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Xi-Trump summit, Casa Bianca: Cina interessata a comprare più petrolio USA

La Casa Bianca ha affermato che il Presidente cinese avrebbe espresso interesse nell'acquistare più petrolio dagli Stati Uniti.

Xi Trump summit
President Donald Trump participates in a bilateral meeting with Chinese President Xi Jinping, The White House

Il summit tra Xi e Trump a Pechino: sul tavolo guerra all’Iran e e crisi nello Stretto di Hormuz

La Casa Bianca ha affermato che il Presidente cinese avrebbe espresso interesse nell’acquistare più petrolio dagli Stati Uniti per sopperire all’interruzione dei rifornimenti e ridurre la dipendenza della Cina dal Medio Oriente. L’ipotesi avanzata dai funzionari statunitensi arriva dopo la prima giornata del summit tra Xi e Trump di due giorni a Pechino, la prima visita di un Presidente statunitense in Cina in 9 anni.

La Repubblica Popolare è il maggiore importatore di greggio al mondo, ma le spedizioni dagli USA sono scese drasticamente a causa delle tensioni commerciali tra i due Paesi. I resoconti ufficiali dei media cinesi non menzionano l’energia tra gli argomenti discussi nel corso del vertice. Tuttavia, Xi e Trump hanno parlato sicuramente di guerra all’Iran e dello Stretto di Hormuz.

Bessent: “Alaska uno sbocco naturale per la Cina”

Dopo l‘annuncio della Casa Bianca, il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha riferito alla CNBC che nel corso del vertice si è discusso della possibilità che la Cina acquisti più energia dagli Stati Uniti. In tal senso, ha detto ancora Bessent, la RPC sarebbe da considerarsi uno sbocco quasi naturale per la produzione dell’Alaska. A questa ipotesi paventata dai funzionari USA non sono seguiti commenti da parte dei media di Stato cinesi e mancano anche dettagli concreti su un possibile accordo.

La Cina non importa petrolio dagli Stati Uniti dal mese di maggio 2025 per via dei dazi del 20% imposti durante la guerra commerciale tra le due superpotenze. Quindi, bisognerebbe rimuovere tali dazi prima di qualsiasi impegno su questo fronte. Anche nei momenti migliori delle relazioni bilaterali, tuttavia, gli Stati Uniti non sono mai stati una fonte principale di greggio per la Cina. Le importazioni di petrolio statunitense erano intorno ai 395.000 barili al giorno (bpd) nel 2020, arrivando a costituire il 4% delle importazioni totali della Cina. Nel 2024, prima del nuovo insediamento di Trump, il volume degli scambi era sceso a 193.000 bpd, per un valore complessivo di 6 miliardi di dollari.

Scott Bessent ha riferito anche che le due parti si sono confrontate sull’istituzione di un  “Board of Trade” e di un “Board of Investment”. Il consiglio commerciale indetificherebbe quasi 30 miliardi di dollari in prodotti cinesi non sensibili o di basso valore aggiunto che gli Stati Uniti non desiderano produrre, per i quali Washington potrebbe prevedere tariffe più basse. In cambio, la Cina potrebbe acquistare più carburante dagli Stati Uniti per diversificare le proprie fonti energetiche. Il consiglio per gli investimenti, invece, cercherebbe di identificare aree non sensibili da esplorare nei rispettivi mercati.

Iran e Taiwan, Xi ammonisce Trump

Per quanto riguarda l’Iran, USA e Cina concordano sul fatto che lo Stretto di Hormuz debba restare aperto. Xi si è opposto alla militarizzazione del canale e all’imposizione di pedaggi per il passaggio.

Tuttavia, è Taiwan ad aver avuto un ruolo di primo piano nel vertice tra il leader cinese e il Presidente statunitense. “La questione Taiwan è il tema più importante nelle relazioni Cina-USA“, ha detto Xi, come riferisce l’agenzia di stampa statale Xinhua. “Se gestita male, i due Paesi potrebbero trovarsi di fronte a uno scontro o addirittura a un conflitto, spingendo l’intera relazione sino-americana in una situazione estremamente pericolosa“. La Cina rivendica la propria sovranità su Taiwan e più volte ha chiarito di volerne riprendere il controllo, anche con la forza se necessario e se Taipei dovesse resistere a tempo indeterminato.

Xi vuole mano libera su Taiwan. Si fa sempre più solida l’idea che il Presidente cinese possa aver ottenuto da Trump rassicurazioni in tal senso, in cambio di aiuto in altre aree, come la diponibilità di Pechino a esercitare pressioni sull’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz, unita magari alla promessa di un maggiore acquisto di petrolio dagli Stati Uniti. In particolare, avanza il timore che Trump possa ridurre le vendite di armi USA a Taipei o addirittura cambiare la postura di Washington nei confronti dell’isola. Gli Stati Uniti potrebbero passare da una posizione di non sostegno all’indipendenza di Taiwan a una di ferma opposizione, accontentando le aspirazioni cinesi e affossando quelle democratiche di Taipei.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.