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UE: via i pellami dalla legge anti deforestazione dopo un’aggressiva campagna di lobbying

WWF: la decisione di escludere la pelle invia un segnale preoccupante: i prodotti a rischio per le foreste possono essere esclusi nonostante i chiari costi ambientali.

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Immagine generata da IA

Commissione Europea esclude le importazioni di pellami dal Regolamento UE anti-deforestazione

La Commissione Europea ha deciso di escludere le importazioni di pellami dal Regolamento UE anti-deforestazione. L’annuncio sarebbe il risultato di una campagna di lobbying condotta da alcuni gruppi industriali.

Per via di questa esenzione cuoio e pellami saranno rimossi dal Regolamento UE sulla deforestazione (EUDR), una legge fondamentale dell’UE che non ha precedenti a livello mondiale. A partire da dicembre la norma imporrà alle aziende che esportano nell’UE prodotti come soia, caffè, carne bovina e olio di palma l’obbligo di dimostrare che la propria merce non ha contribuito alla deforestazione.

Il Regolamento UE sulla deforestazione punta a garantire che le merci immesse sul mercato dell’UE non contribuiscano al degrado forestale. I principali fattori di deforestazione sono legati alla produzione di sette materie prime principali: carne bovina, legno, cacao, soia, olio di palma, caffè e gomma.

Quando entra in vigore il Regolamento EUDR contro la deforestazione

La Commissione UE ad ottobre 2025 aveva proposto alcune importanti semplificazioni alla norma, pur confermando il principio di base di tutela ambientale e di uso responsabile delle materie prime. In base, però, all’accordo raggiunto il 18 dicembre, alle aziende è stato riconosciuto un altro anno per adeguarsi. Infatti il testo rivisto, e adottato a dicembre, stabilisce che le norme si applicheranno dal 30 dicembre 2026 per le grandi e medie imprese e dal 30 giugno 2027 per le restanti micro e piccole imprese.

L’opposizione delle ONG

«Escludere arbitrariamente la pelle dall’EUDR porterebbe a una significativa incoerenza politica: la carne di una mucca allevata su terreni deforestati sarebbe vietata, mentre la pelle dello stesso animale potrebbe essere venduta liberamente nel mercato unico», ha scritto una coalizione di ONG in una lettera alla indirizzata alla Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. «Solo includendo tutti i prodotti bovini ad alto impatto l’UE può rispettare l’impegno di eliminare il proprio contributo alla deforestazione globale», hanno dichiarato diversi gruppi ambientalisti, tra cui Earthsight, Global Witness, ClientEarth e Human Rights Watch.

Lobbying e problemi di tracciabilità dei pellami

La FAO stima che il 90% della perdita globale di foreste sia causato dalla conversione in terreni agricoli da sfruttare per le coltivazioni o il pascolo. Nel corso di una riunione organizzata al Parlamento europeo all’inizio di aprile tra lobbisti, legislatori e rappresentanti governativi, Fabrizio Nuti, a capo del gruppo conciario Nuti Ivo, di proprietà di Louis Vuitton Moët Hennessy (LVMH), ha parlato delle criticità legate all’inclusione di cuoio e pellami nell’ambito nella norma UE. Il settore ritiene che i conciatori diano invece valore e nuova vita ai pellami

Nuti sarebbe stato un attore chiave nell’aggressiva campagna della lobby della pelle finalizzata a escludere prodotti come cuoio e pellami dall’ambito di applicazione del Regolamento UE sulla deforestazione. Lindagine della ONG Global Witness ha sondato la rete di allevamenti bovini che riforniscono due grandi aziende della carne: Minerva Foods e Frigorífico Concepción, che gestiscono macelli nella foresta del Gran Chaco, la seconda più grande del Sud America. LVMH ha negato di aver fatto direttamente lobbying per indebolire l’EUDR, ma i gruppi di pressione guidati da Nuti, UNIC e COTANCE, avrebbero incontrato esponenti influenti delle istituzioni UE a mesi alterni negli ultimi due anni.

Come è emerso dall’indagine della ONG, Nuti possiede una conceria separata in Paraguay, ad alto rischio di acquistare pelli da allevamenti responsabili di aver causato una perdita di 111.000 ettari di patrimonio forestale (1.110 km²) nella foresta del Gran Chaco, attraverso acquisti dai colossi della carne Minerva e Frigorífico Concepción. Sempre in base all’indagine, la conceria paraguaiana di Nuti esporterebbe prodotti in Italia che presenterebbero un alto rischio di provenire da terreni deforestati. Tali terreni inoltre rientrerebbero nel territorio del popolo indigeno Ayoreo Totobiegosode che vive nella regione del Chaco. Dunque, l’attività avrebbe arrecato un danno doppio: ambientale e sociale.

Il commento del WWF

«Siamo incoraggiati nel vedere l’EUDR passare finalmente dalle promesse alla pratica. Ma ora l’UE deve tenere il punto», ha dichiarato Anke Schulmeister-Oldenhove, responsabile Foreste presso l’Ufficio Politiche Europee del WWF. «Ciò di cui abbiamo bisogno ora è un’attuazione decisa, un’applicazione chiara e la volontà politica di mantenere gli impegni già presi. Solo così l’EUDR potrà garantire la reale protezione di cui le nostre foreste hanno urgentemente bisogno».

Tuttavia, il WWF avverte che le modifiche all’ambito dei prodotti rischiano di compromettere una delle leggi ambientali più importanti d’Europa prima ancora che venga attuata. In particolare, la decisione di escludere la pelle invia un segnale preoccupante: i prodotti a rischio per le foreste possono essere esclusi nonostante i chiari costi ambientali.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.