose è entrato nelle case italiane

    • Il mercato delle soluzioni IoT per la Smart Home nel nostro Paese vale 185 milioni di euro, in aumento del 23% dal 2015 al 2016. Ma è solo la punta dell’iceberg

    Smart home: così l’internet delle cose è entrato nelle case italiane

     

    (Rinnovabili.it) – “L’Internet delle Cose sta iniziando a entrare nelle case degli italiani, ma quello a cui stiamo assistendo è solo l’inizio di un percorso di crescita dal grande potenziale”. Angela Tumino, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things, non ha dubbi: il mercato delle soluzioni IoT, declinate nella versione “domestica”, ha messo radici in Italia, raggiungendo un valore, nel 2016, di ben 185 milioni di euro. Oggi un quarto dei consumatori italiani possiede almeno un oggetto intelligente e connesso nella propria abitazione e poco più della metà progetta di acquistarne uno in futuro. Ma rispetto alle reali potenzialità del settore, siamo ancora indietro.

     

    La causa? Come mostrano i dati dell’indagine realizzata dall’Osservatorio Internet of Things in collaborazione con Doxa su un campione rappresentativo degli utenti Internet dai 25 ai 70 anni, gli italiani non ritengono ancora sufficientemente pronta l’offerta Smart Home: chi non dispone già di oggetti connessi nella sua abitazione nel 50% dei casi è “in attesa di soluzioni tecnologicamente più mature” per acquistarli. E c’è scarsa fiducia sulla possibilità che i dati personali siano protetti da eventuali attacchi da parte di hacker: il 67% dei potenziali acquirenti è preoccupato per i rischi di accesso o controllo degli oggetti connessi da parte di malintenzionati.

    La sicurezza si conferma al primo posto anche tra le preferenze dei consumatori che hanno già acquistato prodotti (13%), seguita da climatizzazione (8%), riscaldamento (8%) e gestione degli elettrodomestici da remoto (6%).

     

    Sono diverse le tecnologie IoT a corto raggio per la Smart Home, a cui si aggiungono i protocolli LPWA (Low Power Wide Area), che aiutano a coprire esigenze specifiche. Almeno nel breve periodo non si intravede una convergenza verso un’unica soluzione, ma l’eterogeneità delle tecnologie di comunicazione non rappresenta necessariamente un ostacolo a un’esperienza omogenea e fluida per l’utente, che si può ottenere con diverse soluzioni.

    “La frammentazione delle soluzioni per la Smart Home, una delle principali barriere per gli utenti che vogliono acquistare dispositivi smart, è un fenomeno che appare in contrazione – spiega Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things –. Le aziende si alleano tra di loro, si consolidano alleanze e consorzi (come l’Open Connectivity Foundation che può contare sulla presenza di oltre 300 membri) e oggi è possibile integrare i servizi a livello cloud con un’interfaccia unica verso gli utenti – ad esempio lo smartphone o un assistente vocale per la casa – superando la necessità di una reale interoperabilità tra i dispositivi fisici”.

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