Gli interventi finanziabili con la nuova flessibilità di bilancio saranno definiti nelle prossime settimane in coordinamento con l’Esecutivo comunitario.

“Nelle prossime settimane provvederemo a definire, in stretto raccordo con la Commissione europea, un paniere di misure finanziabili grazie alla flessibilità che abbiamo ottenuto”. Così la premier Giorgia Meloni nel suo discorso al Parlamento in vista del prossimo Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026.
L’appuntamento comunitario vede in agenda anche la questione energetica, come spiegato dal Presidente António Costa nella lettera di invito: “Affronteremo gli ultimi sviluppi in Medio Oriente, compreso il conflitto in Iran e le sue implicazioni più ampie, in particolare per i prezzi dell’energia”. E non potrebbe essere altrimenti, visto anche l’ultima grande novità che ha fatto capolino nel dibattito UE. Parliamo dell’estensione della clausola di salvaguardia nazionale anche alle spese energetiche.
Risultato di cui il Governo italiano è orgoglioso e che oggi esalta con ottimismo, nonostante i paletti imposti da Bruxelles: sì alla flessibilità di bilancio, ma solo entro i limiti già definiti per le spese di difesa e solo per finanziare interventi a favore della transizione energetica.
Una sorta di do ut des che, di fatto, ha seguito il tira e molla italiano proprio sulle spese per la difesa. “Senza sicurezza, l’energia finirebbe per costare sempre di più. Senza energia, non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi”, rimarca la presidente del Consiglio. “Abbiamo posto questa questione con chiarezza, scrivendo una lettera alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen con la quale chiedevamo di garantire maggiore flessibilità di bilancio agli Stati membri per affrontare la crisi energetica, utilizzando meccanismi finanziari simili a quelli previsti proprio per la difesa. Dopo un negoziato lungo e complesso abbiamo ricevuto la risposta che auspicavamo”.
Una possibilità da 14 miliardi di euro che deve tradursi ora in misure strutturali. Gli interventi finanziabili con la nuova flessibilità, spiega la premier, saranno definiti a breve, in coordinamento con l’Esecutivo comunitario. “E questo consentirà, tra l’altro, di alleggerire il bilancio nazionale e di avere più risorse per sostenere le famiglie e le imprese in questa difficile congiuntura”.
Meloni ci tiene però sottolineare di non aver cambiato posizione sul Green Deal europeo. E se da un lato esulta per aver “raggiunto il massimo storico di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili” (ma ripercorrendo la storia delle FER quasi ogni Esecutivo ha avuto il suo record), dall’altro torna a puntare il dito sul sistema di scambio di quote di emissione (ETS).
Si torna a parlare dunque di revisione urgente del benchmark ETS e del sistema stesso, su cui oggi crescono le aspettative e le pressioni italiane. “Dal focus sulla riduzione dell’impatto sui prezzi dell’energia, man mano stiamo passando alla possibile introduzione di nuovi meccanismi che potrebbero addirittura finire per bloccare il meccanismo, invece di semplificarlo, come era richiesto”, ha aggiunto la premier. “Lo dico qui, dopo averlo ribadito anche in occasione della videoconferenza sulla competitività di lunedì organizzata insieme al Cancelliere tedesco Friedrich Merz e al Primo Ministro belga Bart De Wever, perché chiedo un mandato chiaro a tenere il punto su questo tema. Anche da qui si testa il cambio di passo, politico e strategico, dell’Europa”.












