La Cina continua a guidare l'espansione globale delle energie pulite, ma la transizione nel Paese si trova ad affrontare un collo di bottiglia strutturale.

I grandi hub di energia rinnovabile della Cina si affidano a reti di trasmissione ancora fortemente dipendenti dal carbone
La Cina continua a guidare l’espansione globale delle energie pulite, ma la transizione nel Paese si trova ad affrontare un collo di bottiglia strutturale: l’inadeguatezza delle infrastrutture di trasmissione e la persistente dipendenza dalle fonti fossili. Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dall’organizzazione Global Energy Monitor (GEM), il Paese sta attualmente costruendo oltre 500 gigawatt (GW) di capacità eolica e solare su grande scala, un volume superiore a quello di tutto il resto del mondo messo insieme. Tuttavia, severe strozzature nella rete elettrica e l’integrazione continua con la produzione termica rischiano di prolungare la dipendenza della Cina dal carbone nel periodo coperto dal prossimo piano quinquennale.
Il report di GEM evidenzia che la Cina conta attualmente una pipeline di progetti futuri pari a 664 GW di solare utility-scale e 698 GW di eolico. Solo nel settore eolico, i cantieri attivi ammontano a 251 GW (più del doppio rispetto a tutti gli altri Paesi sommati), capaci, una volta operativi, di generare un volume annuale di elettricità pari all’intera produzione nazionale della Germania del 2025. La pipeline eolica cinese è cresciuta del 37% nell’ultimo anno, a fronte di una sostanziale stasi (-1%) nel resto del pianeta.
Gran parte di questo imponente sviluppo è concentrata nelle regioni settentrionali e nord-occidentali del Paese, nell’ambito della strategia statale delle “megabasi” energetiche nei deserti. Tale concentrazione geografica permetterà alla Cina di superare il target del 50% di capacità installata da fonti rinnovabili ben prima della scadenza del 2030.
I colli di bottiglia della trasmissione
Il problema centrale identificato nel rapporto riguarda la trasmissione dell’energia pulita prodotta nelle aree remote dell’Ovest verso i grandi centri urbani e industriali delle coste orientali. L’elettricità deve viaggiare attraverso linee ad altissima tensione in corrente continua (UHVDC), ma la rete infrastrutturale accumula pesanti ritardi.
Per trasportare i 315 GW di energia prodotta dalle megabasi entro il 2030 sarebbero necessarie ben 27 linee UHVDC, ma la pianificazione del 15° Piano Quinquennale (2026-2030) prevede l’aggiunta di sole 10 linee. Di conseguenza, l’energia eolica e solare finisce per rimanere bloccata nei luoghi di produzione, registrando tassi di curtailment compresi tra il 10% e il 17% per il solare in province come Qinghai, Xinjiang e Gansu, e tra il 4% e il 9% per l’eolico nei corridoi del Nord.
Cina, il carbone domina la composizione dell’energia effettivamente trasportata
La criticità della rete si riflette direttamente sulla composizione dell’energia effettivamente trasportata. Attualmente, lungo la rete UHVDC della Cina, l’energia eolica e solare rappresenta appena un quinto (circa il 20%) dell’elettricità trasmessa (un dato quasi invariato dal 2021), mentre la quota prevalente, pari al 42%, proviene ancora dalla combustione del carbone.
Inoltre, i piani di espansione infrastrutturale continuano ad accoppiare le fonti rinnovabili agli impianti fossili. Le 11 linee di trasmissione attualmente proposte e dedicate alle megabasi prevedono di combinare 129 GW di energia eolica e solare con 40 GW di capacità termica a carbone, facendo sì che il mix energetico previsto lungo questi elettrodotti rimanga suddiviso quasi equamente tra fonti pulite e fossili.
Il report di Global Energy Monitor sottolinea come la strategia di localizzare le rinnovabili senza slegarle dalle fonti fossili rischi di creare un ciclo di dipendenza permanente dal carbone (“coal lock-in”). Anche nei settori di nuova generazione, come l’idrogeno verde dove la Cina domina con oltre 10 GW di capacità operativa (quasi otto volte il resto del mondo), sussistono sovrapposizioni con distretti industriali ad alta intensità energetica.
Come dichiarato da Aiqun Yu, analista di ricerca e Senior East Asia Strategist presso Global Energy Monitor: “L’obiettivo delle megabasi è chiaro, ed è quello di accelerare la decarbonizzazione a livello nazionale. Ma il nuovo piano quinquennale ha ancora ampio margine per permettere al Paese di confermare la propria leadership climatica. In ultima analisi, il successo delle megabasi rinnovabili cinesi non sarà misurato dai gigawatt aggiunti, ma dal volume di carbone che riusciranno ad azzerare e sostituire concretamente“.












